Qualche giorno fa, mille artisti inglesi hanno pubblicato Is This What We Want?, un album completamente muto di protesta contro le ultime politiche del governo britannico in materia di intelligenza artificiale, che favoriscono le aziende a discapito dei musicisti. Le nuove linee guida, infatti, permetterebbero alle compagnie di servirsi del materiale online senza rispettare il copyright. Al coro di dissenso formato da Damon Albarn, Kate Bush, i Radiohead, Hans Zimmer e molti altri si è ora unita anche la voce di Brian May.

Il chitarrista dei Queen, prendendo spunto proprio dal progetto dei suoi colleghi, ha manifestato tutta la sua preoccupazione rispetto a questa spinosa questione. «Il mio timore», ha spiegato «è che ormai sia troppo tardi. Questo è un furto, ed è già stato compiuto. È inarrestabile come le tante incursioni che i mostruosamente arroganti miliardari proprietari di aziende che lavorano con l’IA e con i social media stanno facendo nelle nostre vite».

Brian May contro l’IA e il governo britannico

May non sembra ottimista a riguardo: «Il futuro è già cambiato per sempre». Il suo plauso, però, va all’iniziativa portata avanti dai 1000 UK Artists. «Applaudo a questa campagna per rendere il pubblico consapevole di ciò che si sta andando a perdere.», ha affermato, «Spero che si riesca a porre un freno. Altrimenti, nessuno potrà permettersi di fare musica da qui in avanti».

Is This What We Want? è già disponibile su tutte le piattaforme di streaming e i suoi proventi andranno in beneficenza all’organizzazione Help Musicians. Il disco dura quarantasette minuti e diciassette secondi. Al suo interno vi sono dodici tracce, ognuna delle quali ha il titolo composto da un’unica parola. Parole che, messe in fila, compongono il messaggio: The British Government Must Not Legalise Theft To Benefit AI Companies, ovvero Il governo britannico non deve legalizzare il furto di musica per favorire le aziende di IA.

Federica Checchia

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