Renato Zero spegne oggi settantacinque candeline: un traguardo importante, che il cantautore romano ha deciso di festeggiare regalando a se stesso e ai suoi sorcini un nuovo album, L’Orazero, in uscita il 3 ottobre, e un tour, in cui tornerà a esibirsi davanti al suo pubblico. «Come festeggio?», ha dichiarato, «Con Renato. Si, con lui. Ci rincorriamo sempre, abbiamo sempre cosi poco tempo per il doppio sguardo. Una volta mi infastidiva la solitudine, oggi invece ho scoperto che in certi casi è una salvezza che ti fa rivedere gli errori e crescere. Ma l’incomunicabilità, il salutarsi con un sorriso e non riconoscersi, mi fa paura. Ho paura di questo tempo che balla fra sentenze, cattedre e simboli. Ognuno di noi ha una guerra da combattere, indipendentemente da chi combatte davvero. Al netto delle cinquantaquattro guerre in corso nel mondo. L’Ora Zero è questa: c’è necessità di rinascere».
Renato Zero, il filosofo della trasgressione
«Ero a Ventotene, sugli scogli, guardavo il cielo stellato ed era una notte meravigliosa. Presi la chitarra e feci man mano gli accordi, scrissi tutto in un tempo brevissimo». Con queste parole, in un’intervista, il cantante raccontò la genesi de Il Cielo, singolo tratto dall’album del 1977 intitolato Zerofobia, primo 33 giri di grande successo per lui. Si tratta di una power ballad che descrive tutta l’impotenza dell’essere umano di fronte alla natura e, per estensione, a una Forza più grande di noi.
Un brano intenso e profondo, che evidenzia la tutta la sua sensibilità artistica, e che mostra un lato di Zero completamente diverso rispetto a quello di Triangolo, tra le hit più apprezzate della sua discografia. Pubblicata nel 1978, la canzone gioca sull’ambiguità e sulla trasgressione. Protagonista è un uomo che, recatosi a casa di una donna dopo il suo invito, trova lì anche un altro uomo. Inizialmente l’idea di un ménage à trois lo scandalizza; sul finale, invece, la curiosità sembra prendere il sopravvento. A proposito di doppi sensi, impossibile non citare anche Mi vendo, uscita nello stesso anno. Il suo testo sibillino ha sempre lasciato ampio margine d’interpretazione e ancora oggi, dopo decenni, non si è sicuri di cosa -o chi- sia in vendita.
Una vita che vale sempre la pena vivere, anche attraverso la musica
Di tutt’altro stampo è Il Carrozzone, un viaggio onirico attraverso la vita e la morte, scritto da Franca e Piero Evangelisti, insieme a Piero Pintucci. Il pezzo era originariamente destinato a Gabriella Ferri, che lo rifiutò; solo allora finì nelle mani di Renato Zero. Tratto dall’LP EroZero, del 1979, due anni dopo venne inserito nel doppio album dal vivo Icaro; il cantante ne ha realizzato una versione spagnola intitolata La carroza. Il carrozzone citato nel testo, in questo caso, non fa riferimento a un reale mezzo di trasporto, ma all’intera esistenza: una macchina imperfetta che trova sul suo cammino innumerevoli buche ma che, nonostante tutto, continua ad andare avanti.
Composta da Maurizio Fabrizio e del paroliere Guido Morra, I migliori anni della nostra vita appartiene al disco Sulle tracce dell’imperfetto, del 1995. Il titolo ricalca quello di un film del 1946 diretto da William Wyler, The Best Years of Our Lives, e Renato Zero ha trasformato il singolo in uno dei suoi cavalli di battaglia, eseguito quasi sempre al termine dei suoi concerti, per salutare e ringraziare i fan che lo seguono con costanza sin dagli esordi. Dopotutto, come il suo compleanno dimostra, non è il numero degli anni a contare, ma il modo in cui questi vengono spesi.
Federica Checchia





