Leggende metropolitane, nate nella notte dei tempi. Poche vedranno svelato il mistero, molte rimarranno inspiegabili, inafferrabili, ingabbiate nel loro fascino. Anche il mondo della musica ne è pieno. Una volta Paul McCartney, è stato dichiarato morto: tutto riassunto in un PID (Paul Is Dead), la teoria del complotto più discussa di sempre.

Paul McCartney, tutto in un PID

Paul McCartney, tutto in un PID

La cultura pop, il mito immortale di un personaggio, hanno generato da sempre fantasticherie, diavolerie, unite, forse, a brandelli di verità nascoste. Si dice che Robert Johnson vende la sua anima al diavolo in cambio di saper suonare la chitarra; o la fatale coincidenza intorno al numero 27, anni di vita di molti cantanti scomparsi prematuramente come Jim Morrison, Kurt Kubain, Emy Winehouse. O la voce diffusa secondo cui, Britney Spears era un’arma dell’amministrazione Bush; Kubrick ha diretto il filmato dell’allunaggio; Michael Jackson è ancora vivo come Elvis; Keanu Reeves è un vampiro e Lady Gaga è figlia di Madonna. Cospirazioniintrighi e piani diabolici. Anche Paul McCartney un giorno è costretto a dichiarare: «Sono vivo e sto bene, e non mi interessa delle voci sulla mia morte. Ma se non fossi morto, sarei l’ultimo a saperlo». 

Scuote il mondo del rock, la leggenda della morte di Paul McCartney, citata con l’acronimo PID, dall’espressione inglese che indica “Paul è morto“. Era il 1969, quando inizia a circolare che il bassista dei Beatles, sia morto nel 1966 in un incidente stradale, e sia stato sostituito dal sosia, probabilmente Billy Shears. Pare che, la notte del 9 novembre 1966, dopo un violento litigio con gli altri tre Beatles, McCartney uscì dalla sala prove e salì sulla sua Aston Martin DB5, diretto a casa. Lungo il percorso fece salire un’autostoppista di nome Rita. Che, resasi conto che la persona al volante era Paul dei Beatles, avrebbe reagito con clamore distraendo lui. Impedendogli di notare un semaforo rosso. Per evitare la collisione con un altro veicolo, l’auto sarebbe uscita di strada, schiantandosi contro un albero, prendendo fuoco, e uccidendo entrambi i passeggeri.

Teoria del complotto, gli indizi

L’idea della messinscena, secondo i sostenitori di questa tesi, ha delle ragioni economiche. John Lennon, George Harrison e Ringo Starr, sconcertati dalla notizia dell’incidente, per evitare ripercussioni sul successo del gruppo, adottarono la sostituzione di Paul. Per alcuni il suo clone è l’attore scozzese William Stuart Campbell, sottoposto a chirurgia plastica. Per altri, è l’ex poliziotto canadese William Sheppard. Ma le prove del complotto ci sono? Si, e sono evidenti. Il primo indizio è la copertina di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, album del 1967, dopo la presunta morte di McCartney. La cover del disco è il famoso collage di volti noti, davanti ai quali avrebbe sognato di esibirsi la band. Da Einstein a Marx, da Lewis Carrol a Edgar Allan Poe o Dylan Thomas. Mentre loro, i quattro di Liverpool, sono vestiti di nero con in mano dei fiori, rievocando inevitabilmente, la rappresentazione del funerale di Paul.

L’altro emblema è contenuto in “Butcher Cover” (copertina del macellaio), il nome che fu dato alla prima versione della copertina dell’album “Yesterday and Today“, uscito nel mercato statunitense proprio nel 1966. Dove i Beatles sono raffigurati con camici da macellaio, bambole fatte a pezzi e carne cruda sparsa. Ufficialmente volevano mostrare il loro punto di vista sulla guerra del Vietnam, ma i maliziosi della teoria PID, vedono una dentiera a indicare i denti che Paul avrebbe perso nell’incidente; e al suo polso, l’orologio che, se guardato con una lente di ingrandimento, segnerebbe l’ora del fatale incidente, le 5 di mattina. Ma la copertina fu rifatta perché ritenuta troppo “forte”, e Paul venne fotografato all’interno di un baule, molto simile a un morto.

Canzoni al contrario, voci nel coro

Ma l’ipotesi più forte, è quella di “Abbey Road“, album del 1969. I Beatles in copertina, attraversano le strisce pedonali della via fuori gli studi di registrazione. I dettagli sono da brividi: John Lennon in abito bianco guida il gruppo, seguito da Ringo in completo nero. Chiude la fila George Harrison, e davanti a lui cammina Paul McCartney, scalzo con una sigaretta nella mano destra pur essendo mancino. I baronetti sembrano in una vera e propria processione funebre, dove Paul cammina scalzo, in riferimento all’usanza britannica di seppellire i morti senza scarpe. Guardando il maggiolino bianco sulla sinistra, i numeri della targa indicherebbero l’età del bassista se fosse stato vivo in quel momento (28IF, con “if” inteso “se fosse vivo”). E, il resto della targa, LMW ha fatto supporre: “Linda McCartney Widowed” (vedova).

Anche le canzoni parlano di PID: ascoltando in reverse “Revolution #9” si sente una voce affermare: “He hit a pole! Better get him to see a surgeon” (Ha colpito un palo! Meglio portarlo da un chirurgo). Un’altra gridare: “Get Me Out! Get Me Out!”, (“Tiratemi fuori! Tiratemi fuori!”), insieme a I’m die!” (“Io sono morto!”), mentre un coro sembra ripetere: Paul is dead, Paul is dead. E nella traccia sono presenti rumori di frenata di automobile e di un successivo schianto. Ascoltando sempre al contrario “I’m So Tired“, si sente la frase “Paul is dead, miss him, miss him” (Paul è morto, mi manca, mi manca). E la stessa cosa, anche in “Strawberry Fields Forever“: rallentandola, si sente John dire “I buried Paul” (“Ho seppellito Paul”).

Non è uno scherzo

Paul McCartney anche nella sua carriera da solista, pare continui ad alimentare la leggenda. Nel 1970 il suo album intitolato semplicemente “MCCARTNEY“, ha una tazza vuota in copertina, in cui si vede traccia di un contenuto di ciliegie, sparse sul tavolo, e il cui succo rosso rimane sul fondo del contenitore. Per quel vecchio detto che recita: “La vita è come una tazza piena di ciliegie”, la tazza vuota starebbe a simboleggiare la vita che non c’è più.

Anche la scienza dice la sua. Perché nel 2009, due periti italiani, l’informatico Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carlesi, basandosi su avanzate tecniche medico-legali, hanno svolto approfonditi studi di antropometria e craniometria sulle immagini di Paul McCartney, prima e dopo il presunto incidente. Incredibilmente, l’analisi non è stata in grado di confermare che trattasi della stessa persona: in quanto il confronto della forma del cranio e della mascella, della curva mandibolare, dei padiglioni auricolari, del palato e della dentatura, hanno mostrato discrepanze, possibili nel confronto tra due individui somiglianti. Paul is dead, anche se continua a cantare, a infiammare palcoscenici. Scherzo o realtà? Certo è che, immortali non si nasce, si diventa.

Federica De Candia

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