Kenneth Iwamasa è stato condannato a scontare tre anni di carcere per il coinvolgimento attivo nella morte di Matthew Perry. L’assistente personale ha iniettato all’attore diverse dosi di ketamina, in particolare tre somministrazioni avvenute in un lasso di tempo ravvicinato. Queste ultime sono avvenute il 28 ottobre 2023, giorno in cui Perry è deceduto per overdose. Il sessantenne, dopo aver negato inizialmente qualsivoglia coinvolgimento, ha ammesso la propria colpevolezza. Il rapporto che intercorreva tra i due, lungo anni e basato sulla fiducia, avrebbe dovuto sostenere l’attore nel mantenimento della propria sobrietà.

L’assistente di Perry condannato a scontare tre anni, la responsabilità c’è

Il rapporto tra Perry e Iwamasa, come accennato poche righe prima, era solido e duraturo. I due già si conoscevano quando l’attore lo ha assunto come assistente personale. Uno, tra i compiti principali, è sempre stato quello di sostenerlo. Le dipendenze del cinquantaquattrenne non sono mai state celate e da anni, ormai, era alle prese con una continua lotta tra la salute mentale e l’allontanamento dalle droghe. Eppure, il suo amico fidato e colui che avrebbe dovuto aiutarlo, si è rivelato uno tra i principali complici della sua morte.

Iwasama, infatti, ha iniziato a rivestire un ruolo differente identificandosi come il suo personale corriere della droga. È diventata così figura centrale nell’approvvigionamento, lavorando a stretto contatto con gli altri complici già precedentemente condannati. L’assistente personale è stata l’ultima persona vedere Matthew Perry vivo e l’ultimo a trovarlo morto nella sua vasca idromassaggio. Solo dopo aver negato ripetutamente il suo coinvolgimento, è diventato il principale testimone nelle indagini.

Il processo contro Iwamasa segna la fine di un lungo procedimento penale

La sua implicazione è stata ampiamente dibattuta durante l’udienza di mercoledì, durata quasi tre ore. I giudici, gli avvocati, così come i cari di Perry, hanno discusso sul grado di responsabilità che sussiste quando qualcuno lavora per una persona importante e fortemente dipendente. L’avvocato di Iwamasa, Alan Eisner, ha fatto pressione proprio su questo aspetto, affermando che «la sua lealtà verso Perry era assoluta». «Adorava Perry, lo idolatrava. Ha fatto di tutto per compiacerlo e assecondarlo», ha aggiunto. La lealtà, tuttavia, non è apparsa nella ricostruzione del suo coinvolgimento. Lisa Ferguson, colei che si è occupata degli affari dell’attore e che oggi figura come esecutrice testamentaria, ha ribadito che la responsabilità di Iwamasa è effettiva.

Lo ha dapprima accusato di aver allontanato Perry da persone a lui care o indispensabili per la sua sobrietà, come assistenti e personale medico. Successivamente ha sottolineato che l’unico scopo era di accrescere la sua influenza e il suo potere nei confronti dell’attore. L’assistente, sottolinea Feguson, non ha mostrato «il minimo senso di colpa o rimorso» a seguito della morte di Matthew Perry e, per questo motivo, deve «marcire in prigione». «Tu sei il mostro che lo ha ucciso», ha aggiunto. La sua condanna emessa da un tribunale di Los Angeles mette un punto a un lungo e straziante procedimento penale che ha visto il coinvolgimento di cinque persone.

Stefania Cirillo