Intervista a Carlo Garavini, attore teatrale di Lady Godiva, sul rapporto col Poeta. Dal laboratorio alla scrittura di Oltre il muro
Carlo Garavini, 23 anni appena compiuti, un percorso come attore iniziato col laboratorio al liceo dedicato a Dante, proseguito come attore e approdato, in soli tre anni, alla co-scrittura drammaturgica di Oltre il muro. Scritto a quattro mani con il regista della compagnia Eugenio Sideri, l’opera trasporta la poetica dantesca, spogliata da ogni retorica, nell’universo dei detenuti. Viaggiando sul filo dell’empatia, dell’incontro e dell’ascolto.

Dante in carcere
MMI: Come si è svolta la vostra attività laboratoriale ma soprattutto come si propone Dante in un contesto carcerario?
Carlo Garavini: “Non è poi così strano proporre Dante ai detenuti. Se ci pensi bene, Inferno e Purgatorio sono opere che calzano a pennello al contesto della reclusione. L’importante, come ha detto lo storico dantesco Alessandro Barbero,a Ravenna nel 2018 per una Lectio Magistralis, è cercare di affrancarsi dal mito e dalla sacralità che si è creata attorno alla sua figura.
Tutti, più o meno ce lo figuriamo serioso, austero, che incute soggezione, perfino bello col suo naso prominente e la fronte alta. Invece era basso e rachitico. Ma soprattutto era un uomo che fuggiva da una città ostile, pieno di paure, come tutti. Solo allora, quando lo si fa scendere dal piedistallo, se ne capiscono la fragilità e l’umanità”.

Oltre il muro e l’influenza delle tematiche legate alla Resistenza per esplorare l’inferno dantesco
MMI: Vuoi raccontare come è nato Oltre il muro? Tu hai scritto che è stato il regista Sideri a chiederti di scrivere con lui lo spettacolo del progetto Dante in Carcere nel 2019 e che hai preso ispirazione da un testo della Resistenza, L‘Agnese va a morire di Renata Viganò, del 1949…
Carlo Garavini: “Più che la storia, legata alla Resistenza antifascista, mi ha ispirato una delle immagini del film omonimo. Quando ci sono i partigiani che si trovano nella valle di Comacchio, al freddo, di notte, senza punti di riferimento. Ecco, io associo questa immagine all’inferno dantesco. Il primo della fila procedeva lentissimo, tastando il terreno nel buio, dietro di lui gli altri, con lo stesso terrore di essere scoperti.
Il loro rimanere uniti, legati dalla paura e dalla necessità mi hanno ispirato Oltre il muro. Quell’unione può aiutare ad attraversare la valle dell’inferno e credo possa accadere anche a chi è recluso. L’idea di questo spettacolo, ma più in generale il senso del teatro dentro al carcere, è proprio questa: chiedersi aiuto reciprocamente e tenersi per mano gli uni con gli altri”.
Le parole di Italo Calvino nella canzone “Oltre il ponte”
Eugenio Sideri, regista che ha iniziato Garavini al teatro e alla scrittura drammaturgica e co-autore dell’opera, aggiunge che “Oltre il Muro è legata a un doppio filo con L’Agnese va a morire. Oltre che con il libro/film, lo è anche con la canzone Oltre il ponte, con le parole di Italo Calvino: Avevamo vent’anni e oltre il ponte/Oltre il ponte che è in mano nemica/Vedevam l’altra riva, la vita. Per i detenuti la vita non è oltre il ponte ma oltre il muro del carcere, da qui il titolo”.
Parliamo del Purgatorio in carcere. Anche qui siete partiti da un’immagine …
Carlo Garavini ed Eugenio Sideri: “Sì, tutti i giorni in carcere avevamo sotto gli occhi lo stemma della Polizia penitenziaria e il suo motto che è “Despondere spem munus nostrum” (garantire la speranza è il nostro compito)… A un certo punto ci siamo accorti di quanto calzasse a pennello con il Purgatorio dantesco”. L’edizione 2018 del progetto Dante in carcere, anche questo scritto insieme, riprende proprio i versi del primo canto: Libertà va cercando ch’è sì cara e che abbiamo parafrasato mettendolo al plurale, proprio pensando ai detenuti”.
La dolcezza paterna di Virgilio, la passionalità di Paolo e Francesca
MMI: Qual’è il personaggio dantesco a cui siete più affezionati?
Carlo Garavini: “A me piace molto Virgilio. Dante lo chiama amorevole padre. Attraverso gli occhi di Virgilio vediamo, come accennavo prima, le fragilità di Dante, le sue cadute e imperfezioni. Viene redarguito, a volte zittito, ma Virgilio è sempre una figura amorevole che lo guida e poi con umiltà si ritira quando non è più compito suo procedere nel pellegrinaggio”.
Eugenio Sideri: “Senz’altro Paolo e Francesca, che per me rappresentano l’essenza della passionalità. Tant’è vero che anche nel girone infernale, travolti dalla bufera incessante, continuano ad amarsi: Amor, ch’a nullo amato amar perdona/mi prese del costui piacer sì forte/che, come vedi, ancor non m’abbandona. Trovo commovente il loro amore che non cessa, pur nella consapevolezza di non poterlo realizzare. Trovo anche profondamente ingiusto che siano condannati all’Inferno”.
Dopo l’esperienza di Dante in carcere, Le Oltraggiose
L’esperienza laboratoriale di Dante in carcere è parte di un progetto partito nel 2016, finanziato da Regione Emilia Romagna e Comune di Ravenna, che coinvolge le classi del Liceo Classico D. Alighieri di Ravenna.
Di durata annuale, nel periodo estivo, si svolge su un doppio binario, con la partecipazione dei reclusi della Casa Circondariale. Questi, insieme agli attori professionisti di Lady Godiva Teatro e agli studenti, si preparano e partecipano alla realizzazione dello spettacolo che si svolge tutti gli anni a fine settembre, ispirato alle cantiche dantesche.
Oltre a Carlo Garavini, anche un gruppo di ragazze, 17 in tutto, hanno scelto di dedicarsi al teatro scegliendo come punto di riferimento Lady Godiva. Sono nate così nel 2017, Le Oltraggiose, che lavorano sulle figure femminili della storia, da Medea ad Antigone, dalle donne della Resistenza ad Anna Politoskaja.
a cura di Anna Cavallo
Nella cover, in primo piano Carlo Garavini, sullo sfondo alcune ragazze del gruppo Le Oltraggiose. Foto di Marco Parollo





