C’è chi ha carattere, chi ha un caratteraccio, e poi c’è Spike Lee. Di lui si potrebbe parlare per ore, rievocando la sua faida con Quentin Tarantino, o quella con Whoopi Goldberg, legata a un paio di lenti a contatto colorate. Si potrebbe, altrimenti, fare cenno alla sua passione per lo sport, in particolare il calcio. Una passione che lo ha portato, nel 2005, ad abbonarsi all’Inter, nonostante simpatizzi fortemente per l’Arsenal.

La verità, però, è che per conoscere sul serio Shelton Jackson Lee è più che sufficiente guardare con attenzione un suo film. Nonostante alcuni lo accusino di raccontare le minoranze in modo grossolano (tra i suoi detrattori ci sono anche molte persone afroamericane), al regista statunitense va riconosciuto il merito di non aver mai avuto timore di affrontare di petto ogni tema. Le sue opere offrono sempre nuovi punti di vista e costringono lo spettatore a mettere in dubbio le proprie convinzioni, a costo di risultare “scomodo”.

In estate arriverà nelle sale il suo prossimo lungometraggio, Highest 2 Lowest, liberamente ispirato ad Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa. Per ingannare l’attesa, ecco cinque titoli per scoprirlo o riscoprirlo.

Fa’ la cosa giusta (1990)- la pellicola che ha “creato” Spike Lee

Fa’ la cosa giusta -titolo originale Do the right thing– è molto più di un film: è una finestra sul razzismo in America. L’opera racconta l’esplosione delle tensioni razziali in un quartiere di Brooklyn durante un giorno particolarmente caldo, e lo fa attraverso un cast corale che va da Samuel L.Jackson a John Turturro, fino allo stesso Lee. Durante la sua presentazione a Cannes ha ricevuto diverse critiche. La stampa temeva che il lungometraggio istigasse i giovani alla rivolta, infiammando un astio già ben radicato nelle città statunitensi. Rivolte che, a un certo punto, hanno avuto effettivamente luogo, ma di certo non per colpa del regista: semplicemente, le tensioni avevano raggiunto il punto di non ritorno, come la pellicola mostra con chiarezza.

Malcolm X (1992)- l’altro lato della storia

Il biopic sul leader afroamericano Malcolm X è nato tra le controversie, e tra esse è proseguito, prima e dopo la sua distribuzione. Si tratta di un film ambizioso, un character study alla vecchia maniera e, al tempo stesso, estremamente all’avanguardia. La vita dell’attivista del Movimento per i diritti civili è appassionante e Lee la racconta con trasporto, grazie anche all’interpretazione magistrale di Denzel Washington. La sera della prima, il regista ha esortato tutti gli afroamericani a scioperare e a saltare la scuola, dichiarando: «Vi insegnerò una parte di storia americana che, finora, è stata tenuta nascosta».

La 25ª Ora(2002)- Spike Lee in una New York ancora stordita dall’11 settembre

A poco più di un anno dagli attentati dell’11 settembre 2001, Lee riporta lo spettatore nella Grande Mela, seguendo le ultime ventiquattr’ore di “libertà” di uno spacciatore prima del suo ingresso in carcere. Un Edward Norton in grandissimo spolvero si trascina tra le strade di una New York ferita, impaurita, arrabbiata, che si sta ancora leccando le ferite. Insieme alle Torri Gemelle è crollata anche la sensazione di essere al sicuro, insieme ai sogni e alle speranze. Il futuro è incerto, e non solo per il protagonista; al tempo stesso, il passato è uno squarcio ancora aperto. I personaggi sentono il bisogno di trovare un nemico, qualcuno con cui prendersela, proprio come i cittadini americani. Eppure, ancora una volta Lee pone l’accento sul vero fulcro della questione: è ancora possibile cambiare le cose? Esiste davvero una “venticinquesima ora” in cui dare una svolta alla propria esistenza?

Inside Man(2006)- il caper movie che non ti aspetti

Girato in soli quarantatré giorni, Inside Man è un heist movie di tutto rispetto, nonché il suo maggior incasso al botteghino. Con il suo ritmo incalzante, che segue lo scoppiettante copione dell’allora esprdiente Russell Gewritz, e con un cast stellare, da Denzel Washington a Clive Owen, a Jodie Foster, è un esercizio di stile riuscitissimo, che tiene con il fiato sospeso dal primo all’ultimo secondo.

BlacKkKlansman (2018)

Il film ha permesso a Spike Lee di mettere le mani sull’unico Oscar della sua carriera (insieme a quello onorario del 2016); la statuetta ha premiato la sceneggiatura di questa satira pungente e intricata, che ha la chiara funzione di scuotere le coscienze. L’avventura del poliziotto nero che si finge bianco per infiltrarsi nel Ku Klux Klan trae ispirazione dalla reale vicenda dell’agente Ron Stallworth, nonostante l’apparente assurdità. A dimostrazione della sua veridicità, la sequenza finale, più simile a un documentario che a un film per il cinema. Significativa anche la scelta del protagonista: non più Denzel Washington, il suo attore-feticcio, ma il figlio John David Washington. Una mossa intelligente e dal forte valore simbolico: la responsabilità di raccontare la storia e la cultura black deve trasmettersi di generazione in generazione.

Federica Checchia

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