Qualche settimana fa, i BTS hanno ufficializzato la data di uscita del loro attesissimo nuovo album. Il disco uscirà il 20 marzo, e segnerà il ritorno alla musica di RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook, dopo quattro anni di pausa, durante i quali i membri della band hanno portato a termine il servizio di leva, obbligatorio in Corea del Sud. Pochi giorni fa, inoltre, i ragazzi hanno reso noto il titolo del progetto musicale, il quinto in studio: Arirang.
Il nome fa riferimento al titolo della canzone popolare più amata della penisola coreana, un inno nazionale non ufficiale che risuona da secoli, tramandandosi di generazione in generazione. Il termine, in realtà, non ha un significato ben preciso, e vi sono varie teorie a riguardo. La più accreditata vuole la sua origine derivare dall’unione di “ari” (아리) (bello) e “rang” (랑), una parola che si usa per parlare di una “persona amata”. Questa ipotesi fa risalire il canto a una leggenda molto popolare, che vede protagonisti due giovani innamorati, separati da un fiume. In tutte le versioni del mito il loro non ha mai un lieto fine: la ballata, dunque, diventa un grido di dolore per la lontananza, o un addio.
BTS: le origini della ballata “Arirang”
Non vi sono certezze, ma si dice che la canzone sia nata nel quindicesimo secolo; divenne un simbolo di resistenza durante il dominio del Giappone in Corea, dal 1910 al 1945, in particolare dopo l’omonimo film muto del 1926. La pellicola raccontava la storia di un coreano impazzito dopo essere stato torturato dalle autorità nipponiche. Pare che, nell’ascoltare la ballata, il pubblico in sala non riuscisse a trattenere le lacrime; per questo motivo, il governo coloniale ne vietò la riproduzione.
Arirang è, inoltre, uno dei (pochi) punti di contatto tra Corea del Sud e Corea del Nord. Entrambe le nazioni l’hanno registrata presso l’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Quando gli atleti delle due Coree hanno marciato insieme ai Giochi Olimpici di Sydney del 2000 e a quelli di Pyeongchang del 2018, è stata suonata al posto dei rispettivi inni nazionali.
La scelta controcorrente dei BTS
In un momento storico in cui molti gruppi K-pop mainstream stanno adottando immagini ed estetiche internazionali per attrarre un pubblico globale, la scelta dei BTS appare dunque una vera e propria affermazione d’identità.
Il gruppo, d’altronde, ha sempre abbracciato le proprie radici, utilizzando l’hanbok, l’abito tradizionale coreano, nei video musicali, e affrontando temi sociali nei testi delle loro canzoni. Presentando il progetto, la loro etichetta, BigHit Music, ha dichiarato che l’intento dell’album sarebbe catturare “il desiderio e l’amore profondo” al centro della storia della band. Per i milioni di fan in tutto il mondo, inoltre, Arirang sarà un ottimo punto di accesso alle fondamenta culturali che hanno plasmato i cantanti, andando oltre le coreografie e il sound accattivante.
Federica Checchia





