Renzo Arbore nasce a Foggia il 24 giugno del 1937. Annoverabile tra gli artisti italiani più rivoluzionari e poliedrici nel campo musicale moderno, ha trasposto tale versatilità negli ambiti più disparati: dal cinema alla televisione, dalla radio alla politica.

Arduo compito sarebbe inquadrarlo entro una semplice definizione; altrettanto complesso potrebbe risultare un tentativo di esaustiva delineazione dei principali passaggi della sua incredibile carriera.

Renzo Arbore, la formula del diverso: carriera e influenze

Renzo Arbore in una recente apparizione in televisione

Nato da padre dentista e madre casalinga, vedrà la sua infanzia segnata dal contesto bellico in generale e dal necessario trasferimento a Chieti per sfuggire ai bombardamenti. Il periodo di studi universitari – che si concluderà con il conseguimento della laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II – è accompagnato da una crescente predilezione per la musica. Grazie a quest’ultima avrà modo di distinguersi sin da subito presso la città natale, inizialmente in qualità di musicista.

La vittoria di un concorso Rai nel 1964 aprirà lui la strada verso un’inarrestabile ascesa: basti pensare che 22 anni dopo diverrà direttore artistico dei programmi radio RAI. Importante, poi, se non fondamentale, la conoscenza di Gianni Boncompagni, a cui si legherà come amico e compagno d’avventure. L’accrescere di occasioni per coltivare il proprio talento lo resero ben presto uno dei personaggi più lungimiranti e completi del palcoscenico nazionale tanto da essere tra i primi a lanciare i brani dei Beatles in radio. In questa costante oscillazione tra un ambito e l’altro si rivelò anche uno scopritore eccellente di comici e showman: da Frassica a Benigni, passando per un numero considerevole di altri emergenti.

Necessario e doveroso approfondimento merita di trovar spazio per quanto concerne la carriera strettamente musicale. Il primo, grande evento – senza sminuire in alcun modo passaggi importanti del passato – fu indubbiamente la costituzione de L’orchestra Italiana, composta da 15 solisti al fine di valorizzare la canzone napoletana di matrice classica. Suonatore di clarinetto e grandissimo appassionato di jazz, fu abile nel tempo a far convergere nel suo cantautorato e, più in generale, nelle produzioni, i vari generi da cui rimase man mano affascinato: swing, blues e molto, molto altro.

La formula del diverso

È nella differenziazione che è possibile rinvenire il punto focale di questo personaggio. Si badi bene, non certo una differenziazione acritica, opportunista e trasformista, tipica dei giorni nostri (senza cadere in nichilismi apocalittici). La capacità di differenziarsi risiede, infatti, nelle virtù di un uomo, non nelle esigenze: se da un lato sarebbe ingenuo immaginare un Arbore pronto a rinunciare a tutto per la massima espressione della sua arte nella forma più pura, dall’altro risulterebbe quantomeno coraggioso cogliere nel suo cammino scelte di mera circostanza. Ed è in questo, probabilmente, che diviene scorgibile il concetto di formula del diverso: capacità di adattamento mista a fedeltà verso i propri istinti, le proprie passioni, i propri ideali. Qualcosa di fondamentalmente astratto a prima vista; o forse no. Come altro si potrebbe spiegare un successo così tanto variegato? Qualcuno potrebbe appellarsi alle conoscenze, qualche altro alla dea bendata. Eppure, è facile comprendere come la genialità dell’artista foggiano non sia a ciò riducibile.

Con sembianze camaleontiche Arbore è stato tutto e niente, luce e buio, giorno e notte. Ma non solo. È riuscito a individuare numerosi punti intermedi, risvolti nascosti, dettagli determinanti. Ha condotto una battaglia con se stesso, prima ancora che con gli altri: ha scelto, infatti, di non scendere a patti con certezze e garanzie, ma di tenere in mano la mappa di principi e intuizioni. Il primo, certo non unico, motivo del mancato fallimento, è stato proprio l’assenza della paura di fallire. Un esempio da seguire in un mondo dove il differenziarsi è spesso considerato una colpa.

Valerio Antoniotti

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