Quando, pochi giorni fa, si è diffusa la notizia della morte di Catherine O’Hara, scomparsa a settantuno anni dopo una breve malattia, tutti noi Millennials abbiamo sentito una stretta al cuore. Certo, negli anni la nostra generazione ha salutato -non senza sofferenza- moltissimi miti dell’infanzia e dell’adolescenza, dalla quasi totalità del corpo docente di Hogwarts (Alan Rickman, Maggie Smith, Michael Gambon, Robbie Coltrane e molti altri) a Luke Perry e Shannen Doherty, gli indimenticabili Dylan e Brenda di Beverly Hills 90210, fino a Matthew Perry, l’adorabile Chandler di Friends.

Catherine O’Hara, l’intramontabile Kate McCallister

Catherine O’Hara e Macaulay Culkin in una scena di “Mamma, ho perso l’aereo”

“Perdere” Catherine, però, è un altro tipo di dolore. C’è chi l’ha amata nei panni di Delia Deetz, la ben poco materna genitrice di Winona Ryder in Beetlejuice e chi, più di recente, in quelli dell’iconica Moira Rose, nella serie Schitt’s Creek. Nell’immaginario collettivo, tuttavia, l’attrice era e sarà per sempre legata a quell’urlo primordiale, a quel tragicomico“KEVIN!!!” gridato a pieni polmoni in Mamma, ho perso l’aereo e in Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York. Perché, in fondo, tutti noi abbiamo sempre visto questo nell’istrionica interprete, amata (artisticamente parlando) da Tim Burton: una madre.

Non una madre qualsiasi, intendiamoci: Kate McCallister era lontanissima dalle figure materne normalmente proposte sul grande schermo, che oscillano tra lo stereotipo dell’instancabile supereroina, dispensatrice di verità assolute, e quello della matrigna di Biancaneve, con o senza mela avvelenata. Era severa, ma giusta, direbbero alcuni; caotica e incosciente, sentenzierebbero altri.

Una mamma “umana”

Mentre lei e suo marito si districano tra un bagaglio da preparare, un pony express che aspetta sull’uscio la sua mancia, una tribù di figli, nipoti, cugini e parenti chiassosi ed esigenti, qualcosa nell’ingranaggio si inceppa. Un fattore esterno -una sveglia nella prima pellicola, un cappotto nella seconda- scombina le carte in tavola e manda in tilt il sistema, con ripercussioni comiche, trattandosi di un film per bambini, ma potenzialmente pericolosissime.

Se la vicenda raccontata dal cult movie di Chris Columbus fosse reale, il tribunale del web chiederebbe compatto la testa dei coniugi McCallister, che verrebbero bollati come “genitori degeneri” e diventerebbero vittime di shitstorm alimentate dai soliti leoni da tastiera. La verità, tuttavia, è che la mamma di Kevin -così come suo padre- è imperfetta, come ogni famiglia del mondo e, proprio per questo, assolutamente umana.

La disattenzione di Kate e Peter, e l’effetto domino che ne consegue, rappresentano in realtà uno dei più grandi insegnamenti che i Millennials -la generazione più ansiosa di sempre- potessero ricevere in tenera età: gli adulti sbagliano. E poi lo fanno di nuovo, nonostante il numero delle teste contate prima di partire fosse quello giusto, nonostante l’impegno, le buone intenzioni e il senso di responsabilità.

Perdonarsi per i propri momenti “KEVIN!”

A prima vista, questo può sembrare un dettaglio di poca importanza. Per i bambini di ieri, però, cresciuti a pane e aspettative, vedere una persona “grande” -un genitore, addirittura!- fare un passo falso era, ed è tuttora, una liberazione. Nell’osservare la signora McCallister scapicollarsi per tutto il continente nel tentativo di tornare a casa, per poi chiedere scusa (!!!) al figlioletto per averlo lasciato solo ancora una volta, noi -enta, quasi -anta, che ci barcameniamo tra la ricerca di un contratto indeterminato, un titolo di studio che non frutta e tutte le incertezze di un’età ballerina non possiamo che tirare un sospiro di sollievo, e sentirci un po’ più capiti.

Kate e Peter commettono errori, proprio come i loro figli, proprio come tutti, eppure il mondo non crolla: sta lì, come sempre, a girare su se stesso e intorno al Sole. Forse dobbiamo interiorizzare ancora un po’ di più questo pensiero, forse dobbiamo riguardare per l’ennesima volta Mamma, ho perso l’aereo e farci coraggio, forse dobbiamo imparare a perdonarci per i nostri momenti “KEVIN!”. Forse. Di sicuro, dobbiamo essere eternamente grati a Kate McCallister e, di conseguenza, a Catherine O’Hara, la mamma di tutti noi.

Federica Checchia