Analizziamo troppo lo Swing? Ralph Guldahl direbbe di sì

Quelle linee dannate su uno schermo che ci fanno vedere quanto stiamo sbagliando lo swing. Consapevolezza per il miglioramento. Ma se le briglie direzionano un cavallo normale, rallentano invece un purosangue, e quasi lo paralizzano. La caduta di Ralph Guldahl. 

INFANZIA

Già l’anno di nascita fa presagire le sorti di Ralph Guldahl, il 1911 per lui, il 1912 per la triade Snead-Hogan-Nelson: prima di tutti ma solo per poco. Il suo golf club di riferimento è il Lakewood (Texas) dove apprende il gioco guardando il bello ed il brutto dei golfisti: prove, errori e senza maestri. Questo è un elemento comune ai più grandi dell’epoca, ma fattore determinante per Ralph. 
Già a 19 anni vince il suo primo torneo ufficiale e a 20 anni si conquista una scorciatoia.

US OPEN E ABBANDONO

Nel 1933 partecipa giovanissimo allo US Open che sembra in mano a Johnny Goodman (di cui abbiamo già parlato). Nell’ultimo giro Goodman però non brilla e conclude il giro in 76 colpi, -1 per il totale. L’attenzione si sposta su un possibile recupero dell’esteta Walter Hagen che gira in 66 e pareggia il record del campo, stabilito da Goodman il giorno precedente, ma non basta. Guldhal senza pressioni recupera tutti e nove i colpi e si trova alla 18 a puttare per andare al playoff. Al par 4 Il drive è perfetto, il secondo colpo è in bunker e l’uscita si appoggia ad un metro e venti dalla buca. Un putt per lo spareggio, ma l’allenamento sui riarsi green texani non serve, palla sotto pendenza e US Open perso. 
Se la fai da bambino, la varicella è solo un ricordo (quasi) felice. A 20 anni però l’immagine diventa viva e per Ralph, a contrario di tutti, è anche latente.  

The Millwaukee Journal 11 Giugno 1933
(Credits: The Millwaukee Journal)
DECLINO

Dopo la delusione del 1933 Guldahl fa una stagione senza lodi nel 1934 e disastrosa nel 1935, senza mai andare a premi. Ralph è massacrato dalla stampa ed il suo carattere calmo e di ghiaccio non si scioglie d’estate, si frantuma direttamente in inverno. Guldahl abbandona il golf e va a lavorare prima da un rivenditore di auto e poi come carpentiere di scena ad Hollywood. A Los Angeles dà anche qualche lezione di golf agli attori che incontra sui set, ma i soldi scarseggiano. Più tardi ammetterà di non aver rinnovato la tessera della PGA perchè non aveva i 25 dollari necessari.

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Swing Ralph Guldahl US Open 1938
                                       (Credits: USPGA)

RESURREZIONE

Vendute e ricomprate le sue mazze Ralph torna a giocare a golf. Il periodo tra il 1936 ed il 1939 è l’apice della carriera e per un periodo può essere considerato il miglior giocatore del mondo. Vince tre volte consecutive il Western Open (al pari di un Major) e conquista lo US Open nel 1937. Proprio in questo torneo all’Oakland Hills Golf Club del Michigan porta 19 bastoni in sacca, ultima data utile dato che 6 mesi più tardi si introduce il limite di 14 mazze. Inoltre si gioca sul primo campo statunitense sopra le 7000 Yards (6435 metri), nonostante lui non fosse un giocatore potente. Guldahl difende con successo il titolo dello US Open anche l’anno successivo finendo con 6 colpi di vantaggio, diventando l’ultimo a vincere giocando con la cravatta. 
Nel 1939 arriva anche il The Masters, con buona pace di Sam Snead, già sconfitto nel 1937. 
Un libro però, gli costa tutto.

Ralph Guldahl con lo US Open
(Credits: www.finegolfbooks.com)
PARALISI 

Ralph non era un giocatore dallo swing costruito, e lui stesso rimarcava il fatto di non aver avuto un maestro; fiero di aver appreso solo con vista, tentativi e vetri rotti. Per questo motivò creò un libro “Ponte” tra insegnanti e allievi: “Groove your Golf”. Per poter insegnare un movimento tramite un testo si deve però separare l’esecuzione dal suo sentimento.
Quando l’istinto si forza a consapevolezza, allora il talento puro diventa meccanica. Da questo momento infatti Guldahl sarà paralizzato dalla sua stessa analisi e farà fatica a girare sotto gli 80 colpi.
Il figlio afferma che: “Le foto del libro furono scattate da un’angolazione leggermente sbagliata, facendo sembrare il movimento troppo sul piede destro”.

Per non perdere del vino l’unica soluzione è il tappo, ma se lo si spinge troppo a fondo è impossibile bere. Le soluzioni sono estrarlo o rompere la bottiglia: o vino imbevibile o cocci sul tavolo.

Foto di “Groove Your Golf”
(Credits: www.olsportsauction.com)
LUCE NEL TUNNEL

Dopo anni nel buio pressochè totale nel 1945 diventa maestro nel Medinah Golf Club, dove insegna per 3 anni. Il destino vuole che nel 1949 lo US Open si disputi proprio in Illinois al Medinah, campo ormai memorizzato da Guldhal. Un anno prima dell’evento però decide di lasciare il lavoro per le continue febbri da fieno della moglie, insofferente all’ambiente circostante al campo. L’anno successivo partecipa e arriva a 10 colpi dal primo, che vince con 286 colpi.
Sempre il figlio Bobby dirà: “Se fosse rimasto avrebbe vinto, poteva girare ogni giorno con quello score”.

Guldahl anziano
(Credits: www.Icollector.com)
REDENZIONE

Per 12 anni Ralph vende assicurazioni fino al 1961, anno in cui diventa insegnante e club pro del New Braemar Golf Club a Tarzana (Texas). Darà lezioni fino alla morte nel 1987, tra gli altri anche al magnate, a cui si rifà il personaggio di Iron Man, Howard Huges (presente al momento dell’invenzione rivoluzionaria di Eugenio Saraceni). Nel 1981 entra a far parte, giustamente, della World Golf Hall of Fame partecipando ogni anno a qualche gara su invito, tra tutte al suo amato Masters Invitational. 

Ralph non ha potuto comprendere il valore di uno scatto, reale ma anche viziato. Perchè una brutta foto nel momento giusto produce un ricordo, ma sono gli istanti dei momenti qualsiasi che creano la nostra immagine.

 

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