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“Confessioni di un omosessuale” | Recensione

È domenica e questo vuol dire una cosa sola: recensiamo un altro libro per la rubrica #LettureCoraggiose. In questo caso posso dire con certezza che leggere il libro in questione è molto meno coraggioso di averlo scritto e pubblicato. Intanto voglio inserire il titolo completo, che per motivi di spazio digitale non ho potuto inserire nel titolo della recensione. Oggi infatti andremo ad analizzare con attenzione maniacale quella piccola meraviglia per gli occhi che è “Confessioni di un omosessuale a Émile Zola” di un appassionato Anonimo.

Trama:

Un giovane uomo allo scoperto. Una toccante e intima confessione.
Un carnale piacere incontrollabile per lui, una «spaventosa malattia dell’animo» proibita per gli altri.
Per la prima volta in Italia, in versione integrale non censurata, le avventure amorose di un bel giovane aristocratico italiano di fine Ottocento, candidamente confessate in una lunga lettera a Émile Zola.
Una testimonianza unica e sincera della propria sessualità contro i pregiudizi che all’epoca aleggiavano (e ancora oggi aleggiano) attorno all’omosessualità.
SCANDALOSAMENTE SINCERO! (dal sito di Wom Edizioni)

Wom Edizioni, un elogio obbligatorio

Wom Edizioni è una di quelle case editrici (molto giovane) per le quale qualsiasi studente di editoria vorrebbe lavorare. L’attenzione per i dettagli è maniacale, la scelta del pattern di colori sublime. E di questo, statene certi, ne è ben consapevole, tanto che nella terza di copertina c’è persino riportata la struttura del libro stesso. Una goduria per i maniaci del dettaglio.

Il brand è chiaro, il messaggio forte: passaparola, Word of Mouth (Wom). Tenere in mano questo piccolo libro rosa mi ha emozionato fin da subito. Non so come spiegarvi la sensazione di curiosità che ha suscitato in me quella “o” aperta, quel foro nella copertina che mostra parte di un’immagine interna. Da tempo non sfogliavo con meraviglia un libro, prima ancora che nei contenuti, per la veste grafica e la scelta stilistica.

Questo elogio non vuole rubare troppo spazio alla recensione, ma con un prodotto così bello (soprattutto dopo che l’Anonimo mi ha insegnato tanto sulla bellezza) non potevo tralasciare questo aspetto. Ah, stavo per dimenticare, mea culpa, uno degli aspetti migliori di questo scrigno di passioni: si può fare l’amore con il libro. Non prendetemi per pazza, siamo in tant* a leggere i libri con tutti i sensi, soprattutto con il tatto e con l’olfatto. Ecco, Wom Edizioni ha regalo al pubblico un volume capace di emozionare anche per la ruvidezza della carta scelta, per la rilegatura perfetta per la lettura – tanto visibile quanto bella – e per l’odore. Mettete il naso in mezzo alle pagine, ve ne prego.

Confessioni di un omosessuale

Qualche tempo fa ho scritto “Confessioni di una lesbica privilegiata” riferendomi a me stessa come un lesbica con privilegi emotivi, ovvero nessuno mi ha mai odiato per la mia sessualità. In questo “Confessioni di un omosessuale a Émile Zola” ho trovato poco di me, ma molto dei privilegi. Ovviamente dobbiamo inquadrare queste confessioni, queste lettere ritrovate e pubblicate, in un periodo storico ben preciso: 1889.

Non esistono molti testi scritti in prima persona che possano raccontare e testimoniare l’esperienza omosessuale prima del Novecento e queste lettere sono uno spaccato perfetto. Sono lettere di un privilegiato certo, e quindi raccontano un mondo di per sé più accogliente, ma rimane vera una constatazione: essere omosessuali era comunque un pericolo.

Non solo per sé stessi, ma anche per chi come Zola lascia le confessioni in un cassetto, spaventato all’idea di dover affrontare l’opinione e il giudizio su un tema simile. Le confessioni quindi vengono affidate a un medico, l’unico ambito nel quale un testo simile può essere letto e commentato come una sorta di diario clinico di un paziente malato perché omosessuale, anzi il termine “corretto” è invertito.

Introspezione della colpa e la gioia del peccato omosessuale

Émile Zola, una volta ricevute le lettere, le commenterà dicendo che sono un esempio di verità e sincerità, ma al tempo stesso è convinto che il dottor Laupts – nome con il quale il dottor Saint-Paul decide di pubblicare le lettere anonime – sia un soggetto più indicato per trattare il tema dell’omosessualità. “Nulla è più tragico – scrive – e nulla reclama maggiormente indagine e rimedio, se ve ne è uno”. Perché Zola è convinto che non vi sia miseria maggiore dell’incertezza della natura nell’aver generato un individuo mezzo uomo e mezzo donna (ma non ermafrodito).

Le prime due lettere, quelle di Zola e del dottor Laupts, sono un esempio del quadro nel quale veniva indicata l’omosessualità: quello della pietà, del soggetto contro natura – intensa come procreazione, unico scopo dell’essere umano – e quella del malato da riconvertire.

La soddisfazione, dopo pagine di sensi di colpa (ma neanche troppo) da parte dell’omosessuale anonimo, è leggere che alle volte “sentirsi diverso rispetto a tutti gli altri è una soddisfazione” e che essere diverso, essere omosessuale è “ciò che sono e ciò che voglio“. Un invito, non tanto velato, a non tentare di curare ciò che non è un’incertezza della natura, ma una consapevolezza individuale.

Racconto di formazione ed erotismo

L’Anonimo aristocratico italiano si racconta fin dai primi ricordi, quando ha iniziato ad apprezzare la bellezza perché questa sembrava stargli perfettamente addosso come un guanto. La bellezza lo circonda, lo pervade e lo forma. Soprattutto in questi primi aneddoti l’Anonimo lascia intendere che più che piacergli le donne avrebbe preferito essere una donna.

Donna perché? C’è della “confusione” nell’Anonimo, quella che oggi chiameremmo in maniera più appropriata fluidità; ma c’è soprattutto la consapevolezza che se fosse nato nel corpo di una donna avrebbe potuto assaporare il piacere datogli dall’uomo senza gli stessi affanni. Lettere ed anni dopo l’Anonimo appare più consapevole di chi è e cosa vuole, forse ancora pensa di avere una malattia dell’anima, ma non potendo guarire l’ha accettata e si gode sintomi e conseguenze.

È anche un racconto erotico che fa il solletico nei punti giusti. Divertente nelle descrizioni del corpo maschile, un po’ frivolo e vanitoso, ma proprio per questo leggero e accattivante. Il fatto che finalmente si possano leggere queste parti, prima censurate (in latino) o del tutto rimosse sono un piacevole extra a un racconto di formazione ed emersione di per sé comunque affascinante e storicamente rilevante.

Che devo dirvi di più, questo libro è un piacere, in tutti i sensi: da vedere, possedere e leggere. Passo e chiudo, alla prossima.

Vi invitiamo a leggere gli scorsi episodi di #LettureCoraggiose, in particolare “Caccia all’omo” e “Fuori i nomi!” di Simone Alliva. Le scorse settimane abbiamo parlato de “La stagione più crudele“, romanzo d’esordio di Chiara Deiana, di “Benedetto sia il padre“, il nuovo libro di Rosa Ventrella e “La donna orso” di Karolina Ramqvist. Nei link trovate le recensioni e le interviste alle autrici. Per non perdervi le nuove uscite di #LettureCoraggiose seguiteci su:
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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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