Nel 2015, Carmen Consoli ha pubblicato L’abitudine di tornare, il suo ottavo album in studio. Tra le dieci tracce che lo compongono ve n’è una, intitolata La signora del quinto piano che, purtroppo, appare incredibilmente calzante per giorni come oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data simbolica che, nonostante preferiremmo non fosse necessaria, è importantissima per accrescere la sensibilità intorno a questa piaga sociale.
Il testo del brano di Carmen Consoli
La signora del quinto piano ha un pitone in salotto, un guardiano fidato
Il suo ex è ogni sera davanti al portone con un martello in mano
Non v’è ragione alcuna di aver paura, di aver paura
Questa è una conclusione dei funzionari della questura
La signora del quinto piano approfitta del caos metropolitano
Esce sempre al mattino e col passo spedito si reca a lavoro
Signorina ha per caso visto mio marito?
Di che che colore era il suo vestito?
Quante lettere aveva in tasca?
Uno, due, tre, bum
La signora del quinto piano aveva un pitone antistupro ammaestrato
Un bel giorno il bestione fuggì dal suo covo blindato e arrivò al pian terreno
Non ebbe neanche il tempo di battere denti per la paura
Pepito, il chihuahua iperteso poco amichevole della portiera
Dopo tre settimane dalla venuta cattura del rettile in fuga
Si evidenziò la scomparsa misteriosa della padrona
Signorina mica ha visto un uomo col martello?
Di che colore era il suo vestito?
Quante lettere aveva in tasca?
Signorina mica ha visto un uomo col martello?
Di che colore era il suo vestito?
Quanto tempo è stata in zona?
Le ha rivolto mai la parola?
La signora del quinto piano fu ritrovata murata nel bagno
Quella lettera di un anno prima la prova schiacciante lasciata in questura
Lei scriveva con precisione il rituale di sepoltura
Ma non vi era alcuna ragione di avere paura, di avere paura
Signorina mica ha visto un uomo col martello?
Di che colore era il suo vestito?
Quante lettere aveva in tasca?
Signorina mica ha visto un uomo col martello?
Di che colore era il suo vestito?
Quante lettere aveva in tasca?
L’uomo col martello è stato avvistato in un bar del centro di Buenos Aires
Il pitone pochi mesi dopo la sua cattura è tornato a vivere nel suo habitat naturale, in Thailandia
La portinaia ha deciso di adottare Tino, il mastino, un cane affettuoso e amorevole
Al quinto piano vive Matilde, una donna scorbutica, allergica ai gatti e ai parenti
Ah dimenticavo, i funzionari della questura continuano a dire che non c’è alcuna ragione di avere paura
Di avere paura, di avere paura, di avere paura
Chi è “la signora del quinto piano”
Come si evince dal testo del brano, “la signora del quinto piano” è una donna perseguitata dall’ex compagno che, probabilmente non volendo accettare la fine della loro relazione, la stalkera e terrorizza quotidianamente, armato di martello. Una vicenda, quella descritta dalla Cantantessa, che ricorda innumerevoli casi di cronaca nera che ogni giorno ascoltiamo alla radio i in TV o leggiamo tra le pagine di un giornale. Storie che, sfortunatamente, donne di ogni età ed estrazione sociale si ritrovano a vivere e ad affrontare, il più delle volte senza un adeguato supporto da parte della società e dello Stato.
La signora prova ad evitare il suo aguzzino come può, uscendo presto al mattino, ammaestrando un pitone che la protegga e facendo quello che la maggioranza delle vittime fa: rivolgendosi alle istituzioni. Istituzioni che, nella forma dei funzionari della questura, almeno nella canzone, minimizzano i suoi racconti, non ascoltano le sue richieste d’aiuto, non comprendono la pericolosità della situazione, o fingono di non capirla.
25 novembre: storia di una, nessuna e centomila
E così, la signora del quinto piano si ritrova da sola, inerme, in attesa dell’inevitabile. Et voilà, il femminicidio è servito, ancora una volta senza che chi di dovere sia intervenuto. Viene ritrovata nel suo appartamento, murata nel bagno, uccisa da chi un tempo diceva di amarla e che ora, dopo averla ammazzata, si è dato alla fuga.
La sua casa verrà occupata da una nuova inquilina, e di lei non resterà nulla, se non quelle lettere depositate in questura, testimonianza di una violenza evitabile, ma non evitata. E anche quelle, in un futuro non troppo lontano, verranno cestinate da quelle stesse persone che non hanno saputo aiutarla o quantomeno darle una speranza.
La signora del quinto piano è Elisa Polcino, è Pamela Genini, è Giulia Cecchettin, è Nunzia Cappitelli, è Luciana Ronchi, è Giulia Tramontano, è Sara Campanella, è Ilaria Sula. È tante altre donne, colpite a morte da uomini che non vogliono accettare un “no”, figli di un sistema patriarcale che li nutre e, talvolta, tutela più delle loro stesse vittime. Assecondati da autorità che si prodigano a intitolare strade, piazze e statue a chi ha perso la vita per un (non) amore, e a verniciare di rosso delle panchine ma che, di fronte a concrete situazioni di rischio, non riescono a proteggere le loro figlie, le loro madri, le loro sorelle e tutte le signore del quinto piano che chiedono aiuto.
Federica Checchia





