Risulta difficile non identificare Charlie Chaplin, uno dei più grandi attori del XX secolo, con la sua creatura. Charlot (nell’originale Charlie) in principio non aveva un nome: era noto come “the Tramp“, il vagabondo. L’attore inglese fa di Charlot la maschera più adatta per far emergere la sua sensibilità umana. Un personaggio buffo e goffo, che si sforza di vivere con pochi mezzi senza mai perdere il senso profondo della sua dignità. Astuto quando serve, spesso nei guai con l’autorità, il vagabondo lascia durante le sue peripezie un segno di anarchia infantile nel mondo borghese che lo circonda.

Borghesi sono anche gli abiti che indossa in maniera caricaturale. Il tight, il bastone da passeggio, un paio di pantaloni slargati e l’immancabile bombetta: Charlot si fa strada nella Storia motteggiando il prototipo del gentleman, preferendo l’uomo buono che è all’uomo che vorrebbe apparire. Gli ambienti che frequenta sono quelli popolati dagli ultimi e dagli sfortunati, i dimenticati dalla società come lui. La carica sociale del personaggio fece passare molti problemi a Charlie Chaplin, che in pieno maccartismo fu bollato da Hollywood come filocomunista. La bontà di Charlot era, agli occhi degli americani timorati, decisamente eversiva.

I capolavori di Charlie Chaplin

Nato nel 1913 da un’idea dello stesso Chaplin e del regista Mack Sennett, Charlot percorre l’intera carriera dell’artista. Le opere principali del periodo muto sono “Vita da cani”, “La febbre dell’oro” (memorabile la scena del vagabondo che, in preda alla fame, si gusta una scarpa cucinata), il romantico “Luci della città” e soprattutto “Il monello“, in cui Charlot si prende cura di un trovatello, trovandosi a fargli da padre.

Ma il personaggio del vagabondo è talmente potente da influenzare i protagonisti di altri due capolavori: “Tempi moderni” (1936), in cui un operaio reagisce goffamente e in maniera esilarante ai ritmi alienanti della fabbrica in cui lavora; e il film sonoro “Il grande dittatore” (1940), satira impietosa della brutalità nazista in cui Chaplin si sdoppia nel ruolo dell’ingenuo barbiere ebreo che sopravvive alle angherie della dittatura e in quello del dittatore Hinkel, parodia al limite del grottesco della paranoia di Adolf Hitler.

Davide Cossu

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