Il 29 maggio di trentacinque anni fa, il calcio viveva una delle pagine più tristi della sua storia. Nel fatiscente stadio “Heysel” di Bruxelles, andava in scena la finale di Coppa dei Campioni (adesso Champions league) tra Juventus e Liverpool. I disordini nel pre-partita, provocati dagli “hooligans” inglesi, causarono ben 39 morti ( 32 italiani) e oltre 600 feriti. La partita si disputò ugualmente e la spuntò la Vecchia Signora con un gol di Platini: era la prima Coppa dei Campioni nella storia bianconera.

L’occasione si trasforma in tragedia

Era il 29 Maggio del 1985 e la Juventus era attesa dall‘occasione della vita. Una di quelle opportunità da non lasciarsi sfuggire. Dopo la finale persa nel 1973 e quella di due anni prima (nel 1983) contro l’Amburgo, i bianconeri non possono più fallire. La Juventus è una squadra stellare, allenata da Giovani Trapattoni e attende l’occasione per salire sul tetto d’Europa. La Vecchia Signora, tuttavia, non ha un ostacolo facile di fronte a sè: il fortissimo Liverpool di Ian Rush, che l’anno prima si è laureato campione d’Europa, battendo la Roma in finale.

I Reds, quel giorno all’Heysel, hanno inoltre un pericoloso alleato al loro fianco: i violenti “hooligans”. Le due tifoserie, proprio per questo, vengono separate e collocate nei due settori opposti dello stadio. Tuttavia, i calcoli e l’organizzazione si rivelano fallimentari: ad accompagnare i bianconeri al grande appuntamento, ci sono tantissimi altri tifosi, collocati nella parte dello stadio considerata “neutrale”: il settore Z. Quest’ultimo, è separato soltanto da una rete metallica dal settore degli “hooligans”, già largamente ubriachi. I tifosi inglesi, notando quelli italiani, iniziano così a caricarli , creando, in breve, un’ondata di panico.

Heysel: i tristi avvenimenti

I vari juventini, tuttavia, non sono organizzati in gruppi e non hanno la minima intenzione di reagire. Alcuni provano a trovare una via di fuga, gettandosi in campo, venendo manganellati dalla polizia belga. Molti altri, invece, si ammucchiano presso il muro dello stadio e in poco tempo la situazione degenera. Il muretto crolla per l’eccessivo sovraccarico, molte persone cadono, venendo calpestate e si consuma la tragedia. Tardivamente, iniziano ad arrivare i primi soccorsi e la situazione lentamente si ricompone. L’Uefa, che a causa degli avvenimenti aveva posticipato l’inizio dell’evento, decide comunque di disputare la partita.

Non si ha ancora la percezione reale degli eventi accaduti e solo poche emittenti decidono di non trasmettere l’evento. Su “Raidue”, la trasmissione è oscurata, con Bruno Pizzul a commentare, colpito, gli avvenimenti. La drammaticità si respira nell’aria, ma l’evento viene comunque disputato. Platini segna il gol della vittoria e i calciatori bianconeri esultano insieme al gruppo dei tifosi, che era stato regolarmente diviso. Soltanto nei giorni successivi e alcuni anni dopo, i calciatori rivelarono le loro effettive emozioni. Tardelli si scusò pubblicamente per le esultanze, mentre Boniek disse che non avrebbe voluto giocare la partita. La Juventus, dunque, poteva festeggiare, nel più triste degli eventi, il primo successo in “Coppa Campioni”.

Il calcio cambiava per sempre

Da quella pagina nera , la storia del calcio cambiò definitivamente. Le squadre inglesi furono escluse dalle coppe europee e l’organizzazione negli stadi cambiò totalmente. I controlli all’ingresso furono inaspriti, la vendita dei biglietti fu maggiormente controllata, le bevande alcoliche vennero vietate, mentre alcune famiglie iniziarono a rinunciare allo stadio. Con la Convenzione europea sulla violenza e i disordini durante le manifestazioni sportive, ratificata da 42 paesi, lo stadio assumeva una nuova dimensione. Purtroppo, la lezione non è stata ancora completamente imparata e i feriti e i morti allo stadio hanno, poi, continuato ad esserci.

Quest’oggi, la Juventus ha voluto ricordare così il triste evento ” Heysel è una parola che non potremmo mai dimenticare, questa parola continua ad evocare in noi lo stesso immutato dolore“. Alcuni tifosi, purtroppo, a causa degli avvenimenti, iniziarono a disaffezionarsi all’universo del pallone, decidendo di abbandonarlo per sempre. Queste sono soltanto alcune testimonianze estreme, che abbiamo raccolto, che ci dimostrano la tragicità dell’accaduto. Con la speranza di non abbandonare mai il mondo del calcio per questi motivi, possiamo utilizzare, intanto, l’unico strumento che abbiamo: il ricordo.