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1899: ecco cinque teorie sulla serie targata Netflix

Il finale di 1899 ci ha lasciato con moltissime domande e pieni di curiosità. Il marchio di garanzia dei creatori, però, non lascia dubbi: come in Dark tutti i quesiti irrisolti troveranno risposta nelle stagioni successive. In attesa della prossima stagione di 1899, ecco cinque teorie sulle domande che ci ha lasciato il finale della serie.

1899: 1. Ci sono narratori affidabili?

1899: ecco cinque teorie sulla serie targata Netflix

Negli episodi finali di 1899 si scopre che i personaggi sono intrappolati in una simulazione. Le domande che sorgono sono molteplici: chi l’ha progettata? Perché i personaggi sono coinvolti? Chi la controlla? Viene anche introdotta la figura misteriosa del “Creatore”, che, nell’ultimo episodio si scoprirà essere proprio la protagonista Maura. 1899, però, è basata sull’alterazione del concetto di realtà e sul fatto che la verità non sia certa e definita. Gli stimoli che arrivano al nostro cervello possono illuderci e farci percepire come reale qualcosa che non lo è.

E quindi, possiamo fidarci dei personaggi che hanno rivelato a Maura la presunta verità? Sia Henry, il padre di Maura, che il marito Daniel sembrano raccontare una realtà parziale, sicuramente soggettiva e volta alle proprie ambizioni. La donna, dal canto suo, non ha memoria di ciò che le è successo: finché non sarà pienamente cosciente, quindi, nulla si può dare per scontato. 

2. Chi è veramente il fratello di Maura?

Ciaran, fratello di Maura, è il motivo per cui la donna si trova a bordo del Kerberos. L’uomo, misteriosamente scomparso quattro mesi prima delle vicende, aveva inviato una lettera alla sorella per raggiungerlo a New York. Maura è convinta che Ciaran sia a bordo del Prometheus e che le debba rivelare ciò che il padre ha fatto con la flotta acquistata. Si scoprirà, però, che Ciaran non è mai stato a bordo del Prometheus (anzi, a bordo c’era la stessa Maura intrappolata nel loop) e che ha preso il controllo della simulazione. Il mistero rimane irrisolto, ma sembra che l’uomo abbia un qualche tipo di controllo sulla simulazione: nel finale, infatti, comunicherà alla sorella il benvenuto sulla navicella che (in teoria) ospita i personaggi. 

3. Come sono coinvolti gli altri personaggi?

Nel finale Maura scopre di essere in realtà nel 2099, a bordo di una navicella spaziale chiamata Prometheus. Si trova in una cabina, attaccata ad un macchinario che le sta facendo vivere la simulazione del Kerberos nel 1899. Tuttavia, Maura non è la sola: con lei ci sono altri dei suoi compagni di viaggio. Stando alle parole di Henry Singleton, i personaggi hanno ripetuto più e più volte lo stesso errore e sono bloccati nella simulazione da molto tempo. Risulta quindi evidente che ci sia qualcosa che li colleghi, probabilmente il dolore per una perdita, viste le backstories di alcuni di loro. Le loro storie, però, sono reali? O presentano un qualche tipo di alterazione sia temporale che narrativa? I personaggi sono dei criminali che hanno commesso reati e che stanno cercando di espiare le proprie colpe? O forse di scappare e di vivere una nuova vita lontana dalla Terra?

I personaggi secondari, invece, chi sono? Sono solamente dei codici programmati o sono altre persone che stanno vivendo la simulazione?

4. Daniel ed Elliot sono vivi?

Il misterioso bambino trovato a bordo del Prometheus è Elliot, figlio di Maura e Daniel. Verrà rivelato che Maura ha progettato la simulazione per non perdere il ricordo del figlio malato terminale. Daniel ed Elliot nella simulazione stanno collaborando per fare uscire la donna dal loop infinito. I due sono ancora vivi o in qualche modo sono parte della simulazione stessa? Quando Maura si sveglia sul Prometheus, infatti, non trova né Elliot né Daniel, nonostante quest’ultimo le abbia garantito la sua presenza al risveglio dalla simulazione. Sul Prometheus del 2099, però, c’è un posto vuoto: che sia forse quello di Daniel che nel frattempo si è risvegliato? O forse quella del 2099 è un’ulteriore simulazione da cui la donna deve uscire?

5. Perché il 1899?

Il parallelismo tra il viaggio compiuto nel 1899 e quello a bordo della navicella spaziale nel 2099 è evidente. In entrambe le situazioni si sta cercando di fuggire, di cercare di costruire una vita migliore lontana dal dolore e dalla (probabile) devastazione del pianeta. I viaggi transatlantici sono stati l’ultimo momento di esplorazione collettiva, di mistero e di incertezza nei confronti di qualcosa di nuovo. Entrambi i viaggi si svolgono in dimensioni vaste e indefinite, quelle dell’oceano e dello spazio. Il paragone non sarebbe stato così calzante con un viaggio in treno o in aereo.

Sicuramente, entrambe le date hanno un particolare significato e richiamano a qualcosa che non è ancora chiaro. Sembrano segnare, in ambo i casi, la fine di un’epoca e l’inizio di periodi di cambiamenti storici. Che ci sia, forse, anche un’ulteriore simulazione nel 1999? O forse la realtà stessa dei personaggi è ambientata nel 1999 e le due simulazioni sono proiezioni del passato e del futuro?

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Carola Crippa

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