Diverse fonti hanno confermato all’emittente pubblica danese DR che i militari inviati a gennaio in Groenlandia dalla Danimarca avrebbero fatto saltare in aria le piste dei principali aeroporti dell’isola in caso di invasione da parte dell’esercito statunitense, come il presidente Donald Trump ha minacciato in più occasioni. I soldati avevano infatti con con loro degli esplosivi per distruggere, tra le altre cose, le piste di atterraggio di Nuuk e Kangerlussuaq. Il carico comprendeva anche delle sacche di sangue, in modo che i feriti potessero ricevere cure qualora si fosse giunti a un vero e proprio conflitto.
L’attacco statunitense in Venezuela ha messo in allarme Groenlandia e Danimarca
Secondo quanto appreso da DR, un evento in particolare, risalente all’inizio del 2026, avrebbe spinto il governo danese e gli alleati europei a correre ai ripari. La mattina del 3 gennaio 2026, infatti, l’Europa si è svegliata con con la notizia del raid degli Stati Uniti in Venezuela, e con l’arresto dell’ex dittatore Nicolás Maduro. Nonostante Trump non avesse mai fatto un riferimento esplicito alla possibilità di intervenire militarmente in Groenlandia, aveva concretamente dimostrato di poter farlo altrove. Questo episodio, naturalmente, ha messo in allarme l’altro lato dell’Atlantico.
Danimarca, Germania, Francia e Svezia hanno dunque spedito sull’isola alcune centinaia di soldati in Groenlandia, spinto anche dalle dichiarazioni sempre più aggressive del presidente statunitense. Il tycoon, infatti, continuava a parlare della necessità di annettere l’isola, ammettendo per la prima volta di essere disposto anche a usare la forza, in caso di resistenza. Se gli Stati Uniti avessero tentato un attacco, i soldati danesi avrebbero avuto diverse munizioni a disposizione, per poter prendere parte alla lotta. Allo stesso modo, anche i caccia F-35 inviati d’urgenza a nord erano pesantemente armati. Nessuno, però, sembrava illudersi della possibilità di resistere a lungo a un’invasione americana. Fortunatamente, le cose sono poi andate in modo diverso, almeno per il momento. Non bisogna però dimenticare che il secondo mandato di Trump è iniziato da appena un anno. Per i prossimi tre anni, dunque, come la storia insegna, sarà meglio essere preparati.
Federica Checchia





