Nato in Minnesota, Stati Uniti, nel 1941, Bob Dylan è senza dubbio uno dei cantautori più importanti e influenti della storia. La sua musica è caratterizzata da note countryfolk e blues, emblema perfetto della musica popolare, e da contenuti di particolare rilevanza etica e letteraria che hanno fatto di lui un’icona perfetta in grado di utilizzare la propria arte come strumento di lotta politica per contrastare tutto il marcio della società. 

Da sempre impegnato per il sociale, grazie alle battaglie che porta avanti sin dagli albori e alle sue parole profonde che incarnano perfettamente determinati valori, rappresenta un ideale di moralità e correttezza in cui molti si rispecchiano e ispirano. Inoltre, ogni suo brano è un inno genuino e tagliente volto a scuotere le coscienze e svegliare le masse nei confronti di temi delicati come le guerre e il razzismo, sinonimo della sua sensibilità e onestà intellettuale. 

Bob Dylan e i suoi testi come arma per le battaglie sociali

Ogni suo singolo è il connubio perfetto tra una ritmicità avvolgente e delicata e parole forti e pungenti che si incidono nella mente e nel cuore dell’ascoltatore per svegliarlo e chiedergli di prendere posizioni nette nei confronti delle disuguaglianze. L’antimilitarismo, infatti, come le denunce sociali sono il fulcro principale della sua musica, un grido di aiuto per provare a cambiare le cose e tendere una mano ai più fragili, a chi vive ai margini della società o è costretto a sopravvivere in situazioni di terrificanti guerre.

Ogni canzone, perlappunto, si va ad inserire in modo ineccepibile in un contesto ben preciso, che può essere il razzismo, l’antimilitarismo, i diritti civili o, ancora, il nucleare. “With God On Our Side”, per esempio, racconta di come gli Usa abbiano da sempre giustificato i genocidi e conflitti più atroci con la scusa della religione, facendo riferimento anche allo sterminio dei Nativi Americani, all’olocausto, alla Guerra Fredda e alle due Guerre Mondiali.

In “Only a Pawn in Their Game”, invece, si focalizza sull’omicidio di Medgar Evers, attivista afroamericano ucciso nel 1963. Il centro del brano è la supremazia dei potenti, che accusa di essere i mandanti dell’assassinio, studiato a tavolino per incitare l’odio verso etnie considerate, a quel tempo, inferiori.  Ogni riferimento è estremamente pungente e porta alla luce la manipolazione dei più poveri, i quali vengono istigati all’odio sin dalla giovane età e a considerare gli unici responsabili della propria condizione gli afroamericani.

Infine, un altro dei tanti brani che evidenzia le numerose problematiche del mondo è “A Hard Rain’s A-Gonna Fall”. Organizzato come fosse un classico dialogo, esplora le difficoltà del portare sulle proprie spalle l’idea di un imminente catastrofe e le eventuali responsabilità che ne conseguono. Denso di metafore volte ad enfatizzarne il significato, una delle più emblematiche è quella della “pioggia dura”, la quale si riferisce alle bugie, alle guerre e alle efferatezze che vengono commessi dall’essere umano.  

Articolo di Ambra Gabriella Samonà