Musica

Joe Strummer ed i Clash: ‘The only band that matters’

La mattina del 22 dicembre del 2002 Joe Strummer muore a causa di un infarto dovuto a una malformazione congenita al cuore. Aveva da poco compiuto 50 anni. La mente, e chitarrista, dei Clash, nati nel 1976, è un’icona del punk rock. A lui si devono canzoni immortali come “London Calling” e “Should I stay or Should I go?

Joe Strummer e l’inizio dei Clash

Joe Strummer ed i Clash: ‘The only band that matters’
I Clash poco prima di salire sul palco

Dopo aver assistito nel 1976 a un concerto dei Sex Pistols, Joe rimane folgorato dal punk e poco tempo dopo, sollecitato dall’ultimatum di Bernie Rhodes, il manager dei futuri Clash, accetta di diventare cantante del complesso che lo porterà al successo mondiale. I Clash in quel periodo erano formati da Mick Jones, Paul Simonon e Keith Levene.

Probabilmente Mick e Paul non erano a conoscenza della proposta fatta da Rhodes a Strummer; ma il cantante accettò e si incontrarono il 1º giugno del 1976. Quando Rhodes introdusse Joe nell’edificio dove era stato prefissato l’incontro, si trovò davanti Mick Jones e Paul Simonon che furono entrambi sorpresi nello scoprire che il cantante portato dal manager era proprio la persona con cui era quasi scoppiata una rissa poco meno di un mese prima.

I Clash e la voglia di diventare qualcuno

I Clashi si sono guadagnati una posizione importante nell’olimpo del music business, grazie alla loro caparbietà, passando per raggiri, lotte, rivalità e invidie. La loro voglia di emergere fa battere i cuori di Mick, Joe, Paul, e del manager Bernie Rhodes, che si impegnano a produrre qualcosa che meriti. Alla fine la band di Strummer , tra gli altri punk contemporanei, verrà inquadrata ed etichettata come “i grandi nella stanza”.

In effetti, i Clash approdano rapidamente alla maturità. “Scrivete di problemi”, esortava i ragazzi Bernie. Ma all’inizio era tutta energia competitiva e rabbia che bruciava quattro giovani disperati che si giocano il tutto per tutto. Quello che Mick, per primo, e poi Bernie e Joe vogliono è ciò che hanno i Sex Pistols: una straordinaria potenza sul palco e l’impatto di Johnny Rotten sul culto della moda dei cosiddetti punk.

Mick è un punk, quantomeno sulla carta, avendo fatto parte dei poco conosciuti London SS, che, nella loro breve vita, hanno anche visto la partecipazione di Rat Scabies e Brian James dei Damned, oltre al bassista Paul Simonon. Mick ha dalla sua anche le stesse radici di appassionato di rock quasi hippy di Rotten e Strummer e, quindi, ricche fondamenta musicali che avrebbero aggiunto profondità ai suoi brani.

Anche Joe ha una fiammata punk come frontman dei 101ers, una band di Londra, e i suoi ideali hippy che mettono in discussione l’autorità. Quando vede i Sex Pistols per la prima volta nel 1976, vede la luce. Più tardi sarebbe arrivato a capire che punk e hippy sono la stessa cosa.

Lo spirito competitivo, tuttavia, mette i Clash sulla strada giusta. Adesso Mick, Bernie e Joe vedono i Sex Pistols come un avversario.

I Clash ed il punk

Terry “Tory Crimes” Chimes sarebbe apparso sul primo disco incendiario della band, poi sostituito da Topper Headon. Paul Simonon è il Sid Vicious dei Clash visto che non sa suonare il basso, ma troverà il modo di farlo. È già sulla buona strada: è entrato nella parte, punk e minaccioso, un personaggio da copertina in spille da balia.

Il primo concerto dei Clash li vede accanto ai loro idoli/avversari i Sex Pistols il 4 luglio 1976, a Sheffield.

La sera seguente, ascoltando i Ramones al Dingwalls di Londra, la band si convince che il punk non è affatto nostrano e che sarebbe meglio competere nel regno delle idee anziché cercare di eguagliare i Ramones o i New York Dolls in termini di musicalità. Per tenere testa a tutti Bernie, Mick e Joe devono mettere in campo il duro lavoro e la loro naturale inclinazione verso la politica punk.

Tutte queste considerazioni contribuiscono a costruire il mito di “grandi maleducati” dei Clash, come pure la firma con la CBS con un anticipo di 100.000 sterline. A tal proposito Mark Perry di Sniffin’ Glue scriverà: “Il punk è morto il giorno in cui i Clash hanno firmato con la CBS.”

I Clash e l’abbandono del punk

Per il secondo album i Clash lavoravano con Sandy Pearlman, più vicino all’heavy metal che al punk. Ciò ha sottolineato la loro ambizione e l’abbandono percepito del punk che avrebbe segnato il resto degli album della band, a partire da London Calling. Dentro quelle tracce acuminate e urlate, i Clash erano una band da prendere più sul serio rispetto alle altre loro contemporanee che erano appariscenti e infantili in confronto alla band di Strummer. Ad un certo punto della loro carriera i Clash sono diventati mainstream e, col passare degli anni, hanno continuato a provocare con la distorsione urban stratificata di Combat Rock e Cut the Crap. A questo punto la band esaurisce il suo compito e implode.

Strummer, col suo entusiasmo nel prendere la vita per il collo e scuoterla, se ne va. Fa un disco solista, recita, scrive colonne sonore, e alla fine torna rigenerato e ancora più maniacalmente innamorato della musica con la band dei Mescaleros.

Nel frattempo Mick Jones, voce sensibile e presenza relativamente felice, continua a farci ballare con i Big Audio Dynamite, un’evoluzione evidente dai Clash di Combat Rock, visionaria nell’abbracciare dance, rap, dub ed elettronica.

La morte di Joe Strummer e la fine dei Clash

I Clash non si riuniranno più, nonostante i vaghi piani degli anni ’90 non andati a buon fine, ma soprattutto a causa dell’improvvisa morte di Joe.

Possiamo dire che i Clash sono i Led Zeppelin del punk, giudicati in base all’iperbole “the only band that matters“: l’unica band che conta!

La grande mitologia dei Clash è rimasta intatta per sempre.

Alessandro Carugini

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Alessandro Carugini

Nato a Pisa nel 1978, è uno speaker radiofonico conosciuto come The Mexican per i suoi modi calmi e sempre posati. Fin da bambino cresce con la musica nelle orecchie ed i vinili tra le mani, passando da ascoltatore a collezionista e pian piano ad esperto ed attento “musicologo“. Ad oggi collabora con diverse riviste e magazine, online e cartacei, e raggiunge l’apice della soddisfazione nel 2021 collaborando con la rivista inglese Record Collector.
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