Da sempre John Lennon è noto per essere costantemente in prima fila nel portare ideali di pace, onestà e uguaglianza utili per abbattere le frontiere e le disparità tra gli individui, in un mondo fin troppo brutale che si dimentica dei più deboli. In un’epoca caratterizzata da rivoluzioni popolari, trasformazioni radicali e una voglia irrefrenabile di cambiare le cose, eliminando i retaggi obsoleti del passato per ridare forma al presente e al futuro, la musica dell’artista anglosassone trova terreno fertile per inserirsi in un contesto perfetto per i messaggi da trasmettere.
Ogni suo brano è un’attenta analisi del momento storico in cui si trova, oltre ad essere un inno all’amore, all’empatia e alla giustizia sociale come strumenti per rendere il mondo un posto migliore, in cui tutti partono dalle stesse opportunità per raggiungere uno stile di vita dignitoso e adeguato. Da “Immagine” a “Power To The People”, passando per “Give Peace a Chance” e “Working Class Hero”, ogni canzone di Lennon è un grido che tenta di svegliare le coscienze per cambiare tutti insieme, uniti, la società.
“Working Class Hero”, il significato sociale del testo
Racchiusa all’interno dell’album “John Lennon/Plastic Ono Band”, uscito nel 1970, “Working Class Hero” rappresenta un simbolo di contestazione contro il condizionamento e l’indottrinamento sociale e ideologico dell’epoca, in particolar modo in Inghilterra, che a quel tempo era estremamente classista e razzista.
La canzone, infatti, mette in discussione il sistema nella sua totalità, partendo dalla scuola e arrivando alla famiglia e alla religione, strumentalizzate per sfruttare e dominare sia le classi operaie, sia i lavoratori in generale. Ogni verso fa esplicitamente riferimento alla manipolazione che viene utilizzata per rendere tutti gli individui uguali, non capaci di sviluppare un pensiero critico autonomo, fondamentale per confrontarsi e stare al mondo. Oltretutto, fa anche emergere come i lavoratori siano volutamente sfruttati al limite della decenza per produrre costante, alimentando la società consumistica e venendo anche istigati a detestarsi l’un l’altro.
Infine, l’artista afferma come, seppur lui stesso sia arrivato in alto grazie al proprio lavoro e alla propria arte, non abbia dimenticato le sue origini, contestando, appunto, l’ideologia meritocratica utilizzata come strumento per ingannare il popolo, non tenendo in conto che non tutti partono dallo stesso contesto socioeconomico e facendo, quindi, sentire in colpa e non abbastanza chiunque non arrivi in alto.
Il contesto sociale dell’epoca
Siamo in un periodo storico molto duro, in cui vi è un malcontento generale. I giovani, in particolar modo, vivono nella totale disillusione nei confronti di un mondo allo sfacelo, in cui tutto sembra andare verso il baratro e in cui regna la crisi economica, sociale e ideologica. I conflitti sociali regnano sovrani e le rivolte di massa creano una tensione notevole tra il governo e i vari sindacati.
I giovani operai, che ormai vivono nel totale disincanto e incertezza, esprimono sdegno, sfidando le istituzioni e il potere anche attraverso la nascita di nuovi generi musicali come il punk. Inoltre, le tensioni razziali raggiungono il culmine, rivelando un momento di forte attrito con la popolazione. Infatti, il decennio dal Settanta all’Ottanta, soprattutto la parte finale, viene definito “Winter of Discontent”, poiché le mobilitazioni, dovute al malcontento generale, creano una paralisi forzata nei diversi settori, come protesta ferma e decisa contro la società distorta dell’epoca.
Questo periodo di grande subbuglio e crisi generale porta, chiaramente, un forte terremoto che cambia radicalmente le cose. Al governo prende posto Margaret Thatcher, scardinando i laburisti, che fino a quel momento tenevano le redini della nazione, e inizia, in questo modo, un cambio di rotta epocale che modifica l’assetto sociopolitico per sempre. È proprio in questo contesto che la musica di artisti come John Lennon, Bob Dylan, e tutti i grandi nomi dell’epoca, prende piede, dando voce a chi, una voce, non ce l’ha.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





