In Corea del Sud, il processo contro Yoon Suk-yeol è arrivato a un punto di svolta inaspettato, ma non troppo. Dopo mesi di udienze, l’accusa ha chiesto per l’ex presidente la condanna a morte. Sul politico pende l’accusa di aver tentato di imporre la legge marziale nel Paese, nel dicembre del 2024; la sentenza dovrebbe arrivare a febbraio. Improbabile, in ogni caso, che i giudici accolgano la richiesta. Di fatto, la pena capitale è ancora una possibilità, ma nessuno viene giustiziato dal 1997. Più probabile, dunque, che la giuria opti per l’ergastolo.
Yoon è il primo presidente sudcoreano ad affrontare una potenziale pena di morte dopo aver lasciato l’incarico. Non accadeva qualcosa di simile da quando l’ex capo militare Chun Doo-hwan ricevette la stessa sentenza, nel 1996. La condanna a morte si trasformò successivamente in ergastolo, e alla fine l’imputato ottenne la grazia e, in un secondo momento, la libertà.
Chi è Yoon Suk-yeol, e perché rischia la pena di morte
Yoon Suk-yeol, sessantacinque anni, è un membro del Partito del Potere Popolare, ed è stato eletto nel 2022. Il 3 dicembre 2024 aveva annunciato a sorpresa l’imposizione della legge marziale. Si tratta di una misura che assegna dei poteri straordinari all’esercito e che blocca qualsiasi attività politica, permettendo al governo di assumere il controllo della stampa e di vietare ogni forma di sciopero. Il tentato colpo di Stato era fallito nel giro di sei ore e, dopo un’iniziale sospensione, le autorità avevano rimosso l’ex leader dalla sua carica.
In tribunale, ha ribadito la propria linea difensiva, sostenendo che la legge marziale fosse semplicemente un tentativo di arginare l’ostruzionismo da parte dell’opposizione guidata dal Partito Democratico, al quale appartiene l’attuale presidente, Lee Jae-myung.
Yoon deve affrontare otto processi penali distinti, che spaziano dall’abuso di potere alla violazione della legge elettorale. Oltre all’accusa di insurrezione, c’è quella di aver ordinato infiltrazioni di droni nello spazio aereo di Pyongyang, alla fine del 2024, per provocare la Corea del Nord e creare un pretesto per la legge marziale. Sua moglie, Kim Keon Hee, affronterà la giuria il 28 gennaio, quando un altro tribunale di Seoul si pronuncerà sulle accuse di manipolazione finanziaria e corruzione, con una richiesta di quindici anni di reclusione.
Federica Checchia





