Da sempre musica e cinema lavorano a stretto contatto tra loro, sfornando capolavori unici anche grazie a colonne sonore indimenticabili che hanno reso perfettamente riconoscibile la pellicola in questione. Anche quando si parla di film horror, troviamo numerosi brani che fanno venire la pelle d’oca, grazie a note che riescono a esaltare egregiamente l’idea di terrore.
Da “Profondo Rosso” a “Shining”, passando per “It”, “Saw” e “Suspiria”, il brividino è assicurato attraverso canzoni che inquietano chiunque guardi il film. Segno, questo, di come le musiche, se ben realizzate, abbiano un ruolo fondamentale nel coinvolgimento dello spettatore.
Cinque colonne sonore horror che fanno venire i brividi
Primo grande capolavoro musicale, che rende immediatamente riconoscibile il film, è la colonna sonora di “Profondo Rosso”, di Dario Argento. Affidate a Giorgio Gaslini, dopo il rifiuto dei Pink Floyd, e successivamente ai Goblin, le musiche risultano rivoluzionarie, facendo da pilastro alla narrazione per tutta la durata della pellicola. Con le loro sonorità appartenenti al rock progressivo, i momenti musicali creano perfettamente l’aspetto di tensione quasi ossessiva, che riesce a far sentire lo spettatore appeso ad un filo, pronto a rompersi da un momento all’altro.
Inoltre, grazie all’utilizzo del Moog, la sensazione di paura viene amplificata creando forti scariche di adrenalina nel pubblico. Proprio all’inizio della musica che introduce la pellicola, vengono inserite note che richiamano una ninna nanna, volte a confondere chi guarda, il quale, successivamente, si trova spiazzato sia da ciò che vede, sia dal resto dei brani. Per volontà del regista, le colonne sonore si ispirano a “Tubular Bells” di Mike Oldfield.
“Shining” e “L’esorcista”, capolavori cinematografici e sonori senza tempo
Per quanto riguarda “L’esorcista”, di William Friedkin, e “Shining”, di Stanley Kubrick, ogni canzone rappresenta in modo perfetto il terrore, l’ambiguità e la suspense di entrambi i capolavori cinematografici. Nel primo, parte della musica è tratta da “Tubular Bells” di Mike Oldfield; il resto delle opere sono invece di Jack Nitzsche e Krzysztof Penderecki. Una scelta azzardata, che contribuisce però a creare il giusto connubio tra brani d’avanguardia e contemporanei. Il significato principale che accompagna tutte le composizioni è la perdita del senno e della purezza, oltre alla rottura profonda creata dal male, che si impossessa di una bambina indifesa, distruggendola del tutto.
In “Shining”, invece, l’unione delle musiche di Wendy Carlos con opere orchestrali di autori contemporanei ha creato in modo ineccepibile la sensazione di claustrofobia, trasmettendo anche al pubblico la necessità di fuga da un luogo che sembra togliere il fiato. Il brano di apertura, arrangiamento elettronico di Dies Irae, è un preciso segno premonitore, che indica la possibile morte di uno o più personaggi, mentre le altre musiche danno tensione per porre l’attenzione sul clima generale di follia fuori dal controllo.
“Hereditary – Le radici del male”
Per chi cerca un clima di ansiosa attesa e crescente tensione che perdura per l’intero film, o quasi, le musiche di “Hereditary – Le radici del male” sono perfette. Create da Colin Stetson per enfatizzare il lutto e la perdita, ogni suono è stato inteso per portare ulteriormente alla luce la lenta ma inesorabile discesa verso la follia della famiglia Grahm, incapace di comunicare e rielaborare i drammi della vita.
Grazie all’uso della respirazione circolare e all’utilizzo dei microfoni nei diversi punti della stanza, sul corpo e sul sassofono, si sono esaltati anche i più piccoli suoni come il respiro o lo scricchiolio di un oggetto, che in situazioni del genere enfatizzano ulteriormente il clima delle scene. Proprio la trasformazione dei rumori in toni meccanici aiuta ad enfatizzare la distorsione e la disgregazione della mente dei personaggi, incapaci di affrontare anche il dolore.
Colonne sonore da brividi: lo vuoi un palloncino?
La colonna sonora di “It” (2017) è composta da ben trentotto tracce. Realizzate da Benjamin Wallfisch, in sinergia con il regista Andy Muschietti, le musiche rappresentano l’unione perfetta tra strumenti come il violino a elementi più inusuali, per fare in modo che i brani non facciano solo da cornice, ma che siano veri e propri protagonisti per tutta la pellicola. L’intento è, naturalmente, esaltare l’amicizia e la nostalgia, ma anche l’orrore e la suspense, che accompagnano tutta la pellicola cinematografica, regalando allo spettatore un senso di tensione quasi costante.
Ciò che salta subito all’occhio, è come ogni brano dei diversi film sia in grado di creare atmosfere particolari che rendono il lavoro ancora più iconico. Le colonne sonore, se adatte al film, entrano nell’immaginario collettivo in modo unico e rimandando a scene precise che rimangono incise nel profondo, a prescindere dallo scorrere del tempo, simbolo di come la musica sia capace di lasciare inevitabilmente il segno nelle persone.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





