Un guadagno previsto entro il 2030 di 360 miliardi di dollari a fronte degli attuali quasi 220 miliardi. Questo il destino del second hand, stando ai dati riportati da Vestiaire Collective, portale di vendita e acquisto di abiti di seconda mano. Infatti, tra gli utenti della piattaforma, quasi un terzo dei loro guardaroba è composto da abiti di seconda mano.

Il second hand genererà 360 miliardi entro il 2030

La piattaforma ha condotto un’indagine su 7.800 utenti di Vestiaire Collective; l’azienda opera in 70 Paesi. Secondo quando riportato, per l’80% degli intervistati la motivazione principale per acquistare usato è il prezzo. Inoltre, vengono citate anche la varietà dell’offerta e l’unicità di alcuni prodotti (55%), ma anche la ricerca di pezzi rari (50%) e, da non sottovalutare, anche la responsabilità ambientale (40%). Sono stati analizzati anche i venditori della piattaforma: nel 66% dei casi questi dichiarano di cedere i propri articoli per fare ordine e liberare spazio. Non da ultima, anche la possibilità di guadagnare denaro (41%), di finanziare futuri acquisti (44%) e, più nello specifico, di acquistare prodotti nuovi (18%).

Felix Krueger, direttore associato di BCG e coautore dell’indagine e del rapporto finale, ha spiegato le motivazioni dietro questa previsione. “La moda di seconda mano è passata dallo status di sperimentazione a quello di mercato imprescindibile. Oggi molti marchi la considerano un canale chiave per attrarre nuovi clienti. Con la Generazione Z e altri consumatori per i quali la rivendita è un’abitudine naturale che si trovano in prima linea in tale cambiamento, questa dinamica non fa che rafforzarsi”.

Marianna Soru