Sono trascorsi ben trentasette anni dalla pubblicazione di Quello che le donne non dicono, brano scritto da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone e portata al successo da una delle voci più riconoscibili ed eleganti del panorama musicale italiano, Fiorella Mannoia. In molti hanno considerato a lungo la ballata un vero e proprio inno dell’universo femminile, delicato e veritiero. Tuttavia, a distanza di quasi quarant’anni, la stessa interprete ha riconosciuto nel testo degli elementi che cozzano con la società odierna. Nonostante l’assoluta buona fede dietro alcune scelte lessicali, queste hanno ormai fatto il loro tempo.
Proprio per questo, durante una serata all’EuropAuditorium, la cantante romana ha modificato il finale del verso «Ti diremo ancora un altro sì», trasformandolo in «Ti diremo ancora un altro no». Una correzione apparentemente innocua, ma dal significato potente e neanche troppo celato. La Mannoia ha spiegato le motivazioni dietro il gesto, dichiarando al quotidiano La Repubblica: «Ho deciso di cambiare il finale perché era giusto. Dicevo sempre “Ti diremo ancora un altro sì”, ma non è mica vero… La cantavo e pensavo “non è mica detto, perché danno per scontato che dobbiamo dire un sì?”. Potrebbe essere un forse, o un no. E quando una donna dice no, con qualsiasi vestito, in qualsiasi circostanza e condizione, è no».
Fiorella Mannoia: la difesa dei diritti delle donne

D’altronde, il suo impegno nelle battaglie contro le discriminazioni di genere e in difesa dei diritti femminili, ha radici ben solide e antiche. Testimonial da tredici anni di Amref, organizzazione non governativa internazionale volta migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali, ha preso parte a numerose missioni contro la mutilazione dei genitali femminili, esponendosi per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo questa barbara pratica a cui tantissime ragazze vengono ancora sottoposte.
Una lotta resa complicata non solo dalle difficoltà riscontrate nel creare delle leggi ad hoc e nel farle applicare, ma anche dall’ostruzionismo messo in atto da molti uomini, legati a questo rituale inumano da convinzioni ancestrali e difficili da esacerbare. Solo grazie alla dedizione costante da parte di progetti umanitari e alla partecipazione in prima linea di volti coinvolti in modo reale e serio, come la Mannoia, è e sarà possibile smuovere qualcosa.
“Amiche in Arena” e “Una, nessuna, centomila”
L’unione fa la forza e, soprattutto, la differenza. È questo il pensiero che ha spinto Loredana Bertè a chiamare a raccolta le sue colleghe per una causa comune e di vitale importanza: la difesa delle donne. È nato così, nel 2016, Amiche in Arena, concerto benefico ideato dalla Bertè e prodotto da Fiorella Mannoia, che ha riunito sul palco dell’Arena di Verona Elisa, Emma, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Noemi, Elodie, Paola Turci, Irene Grandi, Bianca Atzei, Irene Fornaciari, Aida Cooper, Antonella Lo Coco, Nina Zilli e Patty Pravo. L’evento ha raccolto oltre 150.000 euro, che sono stati destinati ai Centri Antiviolenza D.i.Re.
La riuscita dell’iniziativa ha condotto a un bis, svoltosi nel 2022, stavolta alla RFC Arena di Reggio Emilia. Una. Nessuna. Centomila, questo il nome dello spettacolo, ha visto avvicendarsi in scena Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Elisa, Giorgia, Alessandra Amoroso, Emma e Gianna Nannini. Ad accompagnarle, una controparte maschile d’eccezione: Eros Ramazzotti, Caparezza, Brunori Sas, i Sottotono, Diodato, Coez, Tommaso Paradiso. Alla soirée erano presenti oltre 100.000 persone, e il ricavato è stato devoluto in sostegno delle donne vittime di violenza. Nel 2023 è conseguentemente nata l’associazione Una Nessuna Centomila, che finanzia i centri antiviolenza e promuove i progetti che sostengono i diritti e l’emancipazione femminile. Presidente Onorario è la stessa Fiorella Mannoia, mentre Giulia Minoli ricopre il ruolo di Presidente; Celeste Costantino e Lella Palladino sono Vicepresidenti.
Il ritorno a Sanremo con Mariposa
La musica, si sa, è un veicolo efficace ed immediato di messaggi, e la Mannoia ha scelto di servirsene per celebrare il genere femminile. Lo scorso febbraio, si è presa il palcoscenico più importante d’Italia, quello del Festival di Sanremo, rendendolo teatro di una serie di esibizioni intense e appassionate. La sua canzone, Mariposa, racconta le donne, tutte le donne. Spose, streghe, regine, creature eteree e al tempo stesso concrete, fiamme ardenti e testarde che non possono essere possedute o ingabbiate. «È un manifesto, che sottolinea l’orgoglio di essere donna, ma senza vittimismo. Un inno al femminile che racconta quello che siamo state, che siamo e che saremo», ha raccontato la performer capitolina durante un’intervista.
Mariposa trae ispirazione da una serie televisiva che l’ha molto colpita: «Tempo fa vidi una bella serie tv intitolata Il Grido delle Farfalle, incentrato sula lotta di tre sorelle dominicane, chiamate per l’appunto le Farfalle, attiviste contro il regime del dittatore Rafael Trujillo. Vennero violentate, uccise e scaraventate in un dirupo. Eppure, da quel crimine, l’opinione pubblica della Repubblica Dominicana fu scossa al punto che il vento cambiò, e il regime di Trujillo cominciò a crollare. Pochi sanno che il 25 novembre, il giorno contro la violenza sulle donne, è riferito al giorno del 1960 in cui queste donne vennero trovate morte». Una storia dura, crudele, ma che deve essere raccontata, per tenere sempre accesi i riflettori sul tema della violenza di genere. Fiorella Mannoia è una donna che canta delle donne per le donne. Ribelli, fiere, libere, proprio come lei.
Federica Checchia
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