L’arte, in ogni sua forma, ha rappresentato l’amore in tutti i suoi aspetti, raffigurando spesso coppie che incarnano un amore tormentato e doloroso, quasi maledetto, con l’intento di riprodurre anche l’aspetto più travagliato e straziante che può caratterizzare questo sentimento universale.
La rappresentazione dell’amore nelle diverse forme d’arte
L’amore, in tutte le forme d’arte possibili, è stato rappresentato innumerevoli volte nei suoi aspetti più disparati. Da “Amore e Psiche”, di Antonino Canova, a “Il Bacio”, di Klimt, dalla “Divina Commedia” di Dante, ad “Amor Vincit Omnia”, di Caravaggio, passando per il cinema in cui troviamo film come “Le Cose non Dette”, di Gabriele Muccino, “La La Land” di Damien Chazelle e “Casablanca” di Michael Curtiz, questo sentimento comune e incontrollabile appare in modi sempre diversi, dall’eros, fatto di passione e desiderio, all’amore romantico fino ad arrivare agli aspetti più amari e bui come il tradimento e la violenza.
Proprio perché si tratta di un sentimento così intenso, meraviglioso, inaspettato, travolgente, duraturo, ma anche, a volte, duro, confuso, fugace, complicato e dilaniante, a cui non sempre si sa dare una risposta, l’amore ha sempre preso vita attraverso dipinti, film e opere letterarie che attraverso parole, scene, musiche e colori, provano a racchiuderne il senso e l’essenza più profonda di tale emozione. In esso, lo spettatore non solo riesce a immedesimarsi, sentendosi capito e accolto, ma anche finisce anche con il porsi delle domande.
Cos’è davvero l’amore e qual è il suo senso? Perché, a seconda delle situazioni, può essere così meraviglioso o traumatico? Da cosa nasce e perché è così improvviso, incontrollabile e travolgente? Queste solo alcune degli innumerevoli quesiti che tutti, almeno una volta, ci siamo posti e a cui abbiamo tutte le risposte e al contempo nessuna, proprio perché spesso inafferrabile e inspiegabile.
Amori maledetti: coppie celebri tra arte e letteratura
Da Tristano e Isotta ad Anna Karenina e Vronskij, da Romeo e Giulietta a Jay Gatsby e Daisy Buchanan, da Paolo e Francesca da Rimini (di Dante Gabriel Rossetti) a Gli Amanti, di Magritte, passando per Frida Kahlo e Diego Rivera e Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne, sono numerose le coppie, di fantasia o realmente esistite tra i più grandi artisti di tutti i tempi, che incarnano un amore maledetto e tormentato, fatto di grandi dolori, traumi, sentimenti spezzati e tragiche fini.
Nella “Divina Commedia”, per esempio, l’amore maledetto per eccellenza è rappresentato da Paolo e Francesca, appartenenti al girone dei lussuriosi nel Canto V. Esso è un sentimento irragionevole, eccessivamente passionale, a tal punto da perdere la ragione, adultero e travolgente, considerato peccato per la mentalità dell’epoca e quindi condannati all’inferno.
O, ancora, Frida Kahlo e Diego Rivera, la cui storia, durata oltre vent’anni e interrotta soltanto dalla morte di lei, è stata caratterizzata da una travolgente passione, dall’interesse condiviso per l’arte, ma anche da ripetuti tradimenti e profondo dolore.
L’amore maledetto tra arte e letteratura
Infine, in Tristano e Isotta, invece, troviamo un amore proibito che scaturisce in conflitti interiori dettati dal senso di colpa dovuto al tradimento di Isotta nei confronti del marito, Re Marco. Quello tra Isotta e Tristano è un amore travolgente, fatale, incontenibile, a cui i due protagonisti non riescono a sottrarsi nonostante l’adulterio e, purtroppo, la loro storia ha un triste epilogo, in cui entrambi perdono la vita.
In conclusione, quindi, se da un lato questo sentimento, universale e in grado di scuotere i cuori e le emozioni di tutti, è un qualcosa di talmente potente e travolgente in grado di salvare ognuno di noi, e oserei dire persino il mondo, grazie alla potenza della sua forza, dall’altro è in grado di distruggere ogni cosa che incontra lungo il suo cammino se chi lo vive non è in grado di sperimentarlo nel giusto modo o se le circostanze e l’epoca in cui lo si vive non sono adeguate, rendendolo, quindi, estremamente frustrante ed esasperante, distruttivo.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà




