Gino Paoli ha scritto una canzone intitolata 67 parole d’amore. Un numero considerevole di vocaboli, per raccontare il più nobile e complesso dei sentimenti umani. Appassionato e totalizzante, o delicato e materno; le sfaccettature delle ragioni del cuore sono innumerevoli, e occupano un posto di rilievo nella nostra vita quotidiana. D’altronde, chi di noi non si è innamorato almeno una volta?
Se i Greci avessero saputo del brano del cantautore genovese si sarebbero adoperati a trovare un numero ancora maggiore di termini; invece, si sono dovuti “accontentare” di dodici parole che raccontano altrettante declinazioni di un’emozione tanto bella, quanto intricata.
L’amore ai tempi dell’antica Grecia: dalla passione al legame duraturo
Eros (έρως). Si tratta di un amore dettato dalla passione, dal desiderio, che infiamma chi viene colpito dalle frecce di Cupido (Eros, appunto) e che sfocia nel rapporto carnale. Per i Greci, rappresentava anche la ricerca della bellezza e della perfezione.
Philia (φιλία). La Philía ci parla della più alta forma d’amore esistente, l’amicizia. Un rapporto dai contorni che rimandano alla sacralità, fatto di rispetto e condivisione di valori, che supera la semplice attrazione fisica, ma parla alle anime.
Agape (αγάπη). L’amore, in questo caso, è puro e incondizionato, ed è collegato a una sfera spirituale che poco ha a che fare con le emozioni terrene. È il legame di Dio verso il suo creato, o di un uomo nei confronti dei propri ideali. In latino si può tradurre nella caritas cristiana.
Storge (στοργή). Tenerezza, affetto, e quel calore che è possibile provare solo nel focolare domestico. È l’amore di famiglia, quello di un genitore verso i propri figli e viceversa. Relazioni non sempre semplici, ma che si basano su un legame di sangue indissolubile.
Philautia (φιλαυτία). Impossibile amare gli altri, se non amiamo noi stessi. Aristotele insegna come la philautia sia un sentimento positivo nei nostri confronti, che ci porta a migliorarci e a farci del bene. Un atto di amore verso la propria persona e, soprattutto, verso la propria anima.
Pragma (πρᾶγμα). Come il termine stesso suggerisce, il pragma è quell’amore forse poco romantico, ma molto solido che intercorre tra due persone che stanno insieme da tanto tempo. Un rapporto fatto d’impegno, dedizione e volontà di maturare e crescere insieme al partner.
Tra ossessione e reciprocità
Mania (μανία). Non c’è molto di positivo nel turbinio di emozioni che conduce ad azioni estreme. La folle passione che spinge a mettere in atto comportamenti decisamente negativi, ha più a che fare con l’ossessione, che con un sentimento genuino.
Charis (χάρις). Platone la descrive come la delizia dei piaceri amorosi. Ha in sé il piacere della lusinga, sia dal punto di vista erotico, che come incontro tra anime affini. Si basa su un rapporto di uguaglianza tra le due parti in causa, “colpite” da una sorta di affinità elettiva.
Pothos (Πόθος). Quando l’amato è lontano, tendiamo a struggerci di malinconia e desiderio, questo termine indica proprio questa sensazione di mancanza. Fratello di Eros, incarna la dimensione più nostalgica dell’amore.
Thelema (θέλημα). Amare il proprio lavoro lo rende meno simile a un obbligo e più vicino a un piacere. Questa parola indica proprio la gioia che si prova nel fare qualcosa in prima persona, che si tratti di un mestiere a un hobby, dalla scrittura alla danza, alla pittura.
Himeros (ἵμερος). Il terzo fratello di Eros e Pothos, e dunque figlio di Afrodite, è la personificazione della brama verso il partner o il proprio oggetto del desiderio. Un impulso incontenibile, che si basa sulla carnalità e può essere domato solo dopo essere stato appagato dal punto di vista fisico.
Anteros (αντέρως). Si tratta dell’amore reciproco tra due persone, quel rapporto che va nutrito quotidianamente, per evitare che appassisca. Secondo il mito, Eros non riusciva a crescere, e ad Afrodite venne spiegato che solo la presenza di un fratello avrebbe potuto aiutarlo. Nacque così Antheros, simbolo della necessità di prendersi cura di chi ci è accanto, anche nei giorni peggiori.
Federica Checchia
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