Si autodefinisce “stangona”, dall’alto del suo metro e ottantadue, ma Sigourney Weaver è un gigante di Hollywood in tutti i sensi possibili. Nata Susan Alexandra Weaver, newyorkese DOC, è figlia del dirigente della NBC Sylvester “Pat” Weaver e dell’attrice britannica Elizabeth Inglis, oltre che nipote dello scrittore ed attore Doodles Weaver. Ha iniziato a farsi chiamare Sigourney nel 1963, ispirata da un personaggio minore de Il Grande Gatsby, romanzo di Francis Scott Fitzgerald. Ha studiato teatro a Yale, e ha esordito sul grande schermo come comparsa in Io e Annie di Woody Allen. Pochi secondi in scena, che però le hanno portato fortuna.

Quarantasette anni dopo, la Biennale di Venezia ha deciso di assegnarle il Leone d’Oro alla carriera, che riceverà nel corso della prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Un riconoscimento che è un po’ una ciliegina sulla torta per questa attrice volitiva e determinata, capace d’imporsi come protagonista in un’epoca in cui i ruoli femminili erano decisamente più monodimensionali rispetto ad oggi. Tra epopee d’azione e commedie più leggere, ripercorriamo insieme lo straordinario e variegato percorso artistico di questa ruggente diva.

Sigourney Weaver, eroina nello spazio e sulla Terra

Sigourney Weaver
Sigourney Weaver, premiata con il Leone d’Oro alla carriere

ALIEN (1979). C’è chi debutta interpretando una fanciulla innamorata, e chi lo fa uccidendo extraterrestri malvagi. Sigourney Weaver irrompe nel cinema d’azione a gamba tesa, nei panni del tenente Ellen Ripley. A bordo dell’astronave da trasporto Nostromo, lei e i suoi compagni d’equipaggio si ritrovano a lottare con delle creature parassite che minacciano l’umanità. Il cult movie di Ridley Scott è un clamoroso successo al botteghino, e catapulta immediatamente l’astro nascente nell’Olimpo delle star e anche la critica, dopo un’iniziale perplessità, apprezza le avventure della coraggiosa Ripley. Personaggio che ritorna anche nei tre sequel, Aliens – Scontro finale (1986), Alien³ (1992) e Alien – La clonazione (1997). Questa prova attoriale, così diversa e avanguardista per gli anni Settanta, la rende una paladina femminista, libera dalle catene di genere e fiera protagonista.

GORILLA NELLA NEBBIA (1988). Dalle eroine fittizie, si passa a quelle reali. Il film del 1988 di Michael Apted è tratto dall’autobiografia omonima di Dian Fossey, ricercatrice statunitense specializzata nel gorilla di montagna del Congo e Uganda. La storia della zoologa, che si oppose fermamente al bracconaggio e al turismo negli habitat naturali, e che venne uccisa a colpi di machete da un assassino tuttora mai individuato, è sicuramente diversa da quella della valorosa astronauta di Alien, ma forse, proprio perché vera, ancora più incisiva. Sigourney ha ottenuto un Golden Globe per la sua interpretazione, oltre che una candidatura agli Oscar.

AVATAR (2009). Il kolossal di James Cameron ha trasportato la Weaver in un’altra dimensione. La pellicola fantascientifica campione d’incassi è un viaggio interplanerario, che pone di nuovo l’interprete a contatto con una specie diversa da quella umana, i Na’vi. Stavolta, fortunatamente, molto più concilianti. Le vesti della Dottoressa Grace Augustine probabilmente non sono le più esaltanti della sua carriera, eppure l’esobiologa è portatrice di un messaggio di pace e fratellanza, cuore del lungometraggio vincitore di tre premi Oscar, ed è rimasta nel cuore del regista, che l’ha voluta anche nel sequel del 2022, stavolta prestando voce e movenze all’adolescente Na’vi Kiri.

Non solo azione: Sigourney Weaver nelle commedie

GHOSTBUSTERS (1984). Siamo abituati a vederla in ruoli dinamici ed elettrizzanti, ma la verve comica di Sigourney Weaver è forte e ben valorizzata in Ghostbusters, cult degli anni Ottanta e amato trasversalmente da grandi e piccini. Nel film, l’interprete è la fascinosa violoncellista Dana Barrett, che si ritrova ad avere a che fare con Bill Murray e soci, parapsicologi improvvisatisi acchiappafantasmi alla ricerca di spiritelli più o meno pericolosi. Una commedia spassosa che si mescola con il fantasy, con un cast che è entrato nella leggenda.

UNA DONNA IN CARRIERA (1988). Una donna in carriera è una rom-com con protagonista Melanie Griffith ed Harrison Ford. Una versione moderna di Cenerentola, dove cotonature e spalline sostituiscono la scarpetta di cristallo. In ogni fiaba che si rispetti, tuttavia, c’è bisogno di un antagonista, magari una strega cattiva; in questo caso, la parte è affidata a Sigourney Weaver. La sua Katharine Parker, pezzo grosso dell’alta finanza, spocchiosa e individualista, è la perfetta villain che si odia, ma che, sotto sotto, diverte; un po’ come Miranda Priestly ne Il Diavolo veste Prada. Certo, alla fine la “principessa” e il suo bello trionfano sui marchingegni della sgradevole boss, ma resta un piacere godersi l’irresistibile performance di una veterana del big screen, in grado di svettare su tutti i comprimari. E non stiamo parlando della sua altezza.

Federica Checchia

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