Giorgio Armani è stato legato sentimentalmente e professionalmente allo storico compagno Sergio Galeotti, scomparso nel 1985. Non tutti lo sanno, ma Giorgio Armani (morto oggi 4 settembre 2025) diede vita al suo omonimo brand assieme al compagno di vita Sergio Galeotti, stilista e architetto morto prematuramente nel 1985. Proprio di lui ha parlato nella lunga intervista rilasciata a Corriere della Sera.

Sergio Galeotti frequentò il liceo artistico a Carrara. Prima dell’incontro fatale con Giorgio Armani, lavorò presso diversi studi di architettura. Poi, una volta fondata la Giorgio Armani Corporation nel 1975 (il brand l’anno prossimo festeggerà 50 anni) prese a occuparsi del settore finanziario e degli aspetti amministrativi della società, contribuendo all’espansione del brand attraverso l’apertura di negozi in ogni parte del mondo. Era lui a supervisionare la gestione dell’azienda e delle sue filiali. A lui si deve la linea Emporio Armani, lanciata nel 1981 e pensata per un pubblico più giovane.

Cominciò in Versilia l’amicizia, tramutata poi in amore nonché collaborazione professionale, tra Giorgio Armani e Sergio Galeotti. I due si conobbero durante una vacanza nel 1966: “Incrociai Sergio in macchina, mi piacque subito il suo sorriso toscano, e diventammo subito amici” ha ricordato lo stilista nell’intervista esclusiva rilasciata a Aldo Cazzullo e Paola Pollo. Fu proprio lui a dargli la spinta che gli serviva per cominciare l’avventura nel mondo della moda: “Mi disse: tu hai un potenziale importante. Sergio aveva visto i miei vestiti, si era reso conto che potevo arrivare più lontano. Allora il mondo della moda a Milano era gestito da persone un po’ adulte. Io ero giovane, avevo stimoli diversi”.

Sergio Galeotti continuò a lavorare alla guida del marchio nonostante la malattia diagnosticata nel 1984. A nulla servirono le cure tra Parigi e a New York: il 14 agosto 1985 morì nella sua casa a Milano. Si parlò di infarto all’epoca. Aveva appena 40 anni. Ricordando l’amato compagno, Giorgio Armani ha detto: “Quando morì Sergio, morì una parte di me. Un anno tra un ospedale e l’altro, io per non ferirlo ho continuato a lavorare, gli portavo le foto delle sfilate, negli ultimi tempi vedevo le lacrime ai suoi occhi. Fu un momento estremamente difficile […] Ho avuto una forza di volontà incredibile, per vincere questo dolore crudele. Un anno di attesa perché Sergio morisse. E tutto accadde in un tempo meraviglioso, quando stavamo cominciando a essere qualcuno, a dare una struttura all’azienda, a essere conosciuti nel mondo”