Il 31 ottobre è una data che quasi tutti attendono, chi per un motivo, chi per un altro. C’è chi non vede l’ora di festeggiare Halloween e chi aspetta solo che scatti la mezzanotte del primo novembre per tirar fuori dallo sgabuzzino gli addobbi natalizi; per i fan dei Queen, tuttavia, questa giornata ha un significato ancora più speciale. In questo giorno, ma nel 1975, la band inglese pubblicò una canzone destinata a cambiare per sempre la storia della musica: Bohemian Rhapsody, che spegne oggi ben cinquanta candeline.
Il piccolo “inganno” di Freddie Mercury
Il singolo, primo estratto dall’album A Night at the Opera, incontrò in realtà molte difficoltà, almeno all’inizio. La sua durata (quasi sei minuti), non lo rendeva particolarmente radiofonico, ed era considerato decisamente troppo lungo. La svolta ci fu quando Kenny Everett, un DJ amico di Freddie Mercury, si fece dare una copia del brano, promettendo di non passarlo in radio. Il cantante, in verità, sapeva bene che il ragazzo non avrebbe mantenuto la parola e, giocando d’astuzia, lo assecondò. Naturalmente, Everett iniziò a trasmetterlo a ripetizione. Il pezzo divenne un successo tale che l’etichetta discografica fu “costretta” a pubblicarlo.
Ben presto, Bohemian Rhapsody venne certificata disco di platino, e rimase per nove settimane al primo posto della classifica britannica. Il brano è noto soprattutto per la sua elaborata struttura musicale, formata da cinque diverse parti principali: un’introduzione corale cantata a cappella, un segmento in stile ballad che finisce con un assolo di chitarra, un passaggio d’opera, una sezione di stampo hard rock e un ulteriore segmento in stile ballata, per poi terminare con una sezione solo piano e chitarra.
La realizzazione di “Bohemian Rhapsody”
Freddie scrisse buona parte del testo nella sua abitazione londinese a Kensington. Anni dopo, il produttore Roy Thomas Baker raccontò il modo in cui la rockstar gli introdusse la canzone. Dopo aver suonato la prima parte di Bohemian Rhapsody al pianoforte, Mercury si fermò e disse, come se niente fosse: «E questa è la parte in cui arriva l’opera!».
Com’è facile immaginare, la sua realizzazione non fu una passeggiata di salute. Brian May, Roger Taylor e John Deacon accolsero subito con entusiasmo l’idea del cantautore, ma occorreva passare all’azione. Il gruppo iniziò a registrare il 24 agosto 1975 presso il Rockfield Studio 1, vicino Monmouth, in Galles, dopo aver provato per tre settimane a Herefordshire. Furono necessarie sei settimane di lavoro, ma il brano venne curato nei minimi dettagli. In diverse parti, le voci dei musicisti vennero sovraregistrate, per un totale di centottanta parti vocali. Le sezioni di nastro vennero tagliate manualmente e incollate, con una minuziosità estrema.
Il risultato, com’è evidente ascoltando la canzone, è assolutamente rivoluzionario e strepitoso, e ha modificato per sempre la concezione del rock e della musica in generale. Le premesse per qualcosa di grande, dopotutto, c’erano tutte. Per registrare Bohemian Rhapsody, Freddie usò infatti lo stesso pianoforte utilizzato da Paul McCartney per Hey Jude. Uno strumento molto molto fortunato, o semplicemente destinato a capolavori eterni.
Federica Checchia





