Mentre Bad Bunny si prepara per il suo ruolo da headliner all’Halftime Show del Super Bowl LX, previsto per l’8 febbraio al Levi’s Stadium di Santa Clara, molti si chiedono cosa indosserà la superstar portoricana sul palcoscenico. Da giorni, infatti, circolano online voci secondo cui l’artista potrebbe optare per un abito lungo durante la sua attesissima esibizione.
Non sarebbe una sorpresa. Noto per le sue scelte di moda audaci e privo di ogni stereotipo di genere, Bad Bunny ha già fatto scelte simili, come dimostra il vestito rosa sfoggiato per una campagna Jacquemus nel 2022. «Il mio stile influenza la mia musica e tutto ciò che mi circonda», aveva dichiarato a Billboard nel 2019. «Il modo in cui ci si veste è, a dir poco, una forma d’arte. Tutti devono vestirsi, usare la propria creatività, esprimere se stessi, i propri sentimenti, il proprio modo di pensare. Tutti devono essere liberi in questo senso e lasciare che la mente fluisca».
Bad Bunny al Super Bowl, le polemiche e la risposta del rapper
La scelta di far esibire Bad Bunny ha scatenato numerose polemiche da parte dell’ala più estrema dei conservatori, contraria all’idea di una performance in lingua spagnola. In tutta risposta, la NFL ha invitato i Green Day ad aprire l’evento sportivo; il trio californiano è madrelingua inglese, naturalmente, ma apertamente critico verso l’amministrazione Trump. Durante una recente intervista nello Studio Ovale, lo stesso presidente ha espresso il suo parere sul programma musicale del Super Bowl 2026, mostrandosi ben poco felice degli artisti selezionati. «Sono contrario a loro. Penso che sia una scelta terribile. Non fanno altro che seminare odio. Terribile», ha commentato.
Durante il suo monologo al Saturday Night Live, qualche mese fa, Bad Bunny aveva replicato ai detrattori con ironia e ringraziato la National Football League per l’opportunità. «Sono davvero emozionato di partecipare al Super Bowl. So che le persone in tutto il mondo che amano la mia musica sono felici anche loro», aveva detto. «Soprattutto a tutti i latinoamericani e le latine del mondo qui negli Stati Uniti che hanno lavorato per aprire le porte. È più di una vittoria per me, è una vittoria per tutti noi. La nostra impronta e il nostro contributo in questo Paese, nessuno potrà mai portarceli via o cancellarli».
Federica Checchia





