Da ventitré anni a questa parte, il 19 maggio è una data importante e dolceamara per tutti gli amanti del genere punk. Ricorre, infatti, il Joey Ramone Day, giornata dedicata alla memoria del cantante statunitense, storica voce del gruppo The Ramones . L’evento è stato istituito il 19 maggio del 2001, neanche un mese dopo la sua scomparsa, giorno in cui Joey Ramone avrebbe spento cinquanta candeline. Parallelamente alla commemorazione, inoltre, si tiene il Joey Ramone Birthday Bash, un raduno musicale durante il quale vengono eseguiti vari brani delle leggende del punk rock a stelle e strisce.

L’iniziativa ha un triplice scopo. Il primo, naturalmente, è mantenere vivo il ricordo dell’artista e farlo conoscere ai più giovani. Il secondo, in puro spirito punk, è permettere a musicisti in erba di esibirsi e di essere ascoltati da una platea di appassionati. Il terzo, probabilmente il più rilevante, è raccogliere fondi per la Joey Ramone Foundation for Lymphoma Research, organizzazione non profit che si occupa di sensibilizzare riguardo il tumore al sistema linfatico, male che ha portato via Ramone. Quest’anno, il festival si svolgerà al Bowery Electric di New York.

Joey Ramone, la voce del punk rock americano

Joey Ramone e gli altri membri del gruppo punk rock americano The Ramones in studio di registrazione

Pseudonimo di Jeffrey Ross Hyman, Joey Ramone nasce nel 1951, el quartiere newyorchese di Forest Hills, nel distretto del Queens, in una famiglia ebrea. Tra le sue fonti d’ispirazione, The Who, The Beatles, The Stooges e Iggy Pop, il suo preferito di sempre. Prima dei Ramones, suona negli Snipers, facendosi notare anche per il look: stivali rosa, maglia nera, guanti fino al gomito, capelli lunghi e occhiali rotondi. A Forest Hills conosce Douglas Glenn Colvin e John Cummings, i futuri Dee Dee Ramone e Johnny Ramone. Inizialmente Joey è il batterista, ma si ritrova ben presto ad essere il frontman, sostituendo Dee Dee, che fatica a cantare e suonare il basso in contemporanea.

Il successo li travolge inaspettatamente e, tra il 1974 e il 1996, eseguono 2.263 concerti, con una media di almeno due show a settimana. Pur essendo realizzati con un budget molto ridotto, e nonostante il mixaggio semplice, gli album in studio convincono la stampa, che ne apprezza il sound essenziale, ma efficace. In principio, le lodi non si traducono in vendite clamorose, almeno in patria. Va decisamente meglio nel Regno Unito, dove trionfano in una serie live, stimolando band inglesi come The Sex Pistols e The Clash. In un’intervista, Joe Strummer descrive così l’esperienza di assistere a una loro performance: «Era come un’ondata di calore, un bombardamento costante di canzoni. Non riuscivi ad accendere una sigaretta tra la fine di un brano e l’inizio di un altro. Era incredibile.». I Ramones diventano il simbolo di un’epoca di grandi cambiamenti sociali e culturali; precursori dei loro tempi, si divertono e divertono, tra eccessi e libertà, e Joey Ramone si trasforma nell’urlo ribelle di una generazione.

La fine dei Ramones e la carriera solista

Come spesso accade quando si parla di gruppi, anche il sogno dei Ramones si scontra con il muro della realtà. Gli abbandoni, prima del batterista Tommy, poi di Dee Dee, i contrasti interni e le difficoltà nelle vendite non lasciano presagire nulla di buono. Nel 1995 esce la loro ultima incisione, dal poco fraintendibile titolo Adios Amigos!. L’opera si apre con un omaggio ad I Don’t Want to Grow Up di Tom Waits, alla quale seguono dodici tracce. Perla nascosta, pensata per il mercato USA, una versione di Spider Man, sigla dell’omonimo cartone animato. Solo dei numeri stratosferici nei negozi di dischi potrebbero bloccare l’imminente scioglimento, ma questi numeri non ci sono. Il 6 agosto 1996 i Ramones tengono il loro ultimo concerto dal vivo, al Palace di Los Angeles; poi, l’addio.

Dopo la rottura, Joey si diletta per qualche tempo come DJ in una stazione radiofonica della Grande Mela; successivamente, si dedica alla carriera da solista, registrando l’album Don’t Worry About Me. Al suo interno, nove inediti e due cover: 1969 degli Stooges e What a Wonderful World di Louis Armstrong. Nello stesso momento, lavora all’EP Christmas Spirit…In My House. Purtroppo, l’interprete non vedrà mai il risultato dei suoi sforzi. Muore, infatti, per un linfoma, poco prima di compiere cinquant’anni. Si spegne in una stanza d’ospedale di New York, mentre ascolta In a Little While degli U2. È il 15 aprile 2001. Dopo meno di trenta giorni, il 19 maggio, si decide che l’uomo sarà pure venuto a mancare, ma il mito dovrà restare immortale. E allora, Long Live The King of Punk!

Federica Checchia

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