La Svizzera ha infine accettato che anche l’Italia prenda parte alle indagini in merito all’incendio avvenuto la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a quaranta persone. A riferirlo, venerdì, è stata Ingrid Ryser, una portavoce dell’Ufficio federale di giustizia (UFG).
La possibilità di collaborazione tra autorità giudiziarie di più Paesi è prevista da un protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria, firmata sia dal governo italiano, che da quello svizzero. La procura di Roma aveva già avviato un’indagine autonoma sui fatti di Crans-Montana, nei quali erano e sono coinvolti anche cittadini italiani, e aveva presentato richiesta di assistenza giudiziaria alla Svizzera il 13 gennaio. Venerdì sera la procura del Canton Vallese ha acconsentito.
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Ryser ha spiegato che le gli inquirenti italiani avranno accesso alle prove già raccolte dai colleghi svizzeri, e che, a metà febbraio, avrà luogo un primo incontro tra le autorità penali delle due nazioni. L’UFG guiderà questa riunione per «chiarire i dettagli della collaborazione e coordinare le procedure».
Il governo italiano aveva imposto la creazione di una «squadra investigativa comune» come condizione imprescindibile per il rientro in Svizzera del suo ambasciatore, Gian Lorenzo Cornado. Giorgia Meloni aveva richiamato il diplomatico in Italia lo scorso sabato, in segno di protesta contro la decisione di un tribunale svizzero di rilasciare Jacques Moretti, il proprietario del bar di Crans-Montana in cui è avvenuto l’incendio, fino ad allora in custodia cautelare per paura che tentasse la fuga.
Federica Checchia





