Oltre che come membro dei Bleachers, Jack Antonoff è noto per essere il produttore di innumerevoli big della musica internazionale, da Taylor Swift a Lorde, da Lana Del Rey a Sabrina Carpenter, a Florence + The Machine, a Kendrick Lamar. Nonostante sia abituato a stare nelle retrovie, questa volta si è esposto in prima linea contro le parole di Michael Rapino. Durante un panel, il CEO di Live Nation aveva infatti dichiarato che, nella sua ottica, i prezzi dei biglietti per i concerti sarebbero più bassi di quanto dovrebbero essere, specialmente in confronto a quello che la gente spende per gli eventi sportivi. Queste le sue parole: «La musica è sottovalutata. Scherzo sempre dicendo che nello sport è quasi un punto d’onore spendere settantamila dollari per un posto a bordo campo dei Knicks e che mi picchiano se chiediamo ottocento dollari per Beyoncé».

Scrive Antonoff: «Mi si stringe il cuore ed è un modo sbagliato di vedere le cose. La risposta è semplice. Vendere un biglietto a un prezzo superiore al valore nominale dovrebbe essere illegale. Così facendo non ci sarebbe caos e ci restituireste il controllo al posto di creare un bizzarro libero mercato del caos tra il pubblico che amiamo e a cui teniamo». «Quando legge frasi del genere», continua il produttore, «chiamo subito i miei collaboratori per farci venire nuove idee al riguardo. Non smetteremo mai di farlo. Sarebbe tutto più semplice se la gente che sta al vertice non considerasse il pubblico una massa anonima a cui estorcere denaro».

Le parole del CEO di Live Nation che hanno fatto infuriare Jack Antonoff

Nel corso del talk di CNBC Shaping the Future of Live Events, Rapino aveva affermato: «Il 98% degli introiti deriva dai concerti, le case discografiche e le altre fonti di guadagno sono diventate irrilevanti. I soldi li fanno dai concerti. Abbiamo appena organizzato il tour di Beyoncé. Ci sono sessantadue tir in viaggio, è come se ogni sera mettesse in piedi un Super Bowl. Dieci anni fa i tir sarebbero stati dodici. Questi artisti stanno alzando l’asticella e quando vai a vederli assisti a un’esperienza formidabile. Quindi i costi e gli investimenti si sono alzati».

Secondo lui, pur di offrire un concerto spettacolare, alcuni musicisti rinunciano a un margine di profitto: «Non ho mai incontrato un artista che abbia detto: “Quando ricco posso diventare con questo show?”. Quando sentite di incassi lordi di cento milioni di dollari, l’artista magari porta a casa il 30% e ne investe il 70% nello show, altri fanno concerti meno spettacolari e si portano a casa il 50%».

Federica Checchia