È morto a Milano, all’età di novantaquattro anni, padre Eligio Gelmini. Il frate francescano era conosciuto per il suo impegno a sostegno delle persone con problemi di tossicodipendenza. Nel 1964 aveva fondato il primo Telefono Amico e, nel 1967, la prima comunità per il recupero dei tossicodipendenti, Mondo X. Negli anni, il progetto si era allargato a dismisura; oltre alla sede milanese, aveva aperto delle filiali anche a Cozzo (Pavia), sull’Isola di Formica, nell’arcipelago delle Egadi, a Cetona (Siena), e sul monte Tabor, in Israele.
Padre Eligio Gelmini e la fede calcistica
Angiolino Gelmini era nato nel 1931 nel villaggio Bisentrate, una frazione di Pozzuolo Martesana. Era il fratello minore di un altro religioso, Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro. Negli anni Sessanta e Settanta si era guadagnato il soprannome di Fratel Dribbling, dovuto alla propria passione per il Milan, del quale era diventato una sorta di padre spirituale.
Negli anni, aveva stretto un legame speciale con Gianni Rivera, durato nel tempo. L’ex calciatore aveva parlato in questi termini della loro amicizia: «Incontrai padre Eligio a una iniziativa in cui si parlava di giovani. Scoprii un mondo del tutto diverso da quello dorato in cui vivevo e io me ne innamorai subito. Da allora, appena posso, vado a trovare i ragazzi di Mondo X».
La storia di Telefono Amico
In un’intervista, sorella Battista, a lungo braccio destro di padre Eligio, aveva descritto così l’impegno del Telefono Amico: «Si telefona allo 02 6366 per problemi di droga o di salute, per dissapori coniugali, violenza, bullismo, perdita del lavoro o della casa e molto altro. Anche solo per scaricare la rabbia. Chi risponde lo fa nell’anonimato e sa che la priorità è ascoltare l’altro, senza giudizio».
La prima telefonata, effettuata il 23 gennaio del 1964, fu fatta da una donna che aveva tentato il suicidio. Da quel giorno, i volontari del progetto hanno risposto a oltre dieci milioni di chiamate, cercando di offrire un supporto a persone in difficoltà. Tra queste, leggenda narra che ci fossero anche la poetessa Alda Merini, e che dettasse al telefono i suoi componimenti.
Federica Checchia





