Elizabeth Gladys Dean, detta Milvina, nacque il 2 febbraio del 1912 a Branscombe, nel Devon, e aveva appena due mesi quando i suoi genitori, Bertram Frank Dean e Georgette Eva Light, decisero d’intraprendere insieme a lei e al fratello maggiore, Bertram Dean, un viaggio che avrebbe cambiato per sempre il corso della sua vita. Stanchi dell’uggiosa Inghilterra, la coppia decise infatti di tentare la fortuna ed emigrare a Wichita, Kansas, dove vivevano i genitori di lui. Moglie, marito e i due bambini salirono dunque a bordo di un transatlantico della White Star Line come passeggeri di terza classe. Erano muniti del biglietto n. c.a.2315, del valore di venti sterline, undici scellini e sei pence. La nave, varata alle 12.15 del 31 maggio 1911, era al suo viaggio inaugurale; salpò alle 12:06 del 10 aprile 1912, partendo da Southampton e diretta a New York, sotto la responsabilità del comandante Edward John Smith. Il nome dell’imponente imbarcazione era RMS Titanic.
Milvina Dean, la più giovane passeggera a bordo del Titanic
Con le sue nove settimane di vita, Elizabeth era la più giovane passeggera a bordo e, fortunatamente, non poté rendersi conto di quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Ad accorgersi della collisione con l’iceberg, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, fu il padre. Resosi conto della gravità della situazione, tornò in cabina chiedendo alla moglie di vestire i figli e di recarsi sul ponte. Georgette e i piccoli riuscirono mettersi in salvo su una lancia di salvataggio, la numero dieci, tra le prime ad allontanarsi dalla nave, sul punto di inabissarsi. Del marito, purtroppo, si persero le tracce, e il suo corpo non fu mai ritrovato.
La scialuppa, che ospitava una quarantina di persone, fu la penultima ad essere soccorsa dal Carpathia. Dopo alcuni giorni di ricovero all’ospedale di San Lucas, a New York, Georgette decise di fare ritorno in patria sul P/S Adriatic. La giovanissima età di Milvina attirò la curiosità degli altri passeggeri, che si misero addirittura in coda per tenerla in braccio. Di quel viaggio, restano diverse fotografie. La bambina scoprì di aver vissuto il naufragio del Titanic in prima persona solo a otto anni ma, per buona parte della sua vita, non volle saperne molto. Solo intorno ai settant’anni si convinse a partecipare a esposizioni, interviste e documentari dedicati alla tragedia e, nel 1996, fu accolta a Belfast come ospite d’onore di un convegno della “Titanic Historical Society”.
Per noi è un evento storico, per lei era la notte che le ha sconvolto la vita
In più occasioni, si ritrovò, suo malgrado, a parlare di un avvenimento storico che l’aveva vista protagonista, ma di cui non serbava ricordi. Il suo corpo, tuttavia, aveva in qualche modo assorbito l’accaduto. Per tutta la sua vita, Milvina ebbe paura dell’acqua, come se i suoi muscoli e il sistema nervoso avessero registrato il trauma che la sua coscienza non aveva potuto trasformare in memoria. Questo fatto, unito al dolore di aver perso un genitore in simili circostanze, la spinse a criticare apertamente un episodio della serie della BBC Doctor Who, incentrato proprio sull’affondamento dell’imbarcazione. Dalla sua casa di cura, commentò:«Il Titanic fu una tragedia che distrusse molte famiglie. Io persi mio padre e lui giace ancora in mare per quel naufragio. Penso che sia scortese fare intrattenimento su tale tragedia!».
Milvina si spense il 31 maggio 2009, data di anniversario del varo del transatlantico. Le sue ceneri vennero disperse a Southampton, in corrispondenza della banchina n. 44, proprio nel punto in cui il Titanic era salpato. Con la scomparsa della donna, ultima superstite del naufragio, di quella notte del 1912 rimangono solo i documenti, le pochissime immagini d’epoca, molte domande senza risposta, le storie dei 710 sopravvissuti, dei 1.517 morti e di quel relitto che, da oltre un secolo, riposa in fondo all’Oceano, con tutti i suoi segreti.
Federica Checchia





