Da domani, verrà distribuito nelle sale italiane One Battle After Another, scritto, diretto e co-prodotto da Paul Thomas Anderson, che ne ha curato anche la fotografia. La pellicola è un libero adattamento, in chiave contemporanea, dell’omonimo romanzo del 1990 di Thomas Pynchon Vineland. Nel cast figurano Sean Penn, Benicio Del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor, Chase Infiniti e, nelle vesti del protagonista, Leonardo DiCaprio.

In molti si stanno chiedendo se interpretare l’ex rivoluzionario e attivista per i diritti civili Bob Ferguson permetterà all’attore di ottenere un secondo premio Oscar che faccia compagnia a quello vinto nel 2016, dopo anni di cocenti delusioni e nomination andate a vuoto. Chi lo apprezza lo sa bene, in un mondo giusto Leo avrebbe una mensola piena zeppa di quelle statuette dorate. Sin dai primi passi mossi sul piccolo e grande schermo, infatti, ha sempre dato prova di un talento incredibile, che gli ha permesso di passare con naturalezza dallo squattrinato Jack Dawson all’inacciuffabile Frank Abagnale Jr, dall’ombroso Edward Daniels al cacciatore di pelli Hugh Glass, il ruolo che ha spezzato la sua maledizione.

Ma quali sono i suoi personaggi più riusciti, quelli che proprio non riusciamo a toglierci dalla testa? Impossibile dedicere, ma eccone cinque decisamente meritevoli di essere ricordati e apprezzati.

Arnie Grape (Buon compleanno Mr. Grape): quando il mondo si accorse di Leonardo DiCaprio

Leonardo DiCaprio in “Buon compleanno Mr. Grape”

Quattro anni prima di “salire” sul transatlantico che avrebbe fatto definitivamente salpare la sua carriera, il giovane Leo si era fatto notare nella pellicola di Lasse Hallström, interpredando in modo del tutto convincente un ragazzo affetto da disabilità intellettiva. La delicatezza da lui adoperata nel calarsi nei panni del diciottenne Arnie gli valse la sua prima nomination all’Oscar, nella categoria per il miglior attore non protagonista. La sua bravura fu tale che il semiesordiente DiCaprio finì per oscurare la performance del protagonista Johnny Depp, uno che, di norma, è sempre la star assoluta.

Re Luigi XIV/Filippo (La maschera di ferro): quando abbiamo pensato di vederci doppio

Quando si parla di DiCaprio, il lungometraggio del 1998, diretto da Randall Wallace, viene menzionato di rado. Eppure, indipendentemente dal valore complessivo della pellicola, ne La maschera di ferro Leo ha mostrato la sua capacità di sdoppiarsi senza alcun problema, interpretando in contemporanea il vanesio Re Sole e il suo sventurato fratello. Nelle scene in cui i gemelli appaiono insieme, la sua destrezza nel mostrare le differenze tra i due, rendendoli riconoscibili attraverso un sapiente lavoro di micromimica facciale, fa capire di che pasta sia fatto.

Billy Costigan (The Departed): quando Leonardo DiCaprio e Jack Nicholson ci hanno regalato una masterclass di recitazione

È facile, tutto sommato, essere un eroe. Più complesso, sicuramente, dare vita a un cattivo. Calarsi nei panni della via di mezzo, l’antieroe dall’animo corrotto, ma non perduto, che lo spettatore finisce per apprezzare, è ancora più difficile; eppure, Leo ci è riuscito. Nel gangster movie di Martin Scorsese, remake del film di Andrew Lau e Alan Mak, Infernal Affairs, DiCaprio è un infiltrato irlandese, che si trova faccia a faccia con il boss Costello, uno strepitoso Jack Nicholson. Recitare insieme, per i due, dev’essere stato piuttosto stimolante, perché in ogni scena condivisa la chimica artistica tra loro è alle stelle, al punto di sembrare, in alcuni momenti, una sorta di “passaggio del testimone” da Jack a Leo, da divo di Hollywood a divo di Hollywood.

Calvin J. Candie (Django Unchained): quando abbiamo odiato DiCaprio con tutto il cuore

Quentin Tarantino lo avrebbe già voluto in Bastardi senza gloria, nei panni del colonnello Hans Landa, ruolo andato poi a Christoph Waltz, ma alla fine non se n’era fatto niente. Il regista è riuscito a ingaggiarlo per Django, donando all’attore la sua prima parte da villain assoluto. Lo spietato latifondista del Mississippi è un mix di sadismo represso, che esplode solo in alcuni momenti, perversione e gelido fascino, che riempie ogni scena in cui è presente. Impossibile apprezzare il suo Candie, ma l’interpretazione di Leo è rimasta nella storia del cinema. Durante le riprese, infatti, ha rotto inavvertitamente un bicchiere, ferendosi. Invece di fermare tutto per medicarsi, DiCaprio è rimasto nel personaggio, continuando come se niente fosse. La sua dedizione ha impressionato Tarantino a tal punto da fargli includere l’accaduto nel montaggio finale del film.

Rick Dalton (Once Upon a Time… in Hollywood): quando Tarantino ha messo Leo di fronte a se stesso

Il grande pubblico ha conosciuto Leonardo DiCaprio in Titanic, all’apice della sua bellezza, nei panni del protagonista romantico e innamorato. Film dopo film, però, nel corso del tempo, lui ha interpretato ogni tipologia di ruolo, discostandosi dall’immagine del belloccio da romcom che l’industria cinematografica avrebbe voluto affibiargli. Il problema, per ogni attore, è però sempre lo stesso: più si va avanti, più diventa difficile restare a galla nel settore in cui la competizione è spietata e i personaggi interessanti, tutto sommato, scarseggiano. Proprio per questo, vedendolo nei panni della stella televisiva in declino nel film di Tarantino, si ha l’impressione che, indirettamente, l’interprete stia facendo i conti con se stesso, e con la sua carriera.

Il protagonista di Once Upon a Time… in Hollywood finisce per rassegnarsi al proprio destino, ma noi siamo certi che Leo non abbia nulla di cui preoccuparsi. In fondo, quando ci si mette, fa ancora le scarpe a tutti, Oscar o non Oscar.

Federica Checchia