Si chiamava KitKat, era un gatto e la sua morte ha oprovocato grandi proteste a San Francisco. Il felino, pmolto noto in città e sui social, è stato investito il 28 ottobre da un taxi robot della Waymo, una delle principali aziende negli Stati Uniti. La sua tragica scomparsa ha riacceso le ostilità di una fetta di popolazione, contraria ai taxi a guida autonoma, autorizzati dalla California nel 2022.
La società ha riconosciuto l’incidente, ma sostiene che sia stato il gatto a infilarsi sotto il taxi, ripartito subito dopo dopo averlo investito. Chi ha assistito all’evento, tuttavia, ha contestato questa versione dei fatti. Fino ad ora, sono stati raccolti più di trecento reclami.
La commemorazione in onore di KitKat, ucciso da un taxi robot
Martedì si è tenuta una commemorazione in onore di KitKat fuori dal negozio della famiglia che lo aveva adottato. Era amato da tanti, e svolgeva le funzioni di un bodega cat, ovvero tenere lontani i topi, ma era anche diventato una sorta di mascotte dei punti vendita, oltre che sui social network.
Questi taxi privi di conducente stanno creando da tempo diversi problemi, soprattutto ai residenti. Spesso, infatti, ostacolano i mezzi dei pompieri, rallentandoli, bloccano il traffico o parcheggiano dove non possono. In questi anni ci sono state altre proteste, anche violente, e alcuni attivisti hanno iniziato a disabilitare i veicoli, mandandoli in tilt.
La consigliera comunale Jackie Fielder ha preso parte alla commemorazione per KitKat, e ha detto che presenterà una proposta di legge per dare ai quartieri il potere di scegliere se consentire o meno la circolazione dei taxi robot. «Metteremo sempre la comunità prima degli oligarchi del settore tecnologico e la California dovrebbe fare lo stesso», sono state le sue parole.
Federica Checchia





