Fino a qualche giorno fa, Azealia Banks risultava nella lineup del Boomtown, che si svolgerà dal 6 al 10 agosto nell’Hampshire, e del Maiden Voyage, previsto il 9 agosto al Burgess Park di Londra. Ora, però, il suo nome non appare più in cartellone e, almeno secondo la sua versione dei fatti, sarebbe stata esclusa dai due festival musicali per essersi rifiutata di gridare “Free Palestine” dal palcoscenico.

La rapper statunitense, classe 1991, ha pubblicato un post su X in cui ha spiegato l’accaduto: «Allora ragazzi, sto cancellando le mie partecipazioni a Boomtown e Maiden Voyage. I promoter mi hanno stressato per settimane cercando di costringermi a dire “Free Palestine” e minacciando di eliminarmi dal cartellone perché non voglio dirlo. Me ne frego delle minacce, non mi metterò un c*zzo di hijab».

Lo sfogo social di Azealia Banks

Azealia Banks
La rapper Azealia Banks

Ha poi rincarato la dose: «Se vogliono permettere a qualche dj sconosciuto di bullizzarli per svilire questo ecosistema musicale e fare di me il problema -mentre non c’è assolutamente nulla di etico nel capitalismo- allora ok. Più razzismo sottilmente velato e antisemitismo palese da parte di quei f*ttuti gay per Hamas. #FUCKPALESTINE».

Affermazioni decisamente forti, che la stessa Banks ha in parte ritrattato: «No, non sto dicendo di fottere la vera Palestina. Ma f*nculo ai vostri slogan idioti e le vostre str*nzate performative. Volete a tutti i costi prendere una posizione, ma non rappresentate un bel niente. Non appena i media diranno che la pedofilia è “naturale e normale”, voi str*nzi sarete lì a parlare di #PEDOPHILERIGHTS».

La replica del Boomtown

Il Boomtown ha già risposto alle sue accuse attraverso un comunicato: «Azealia Banks si è ritirata dal cartellone e e non si esibirà più. Il Boomtown non impone e non imporrà mai agli artisti opinioni e convinzioni».

La rapper, in ogni caso, ha proseguito la sua improvvisata lezione di geopolitica. «Diciamoci la verità», ha scritto, «quella guerra va avanti da decenni, c*zzo, da prima che nascesse chiunque di noi. E all’improvviso vi ritrovate a dire parole come “genocidio” e “sionista”, senza neanche conoscerne il significato. Andate in giro con le vostre Tesla e lasciate commenti coi vostri iPhone costruiti col sangue dei bambini che lavorano nelle miniere dal tramonto all’alba. Il capitalismo non prevede alcun consumo etico. TUTTO È COLLEGATO A TUTTO».

Banks ha definito i gruppi pro-Palestina «una c*zzo di setta» e ha infine concluso: «Non mi farete diventare un capro espiatorio mentre accettate allegramente investimenti da aziende che sono coinvolte in quasi tutte le guerre del mondo».

Federica Checchia

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