Sedici anni e non sentirli. Era dal 2008, e più precisamente dall’uscita di Burn After Reading, black comedy dei Fratelli Coen, che George Clooney e Brad Pitt non si ritrovavano sul grande schermo. Eppure, a vederli insieme, più brillanti e affiatati che mai, sembrerebbe essere passato molto meno tempo dalla loro ultima collaborazione. È Jon Watts, a cui dobbiamo l’ultima trilogia di Spiderman, con Tom Holland e Zendaya, a riformare la coppia d’oro di Hollywood, il suo Wolfs, presentato fuori concorso a Venezia 81, è una commedia d’azione scoppiettante e piena di ritmo, in cui i due interpreti ritrovano l’antico feeling. La sinossi ufficiale recita: “Un fixer, un faccendiere di professione, viene assunto per far sparire le tracce di un crimine estremamente delicato. Ma quando si presenta un secondo fixer e i due “lupi solitari” sono costretti a lavorare insieme, scoprono che la loro serata sta per sfuggirgli di mano in modi completamente inaspettati.”
Il regista, alla sua sesta prova dietro la macchina da presa, si è detto entusiasta del progetto. «Frank Costello faccia d’angelo, Cronaca di un assassinio, Ghost Dog – Il codice del samurai, Collateral… Adoro i film su professionisti solitari dediti al loro mestiere e sono sempre stato curioso di sapere cosa succederebbe se due tipi del genere fossero costretti a lavorare insieme.»-ha dichiarato- «Da adulti può essere difficile farsi dei nuovi amici, anche se si ha molto in comune. Wolfs è il mio tentativo di tornare con i piedi per terra dopo sette anni passati a dondolarmi dai grattacieli e a saltare attraverso i portali del multiverso. Volevo mettere insieme quasi tutte le mie cose preferite. New York. Tutto in una notte. Trame criminali impenetrabilmente complesse. David Mamet. Buster Keaton. Neve. E soprattutto la pura gioia cinematografica di guardare due fiammeggianti stelle del cinema fronteggiarsi su uno schermo gigante.».
Venezia 81: Brad Pitt e George Clooney, i mattatori di Wolfs

Presenti alla conferenza stampa il produttore Jeremy Kleiner, due volte premio Oscar (per 12 Anni Schiavo e per Moonlight), e gli attori Austin Abrams (Euphoria, The Walking Dead), Amy Ryan (Birdman, Lost Girls) e, naturalmente, le due punte di diamante del cast, Clooney e Pitt. Assente, suo malgrado, il regista, approdato a Venezia, ma risultato positivo al Covid-19. A catalizzare l’attenzione sono i due divi, ormai del tutto a loro agio nel loro status di superstar. Il segreto del duo, però, è non prendersi mai troppo sul serio. George e Brad sono amici di lungo corso, si conoscono e sanno come stuzzicarsi, ed è proprio questo rapporto a rendere così spontanee le loro performance in tandem. Burn After Reading, fino ad ora l’ultima pellicola in comune, aveva debuttato proprio in laguna; tornare qui, dopo tutto questo tempo, è la giusta chiusura di un cerchio. «All’epoca era stato davvero soddisfacente sparargli in faccia per esigenze di copione», ricorda divertito Clooney. «Questa volta, invece, mi colpisce e basta», gli fa eco Pitt.
Ma cosa ha fatto dire ai due artisti “Voglio fare questo film”? Brad non ha dubbi: «Jon ha avuto questa idea, me l’ha esposta e io ho subito detto “Grande!”. Al di là di questo, quando inizi ad invecchiare sei felice di trascorrere del tempo con le persone che sono diventate importanti per te. Questa era una bella occasione.». Della medesima opinione è George: «È stata davvero una grande idea, quella di Jon. E poi ho avuto la possibilità di lavorare con Amy e Austin, non vedevo l’ora che succedesse.». La stessa Amy Ryan non potrebbe essere più d’accordo: «Anche io, leggendo lo script, ho pensato “Dannazione, sì!”. Era tutto geniale e molto divertente, ed è stato bello avere a che fare con questi gentlemen.».
Wolfs: questione di feeling

Guardando indietro alla storia delle commedie, si può osservare come, di norma, a funzionare meglio siano le coppie strambe, mismatched, in cui i due elementi sono parecchio diversi tra loro. Vedendo Pitt e Clooney così ben amalgamati, ci si chiede quale sia la chiave di questa sintonia così evidente, e in che modo le loro differenze siano risultate utili al risultato finale. «Sono molto più giovane di lui, anche se non sembra, ecco cosa funziona! No, in realtà con lui è sempre venuto tutto spontaneo e naturale, non ci sono metodi particolari.» scherza George Clooney.
Questo essere “alla mano” e con i piedi per terra, nonostante l’indubbia fama, ha aiutato anche i colleghi sul set, che non si sono sentiti intimiditi dalla loro presenza. «Ero nervoso al pensiero di recitare con questi due», ammette Austin Abrams, «ma sono stati sempre attenti nei miei confronti, e molto generosi. Ho apprezzato, hanno reso tutto più semplice e naturale».
Venezia 81: Wolfs, l’attività come produttori e le nuove generazioni

George Clooney e Brad Pitt sono oramai parte integrante dello star system da diversi decenni. Grazie al loro talento e alla indubbia presenza scenica sono sempre rimasti sulla cresta dell’onda, sia come attori, che come produttori. Ma quale, tra i due ruoli, è più divertente, arrivati a questo punto della loro carriera? Per Brad Pitt non c’è una grande differenza: «Tutto sommato è lo stesso sport. Vuoi scoprire delle storie nuove e interessanti e raccontarle, sia dietro che davanti la cinepresa. L’importante, per me, è trovare idee originali e lavorare con chi rispetto davvero». Per George Clooney, Pitt è «fortunato ad avere ancora un’occupazione, vista la sua età. Scherzi a parte, negli ultimi tempi io non ho recitato molto, e va bene così. Ho più di sessant’anni e sono fortunato, perché posso fare quello che più mi piace liberamente.».
Rispetto ai loro primi passi nell’industria cinematografica, tante cose sono cambiate. Hollywood è cambiata, non necessariamente in meglio, e lo sguardo va in automatico al futuro. Alla domanda su cosa la loro generazione di attori stia lasciando a quella emergente e più giovane, Clooney risponde con ottimismo: «Quando ho iniziato, c’erano molti meno show e pellicole a disposizione, era tutto un po’ limitante. Ora non è più così, ed è davvero eccitante; la scelta è maggiore, e i nuovi artisti hanno tante possibilità in più, quindi sono fiducioso».
Il futuro di Hollywood e dell’America
Il suo ottimismo si estende anche alla situazione politica degli Stati Uniti. Negli ultimi mesi, l’interprete di Good Night, And Good Luck, ha destato scalpore per il suo appello, pubblicato su The New York Times, nel quale ha espressamente chiesto a Joe Biden di ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca. Ma quanto ha influito quell’invito sulla decisione finale del Presidente? Per Clooney, non più di tanto. «A meritare gli applausi per la sua scelta coraggiosa è Joe Biden, non io. Tra qualche anno nessuno ricorderà la mia lettera, ma tutti avranno memoria di lui e del suo gesto. Sono molto speranzoso per quello che verrà».
In attesa di novembre, tutto quello che i due possono fare è continuare ad essere fonte d’ispirazione e spunto di riflessione attraverso le loro produzioni. Per Brad Pitt, ad essere importante è «il potere dello storytelling e dei film. Esplorare, far conoscere, offrire un punto di vista diverso; noi siamo qui per questo.». «I film non sono news», conclude George Clooney, «però, guardandoli, si possono sviluppare delle nuove considerazioni. Danno delle prospettive, e allenano il pensiero, e questo è fondamentale».
Federica Checchia
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