Il Lazio è la regione del centro Italia (tra Marche, Umbria e Toscana), dove abortire è più difficile, ed è la settima in Italia per numero di dottori obiettori.
Quali sono le strutture in cui si pratica l’aborto nel Lazio? Perchè i numeri sono così scoraggianti? Con BRAVE vogliamo fare il punto della situazione
I medici obiettori in Italia
Dal 2018 ad oggi, le interruzioni volontarie di gravidanza, sono diminuite del 5,5%, mentre i medici obiettori continuano a proliferare. In media, gli obiettori rappresentano il 70% dei ginecologi, il 46,3% degli anestetisti e il 42,2% del personale non medico. Tutti e tutte conosciamo la situazione preoccupante del Sud Italia, dove, in regioni come la Basilicata, gli obiettori sono quasi il 90% del personale medico. Nel Lazio la situazione non è molto migliore: su 274 ginecologi, solo 200 decidono di praticare l’IVG, nonostante questa regione fu la prima a indire dei concorsi pubblici solo per medici non obiettori.
La situazione è ancora più delicata se consideriamo l’aborto terapeutico (quando la gravidanza mette a rischio la vita della madre o del feto stesso), che viene effettuato solo in cinque ospedali di Roma: Il San Giovanni, il Pertini, San Camillo, sant’Eugenio e San Filippo Neri.
Quali conseguenze
Visti questi numeri, succede spesso che il medico non obiettore sia solo uno all’interno di una struttura, e che si trovi a lavorare con un’equipe di obiettori (il 58% degli anestetisti nel Lazio non praticano aborti), che ostacolano l’operazione. D’altra parte, molte donne che vivono in regioni come la Basilicata o la Campania, sono costrette a spostarsi in altre regioni per poter interrompere la gravidanza. Ovviamente, sia gli spostamenti che il ricorso a una clinica privata, sono spese che gravano sulla paziente, e che trasformano l’aborto anche in un privilegio di classe.
per approfondire: L’obiezione di coscienza è contro la vita





