Come già ampiamente previsto, il presidente Yoweri Museveni ha vinto le elezioni che si sono tenute giovedì in Uganda. Il leader politico, ottantuno anni, si avvia dunque a guidare il Paese per il suo settimo mandato consecutivo. Era salito al potere nel 1986 con un colpo di Stato e, da allora, governa in modo autoritario.

Annunciando i risultati, il capo della commissione elettorale Simon Byabakama ha chiesto ai sostenitori di entrambe le fazioni di accettare l’esito della chiamata alle urne. Come riportano i dati ufficiali, Museveni ha ottenuto il 72% delle preferenze, contro il 25% dell’avversario, l’ex musicista Bobbi Wine, al secolo Kyagulanyi Ssentamu. Quest’ultimo ha già definito i risultati come “falsi”, parlando di gravi brogli.

Il governo dell’Uganda ha limitato le libertà della popolazione, in vista delle elezioni

In effetti, la tornata elettorale è stata decisamente piena di polemiche e contestazioni. Secondo diversi osservatori internazionali, tra cui le Nazioni Unite e Amnesty International, è impossibile considerare le ultime votazioni libere o regolari, a causa della sistematica repressione dell’opposizione da parte del governo. Soprattutto in queste ultime settimane, le autorità hanno infatti imposto diverse forme di limitazione delle libertà, dal blocco di internet -iniziato martedì- alla chiusura di varie ong, al divieto d’ingresso ai giornalisti provenienti dall’estero, fino ai violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

L’ex popstar Wine, quarantatré anni, sostiene che almeno ventuno persone sarebbero state uccise negli ultimi giorni. d oggi, tuttavia, le autorità hanno confermato solo sette decessi. La vittoria di Museveni è stata accolta in modo piuttosto tiepido. I festeggiamenti sono stati minimi, la maggior parte delle strade della capitale, Kampala, sono rimaste vuote e le attività commerciali chiuse.

L’ex presidente della Nigeria Goodluck Jonathan, ora a capo della missione di osservazione dell’Unione Africana, ha dichiarato ai giornalisti che «il governo dovrebbe astenersi dal sospendere l’accesso a internet» in prossimità delle elezioni. Ha inoltre denunciato «segnalazioni di intimidazioni, arresti e rapimenti» che «instillano paura e minano la fiducia del pubblico nel processo elettorale».

Federica Checchia