I Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, agenzia dell’Unione Africana, hanno confermato la presenza di nuovi casi del virus di Marburg, appartenente alla famiglia dei filoviridae, la stessa dell’Ebola, in Etiopia. Questo ceppo appare molto contagioso e provoca, in chi lo contrae, diarrea, nausea, vomito e febbre alta. I primi sintomi da prendere in considerazione sono, di solito, forte mal di testa, dolori al petto sospetti e alterazione improvvisa.

Lo scorso gennaio c’è stata un’epidemia di Marburg in Tanzania. Prima che le autorità e i medici riuscissero ad arginarla, due mesi dopo, ha provocato il decesso di almeno dieci persone. A dicembre 2024, invece, i morti in Ruanda erano stati quindici.

Virus di Marburg: non c’è ancora il vaccino

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità e lui stesso etiope, ha confermato il rilevamento di almeno nuovi casi nel sud del Paese. Stando alle stime dell’OMS, il tasso di letalità del virus di Marburg è molto elevato: nelle precedenti epidemie avrebbe causato la morte di una percentuale che va dal 24% all’88% delle persone contagiate.

A trasmetterlo agli esseri umani sono le cosiddette volpi volanti; una specie di pipistrelli. Il contagio, tuttavia, può avvenire anche di persona in persona e, almeno per il momento, medici e scienziati non sono ancora riusciti a creare un vaccino in grado di controllarne la diffusione. Nel 2023 sono iniziati dei test su un vaccino sperimentale, ma sono ancora in corso.

Federica Checchia