Sono poche le figure che hanno incarnato bravura, bellezza e femminilità come Brigitte Bardot; Simone de Beauvoir ha saputo leggere e analizzare l’iconica B.B. con lucidità critica, dando origine a una riflessione fondamentale sul rapporto tra donna, mito e società di massa.
Brigitte Bardot come mito moderno, una riflessione di Simone de Beauvoir

Per la filosofa Simone de Beauvoir, una delle figure centrali del pensiero femminista moderno, Brigitte Bardot non rappresenta solo l’iconica attrice di successo ma un vero e proprio archetipo trasformato in mito: una costruzione simbolica prodotta dall’immaginario collettivo. L’ascesa di Brigitte Bardot si realizza fra gli anni Cinquanta e Sessanta dove la sua figura di donna libera, indipendente e sganciata dalle convinzioni borghesi non collima con l’ideale femminile tradizionale seguito in quegli anni. All’epoca la donna era sinonimo sì di eleganza e seduzione ma sempre con disciplina e discrezione.
Questa improvvisa rottura di strutture e schemi preimpostati, questa libertà dirompente, porta a far sì che un’attrice e icona come Brigitte Bardot risultasse una figura ambigua, secondo la visione di Simone de Beauvoir , in quanto si presentava il rischio che il mito Bardot non liberasse seriamente la donna: piuttosto, trasformasse il desiderio maschile in spettacolo, offrendo esclusivamente una illusione di emancipazione e autonomia senza tuttavia discutere sulle strutture profonde del concetto.
L’ eterno femminino: ”Donne non si nasce, lo si diventa”
Con l’espressione Eterno Femminino si intende l’idea che esista una natura femminile immutabile, valida per tutte le donne e in ogni epoca. Questo concetto ampiamente smontato da Simone de Beauvoir – che ne rifiuta radicalmente – l’idea è ben delineato nella sua opera Il secondo sesso, pubblicata nel 1949. La sua tesi centrale sulla concezione si sintetizza in una frase, in seguito, divenuta celebre:
“Donna non si nasce, lo si diventa.”
Non esiste, quindi, un’idea fissa di femminilità in quanto tutto ciò che è femminile è anche il risultato di integrazione fra cultura, storia ed educazione. Criticando l’Eterno Femminino la scrittrice e femminista decostruisce gli stereotipi di genere smascherandoli e apre la strada a quello che sarà, in seguito, il femminismo contemporaneo. Ma cosa c’entra con il mito Bardot? Per Simone De Beauvoir, Brigitte Bardot è un esempio moderno di come quel mito venga ricreato nella cultura di massa.
La filosofa esistenzialista analizza Brigitte Bardot come figura simbolica e quindi non solo come attrice: a tal proposito, Bardot diventa un mito perché caricata di significati che vanno oltre la persona reale. Ecco quindi che si concretizza la versione moderna dell’Eterno Femminino. Secondo Simone de Beauvoir, Bardot incarna una apparente libertà, anticonformista e non legata ai modelli femminili tradizionali, ma per la filosofa l’attrice non è soggetto attivo della sua libertà poiché oggetto dello sguardo maschile; la sua bravura e la sua naturale femminilità, in quest’ottica presentata da Simone de Beauvoir, è sfruttata dall’industria culturale di massa. Il mito Bardot, in questa accezione, dimostra come l’Eterno Femminino non scompaia mai ma si trasformi: non più donna angelo del focolare ma donna-desiderio. E, in entrambi i casi, la donna resta definita dall’esterno.
Simone de Beauvoir, il mito Bardot e l’illusione dell’emancipazione
Simone de Beauvoir dimostra come l’Eterno Femminino sopravviva nella modernità sotto forma di femminilità sessualizzata, che sembra libera ma continua a ridurre la donna a oggetto. Risulta doveroso sottolineare che il punto centrale della riflessione di Beauvoir non è una condanna personale di Bardot, attrice eccellente e icona del cinema, bensì una critica al sistema che la trasforma in simbolo. Brigitte Bardot, nella riflessione della scrittrice, è una donna che sembra scegliere da sé ma quelle scelte sono già inscritte in uno scenario dominato dagli uomini. Proprio in questo senso, la scrittrice coglie una contraddizione: la libertà estetica e la libertà reale, ovvero quell’autonomia esibita ma non attuabile attivamente in una società ancora prevalentemente maschile.
In La donna spezzata (1967), Beauvoir analizza figure femminili contemporanee come simboli di contraddizioni sociali e nello stesso tempo ne Il secondo sesso, sottolinea come la società spesso riduca la donna al suo corpo:
“Il corpo è il primo mondo della donna; attraverso di esso essa è valutata, giudicata e confinata”.
Simone de Beauvoir, ”Il secondo sesso”, 1949
Il paradosso centrale che Simone de Beauvoir sottolinea nel mito Bardot è che una donna avvenente, icona del cinema e amata, può sembrare libera ma la sua libertà resta condizionata dal contesto sociale maschile. Beauvoir non ha mai criticato l’attrice, icona mondiale del cinema, ma evidenzia come una certa immagine femminile costruita e adattata dai media rafforzi alcuni schemi di dominio, seppur d’impatto possa apparire svincolata ed emancipata.
Femminismo e cultura pop: ”La sindrome di Lolita”
La filosofa esistenzialista ha osservato con minuzia il fenomeno Bardot vendendo in lei non solo una fulgida e meravigliosa star del cinema, ma anche un segno dei mutamenti profondi nel modo di rappresentare la donna nella società moderna spesso definita attraverso lo sguardo maschile e ruoli imposti. Bardot è la sensualità spontanea, il modello che distrugge l’ideale della donna pudica e passiva; è la bellezza che non seduce per strategia ma per spontaneità. Il suo corpo esiste non come oggetto morale o come mezzo, bensì come dato naturale. Il mito Bardot, alla luce della visione posta da Simone de Beauvoir, si interroga anche sul rapporto fra femminismo e cultura pop; oltretutto, come altre icone del Novecento, Bardot diventa il riflesso culturale della società del tempo: basti pensare anche a Marilyn Monroe o a Twiggy.
Non si tratta solo di donne ma di uno specchio che mostra i limiti della società. Nel 1959 Simone de Beauvoir dedica un saggio alla star del cinema, inizialmente pubblicato sulla rivista Esquire e, in seguito, edito Lerici (1960) in Italia. Qui analizza la nuova condizione femminile e introduce il concetto simbolico ”Sindrome di Lolita’‘, esplorando come Bardot evocasse il desiderio maschile – patriarcale, quindi – accostato allo scandalo. Il saggio mostra come le donne, anche le icone libere, fossero incastrate in ruoli e aspettative voluti da una società dominata dal maschile. Brigitte Bardot è una figura che sfugge al controllo maschile tradizionale; un’ immagine che affascina ma che, al contempo, inquieta la società patriarcale. La sua femminilità libera ha un rischio: che l’industria culturale trasformi il suo mito in nuove forme di oggettivazione.
”[…]Dire che Brigitte Bardot incarna l’immoralità di un’epoca è come ammettere che il suo personaggio pone in discussione alcuni dei tabú propri dell’epoca precedente: in particolare quelli che negano alla donna l’autonomia sessuale. In Francia, almeno ufficialmente si dà ancora molta importanza alla dipendenza della femmina rispetto al maschio. Gli americani, che in effetti sono lontani dall’avere raggiunto completamente l’uguaglianza dei sessi, ma che teoricamente la ammettono, non hanno visto niente di scandaloso in questa emancipazione che ha il suo simbolo in Brigitte Bardot. È soprattutto la sua franchezza che turba tutti e conquista pochi. «L’amore, voglio che sia senza ipocrisia, senza storia» ha dichiarato Brigitte Bardot. Amore, erotismo, senza più mistificazioni, l’impresa va più lontana del previsto: se un mito s’incrina, tutti i miti sono in pericolo. […]”.
Simone De Beauvoir, ”Brigitte Bardot”, Traduzione italiana di Piero Del Giudice, Milano, Lerici, 1960 (Oggi nel mondo, 4), pp. 7-41.
Il contributo di Beauvoir rimane fondamentale: Bardot resta un mito moderno simbolo di un momento di transizione che prefigura un segnale di cambiamento potente. Brigitte Bardot è stata un’attrice eccellente e una figura che ha aperto interrogativi sul femminismo dimostrando come il corpo della donna potesse diventare spazio di affermazione e non solo di controllo.
Foto in copertina da Rai.it (www.rai.it/ufficiostampa)





