Jacques Moretti, proprietario, insieme alla moglie Jessica Maric, del bar Le Constellation nella località svizzera di Crans-Montana, è stato arrestato venerdì. Com’è tristemente noto, l’incendio divampato nel locale, la notte di Capodanno, è costato la vita a quaranta persone, e ha provocato decine di feriti. La coppia è sospettata di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo.

Durante un interrogatorio, l’imprenditore ha confermato agli inquirenti che una porta di servizio, quella sera, fosse stata chiusa dall’interno. Moretti ha dichiarato alla procura del Vallese di averlo scoperto solo in un secondo momento. Stando ad alcuni estratti di rapporti della polizia, una volta arrivato sul posto l’uomo avrebbe forzato l’accesso, trovando diverse persone a terra, accalcate dietro quella che credevano essere una via di fuga sicura.

Crans-Montana, parla il proprietario del bar Le Constellation

I primi riscontri suggeriscono che, a provocare l’incendio, sarebbe stato il contatto delle bengala con la schiuma fonoassorbente sul soffitto del seminterrato del locale. Le autorità hanno sollevato dubbi anche riguardo alla presenza e l’accessibilità degli estintori e sulla conformità delle uscite del bar.

Ascoltata dalla polizia, prima di essere rilasciata, Jessica Maric avrebbe dichiarato di aver spesso usato candele scintillanti per servire bottiglie di vino. Moretti, tuttavia ha detto agli inquirenti di aver effettuato vari test a riguardo e, secondo lui, le candele non erano abbastanza potenti da incendiare i pannelli. Ha affermato di aver acquistato la schiuma in un negozio di bricolage e di averla installata lui stesso, durante i lavori di ristrutturazione effettuati dopo l’acquisto del locale, nel 2015.

Riguardo alla presenza di numerosi minorenni nel bar al momento della tragedia, il proprietario di Le Constellation ha ribadito di aver vietato l’ingresso ai minori di sedici anni, e che i clienti di età compresa tra i sedici e i diciotto anni dovessero essere accompagnati da un adulto. Ha poi ammesso, però, che i controlli all’entrata potrebbero essere stati insufficienti.

Federica Checchia