Ornella Vanoni è morta questa sera nella sua casa di Milano. Aveva 91 anni. La cantante — una delle interpreti più longeve, libere e riconoscibili della musica italiana — se n’è andata. A quanto riporta il Corriere della Sera, ha avuto un arresto cardiocircolatorio poco prima delle 23.
Ornella Vanoni è morta: ci lascia una delle interpreti più importanti della musica leggera italiana
La sua voce, un timbro caldo e un po’ ruvido, capace di essere sensuale e ferocemente sincero allo stesso tempo, è stata il filo rosso di oltre sei decenni di musica. Senza fine, L’appuntamento, Domani è un altro giorno, Tristezza: canzoni che non appartengono solo alla memoria collettiva, ma ai momenti più intimi della vita di intere generazioni.
Dal Piccolo Teatro alla musica: l’inizio di una storia impossibile da imitare
Nata nel 1934 in una famiglia borghese milanese, cresciuta tra collegi svizzeri e una naturale vocazione per il palcoscenico, Ornella Vanoni non era destinata alla musica — almeno non all’inizio. Entrò all’Accademia del Piccolo Teatro, guidato da Giorgio Strehler, che diventò il suo primo grande amore e il primo a intuire quel talento magnetico che sfuggiva a qualsiasi classificazione.
A teatro debuttò con Pirandello, ma fu la musica a rapirla. Era il 1957 quando iniziò a cantare le celebri “canzoni della mala”: storie di amanti perduti, periferie scure, vita vissuta davvero. Nessuna donna aveva mai portato sul palco quel tipo di racconti.
La sua storia con Gino Paoli è una delle più celebri della musica italiana, una relazione fatta di genialità e disordine, di risate improvvise e lacrime vere. Si conobbero nei corridoi della Ricordi e fu subito un incastro brusco ma inevitabile. Da quell’amore, fragile e irrequieto, nacque una delle canzoni più iconiche del Novecento: “Senza fine”, scritta da Paoli per lei.
Sanremo, collaborazioni internazionali e un carisma che non ha età
Vanoni ha attraversato il Festival di Sanremo otto volte, vincendo due Premi Tenco e portando sul palco interpretazioni che hanno riscritto il modo in cui una donna poteva “stare” nella musica italiana. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei più grandi autori italiani e con leggende del jazz internazionale. La sua voce — potente quando serviva, fragile quando sceglieva di esserlo — veniva riconosciuta all’istante.
Negli ultimi tempi, Ornella parlava della morte con la stessa naturalezza con cui, per tutta la vita, ha parlato del desiderio, della fatica di amare, dell’orgoglio e della femminilità. Diceva spesso di voler essere lei a decidere “quando andarsene”. Di non aver paura della fine, ma di aver paura dell’inutilità.





