Era il 1914 quando per la prima volta una partita di calcio improvvisata sembrò risollevare le ferite della Prima Guerra Mondiale. E oggi, con un parallelismo distante ma romantico, ancora una volta lo sport e il calcio tentano di ridare speranza in un clima immobile e drammatico come quello della pandemia da Covid.
La pandemia di questo 2020 è una situazione ben differente, eppure come durante la grande guerra lo sport viene coinvolto nei grandi cambiamenti che seguono la tragedia. L’esempio storico di riferimento risale al Natale 1914, quando nella regione belga delle Fiandre i soldati tedeschi, britannici e francesi cessarono il fuoco in maniera spontaneamente per uscire dalle trincee e fraternizzare. Il calcio in questa memore “Tregua di Natale” fu un simbolo di solidarietà e fratellanza. Uno spiraglio di luce per non pensare alle ferite di guerra.
Il calcio: nuovi modi per sentirsi partecipi
Oggi per non pensare alle ferite della pandemia ancora in corso, lo sport sembra non fermarsi. Se durante il primo Lockdown le partite di calcio sono state bloccate inevitabilmente dalla prima ondata, da settembre invece la serie A ha ripreso. Un messaggio di fiducia che tenta di farci immaginare un mondo che riprende la sua normalità. Anche se ora non è così e il decorso avrà il suo tempo.
È ripartita la Champions League e sono in corso gli Europei. E anche se non si può ascoltare il tifo degli ultras Juve ad esempio, o il coro alto delle altre squadre, vedere già il pallone rotolare sul prato è il segno della vita che sta continuando.
Lo dimostra anche la voglia di ritornare sui migliori siti scommesse per puntare sulla propria squadra del cuore. Forse questo come unico modo di sentirsi partecipi di una partita a cui non si può più assistere dal vivo. Se gli spalti restano chiusi, giocare diventa uno strumento ancora più sentito per vivere il calcio adesso.
Calciatori e presidenti: messaggi di solidarietà
Sono stati molti i calciatori a esprimere il loro messaggio di fiducia verso la situazione attuale, confidando nello sport come strumento di vicinanza. Un messaggio di solidarietà che ha espresso benissimo, ad esempio, Luis Alberto – centrocampista della Lazio – sul suo profilo Instagram:
“Vogliamo essere d’aiuto per la riapertura del Paese e far emozionare di nuovo i nostri tifosi, per far tornare quella la passione e quella gioia che hanno dentro. Ecco a cosa serve il calcio: ad unirci. Siamo pronti per tornare».
Eppure, la possibilità di ricominciare per lo sport e il calcio non elimina tutte le difficoltà che anche questo settore sta affrontando a causa della pandemia da coronavirus. Come ha riportato anche il presidente della Juventus nel report annuale dell’Eca (associazione dei club europei): “Il 2019/20 è stato l’anno più impegnativo per tutti noi, sia dentro che fuori dal campo.”
Vivere il calcio senza tifosi non è soltanto una mancanza, ma è un vuoto nella forma stessa dello sport. La condivisione e l’entusiasmo delle partite è un’esperienza che non si può sostituire eppure la possibilità stessa di poter giocare rappresenta già un barlume di speranza. Lo sport e il calcio tornano a essere un atto di libertà e di fiducia, un messaggio di positività di cui tutti hanno bisogno.





