Achille Lauro, ormai cantautore di spicco del panorama musicale italiano, ha una carriera di oltre dieci anni alle spalle con numerosi successi che sin dagli esordi mostrano il talento e il carisma di un artista che ha saputo farsi strada con intelligenza ed estro, rivoluzionando il concetto di cantante e il modo di fare show.  

L’ultimo anno e mezzo, per l’artista, è stato un vortice di impegni lavorativi e successi che lo hanno consacrato a Re indiscusso della musica, con numerosi concerti nei Palasport e negli Stadi che hanno contato il tutto esaurito, album e singoli certificati triplo platino e un Sanremo (2025) che ha saputo rendergli giustizia nel modo corretto, facendo emergere la sua creatività e sensibilità.

La sua carriera e i suoi successi, però, non si limitano soltanto all’ultimo periodo, ma il suo intero percorso è segnato da grandi canzoni e azioni, come la beneficenza, in cui viene fuori il suo talento e la sua umanità. Come afferma lui stesso, infatti, non bisogna mai dimenticarsi da dove si è partiti, ma anche, e soprattutto, degli ultimi, di chi non ha gli strumenti per poter uscire da situazioni difficili e ha bisogno di qualcuno che gli tenda una mano. 

Achille Lauro, dal Quarto Blocco ai primi lavori in studio 

Il percorso artistico di Achille Lauro affonda le radici nella sua infanzia. Già da bambino si accosta al mondo della scrittura, rimanendo sveglio intere notti a buttare giù testi e pensieri che lo aiutassero a raccontare il suo mondo interiore. Più avanti, quando va a vivere con suo fratello Federico De Marinis, inizia a conoscere dall’interno il mondo musicale romano, grazie alla vicinanza con Quarto Blocco, composto, oltre che dal fratello, anche da nomi del calibro di Daniele Frenetik e Orange3 e a collaborazioni strette con Coez

Poiché per l’artista romano da sempre la musica rappresenta una delle massime forme d’espressione, nonché il mezzo ideale per unire le persone grazie a brani che toccano profondamente l’animo umano, inizia, in tal modo, a farsi strada dentro di lui l’idea di trasformarla in un lavoro. Grazie, quindi, all’aiuto del Quarto Blocco e di Boss Doms, suo fedele collaboratore e amico, inizia le prime sessioni in studio, dando vita ai mixtape Barabba e Harvard, nel 2012.

I generi principali che fanno da filo conduttore ad entrambe le produzioni sono l’hip hop underground e la trap e al loro interno si possono trovare brani quali “Tra Gloria e Paura” feat. Tibber Squad“Perché L’ho Voluto”“Motorini” feat. Simon P“Purgatorio” e “Marziani”. Ognuna delle tracce contenute all’interno dei due mixtape è un esempio lampante della vita di strada, dura e cruda, che mette alla prova la vita dei ragazzi e di chi, inevitabilmente, ne fa parte.

Ciò che viene portato alla luce è una realtà quasi da gangster, fatta di piccola o grande criminalità, ma anche di solitudine e frustrazione per una situazione che molto spesso non si è voluta, ma che si è costretti a vivere. Entrambi i lavori sono il manifesto della crudezza e dell’oscurità che accompagnano questa vita e che spesso, però, cammina a braccetto con una irrefrenabile ricerca della propria identità, che non sempre coincide con ciò che ci circonda. 

“Motorini” feat. Simon P e “Perché l’ho voluto”, brani a confronto

Entrambi emblema della dura realtà di periferia, “Motorini”, in collaborazione con Simon P, può essere definita una storia autobiografica in cui viene raccontata la crudeltà di una realtà oltre i limiti della legalità, in cui i ragazzi vivono in prima persona la microcriminalità, fatta anche di furti e spaccio. La frase “Ho avuto 30 motorini, neanche uno mio” rappresenta perfettamente il contesto di quegli ambienti ed è diventata il simbolo per eccellenza di situazioni estremamente pericolose e disagianti che vedono protagonisti vari ragazzi, i quali spesso non vedono alternative a questa vita. 

È anche presente, però, il grande desiderio di riscatto, caratterizzato da una grandissima voglia di farcela per abbandonare le strade, spesso corrotte, della periferia. Anche la canzone “Perché l’ho voluto”, è emblematica di una realtà ai margini della società, in cui il denaro esercita un grande fascino, seminando un forte desiderio che va in contrapposizione con la necessità di libertà, tanto desiderata e agognata. Tutto questo porta con sé anche un’inevitabile angoscia per le scelte fatte. 

Il primo album e la collaborazione con Roccia Music

In breve tempo Achille Lauro inizia a farsi conoscere anche da nomi come Marracash e Shablo, e nel 2014, solo un paio d’anni dopo Barabba e Harvard, firma un contratto con la Roccia Music, con cui pubblica il suo primo album, “Achille Idol – Immortale”, seguito dall’EP “Dio C’è”.  In “Achille Idol – Immortale” l’artista si concentra sulla durezza della vita di strada in contrapposizione con la ricerca di una spiritualità che aiuti a trovare la propria via e natura più intima, alle quali aggrapparsi in modo vero e permanente.

È un continuo susseguirsi di scene che raccontano la crudeltà delle periferie in contrasto con la speranza e la voglia di riscatto che si crea dentro alcuni ragazzi di strada, i quali vorrebbero trovare un’alternativa allo squallore che li circonda. Lo stile è un alternarsi di sound più crudi a suoni e rime più intime e profonde, in cui già si può osservare la doppia anima del cantautore. 

In “Dio C’è”, invece, si fa un excursus del suo passato difficile e di come la vita di quartiere lo abbia profondamente segnato. È un susseguirsi di riferimenti allo spaccio, ai furti, alla frustrazione per l’ambiente circostante, alla solitudine ma anche al desiderio di rivalsa e ai sogni da voler trasformare in realtà. Inoltre, la fede è un elemento fondante del suo spirito, che traspare in molti brani e che in qualche modo lo ha aiutato a non smettere mai di provare ad inseguire quel sogno che oggi, finalmente, è diventato realtà. 

Infine, il percorso artistico di Achille Lauro non è stato lineare, ma di sicuro di grande impatto. Emerge, in tal senso, una figura poliedrica, camaleontica e con una vena artistica capace di farlo spaziare dai generi e dalle tematiche più disparate tra loro senza perdere mai la propria autenticità e gentilezza, che lo rendono un artista dalle grandi capacità. Non ci resta, quindi, che vedere cosa ci riserverà in futuro, con la consapevolezza che creerà un lavoro all’altezza della sua arte.

Articolo di Ambra Gabriella Samonà