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Simone Alliva – “Fuori i nomi!” | Recensione

Dopo le tanto agogniate ferie, torno finalmente a recensire i libri per la rubrica #LettureCoraggiose. Questa domenica vi parlerò dell’ultima uscita di Simone Alliva, “Fuori i nomi!” – sottotitolo Intervista con la storia italiana Lgbt – edito da Fandango Libri.

Alliva è un giornalista, aspetto che forse nella scorsa recensione non ho sottolineato abbastanza. Perché questi due testi, “Caccia all’omo” e “Fuori i nomi!” non sono romanzi, non sono racconti, per quanto intessuti di racconti; no, sono inchieste, ricerche, interviste principalmente. Questa recensione quindi è una chiacchierata al bar tra me e te lettor*, come se stessimo parlottando di storia, di nomi e volti che abbiamo sentito, ma mai del tutto approfondito.

Più nel concreto, come per Caccia all’Omo, non posso scrivere una “vera” recensione, ma posso raccontarvi le sensazioni, le risate e la rabbia che le parole di attivisti, idoli, individui che hanno fatto la storia dell’Italia contemporanea hanno prodotto in me. Ormai è il mio stile di recensione, quindi un bel respiro e iniziamo.

“Fuori i nomi!”, gli eventi spartiacque della storia Lgbt italiana

Fuori i nomi! si muove a partire dalla nascita, voluta ma fortuita, del Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano, ovvero del Fuori!. Il titolo stesso ne è un omaggio, ma nel corso delle interviste – il cui ordine ricorda l’evoluzione storica del Fronte, poi del Movimento e dei gruppi costola nati o esplosi a partire dal nucleo originario – cambia più volte il soggetto. È, come scrive Alliva nell’introduzione, un libro di vite, quindi di incontri, scontri e coincidenze di un panorama specifico, ma non per questo minoritario o esile.

[…] le coincidenze non esistono. Le coincidenze sono un filo nella trama della storia dell’umanità. Le coincidenza sono sempre lì per far capire a chi non ha occhi per vedere che tutti si tiene.

E quali sono questi eventi tenuti insieme dalle coincidenze? Il Movimento del 1977, gli anni dell’Aids, i primi cortei Gay Pride e la loro summa nel World Pride del 2000. Ci sono poi due argomenti che emergono sopra tutti gli altri e che qui riassumo in breve prima di trattarli in maniera più approfondita: 1) l’emarginazione di ArciLesbica e 2) la perdita di potenza di “attacco” rivoluzionario del Movimento Lgbt.

Simone Alliva raccoglie frutti maturi

Le interviste presenti in Fuori i nomi! appartengono a una varietà di persone che spesso definiamo con il termine “mature”. Sono matur* non perché anziani, ma perché hanno raggiunto una consapevolezza sul proprio percorso e su quello del Movimento Lgbtq e/o femminista. Sono eventi e anni di fermenti politici, sociali e personali, sono tempi brevi ma dalle lunghe e profonde conseguenze.

Quello che egoisticamente vorrei far capire con questo paragrafo è che leggere queste interviste, immaginare i volti e le voci mentre descrivono le “coincidenze” della loro vita fa desiderare di far parte della Storia, fa rimpiangere di essere in un tempo nel quale il Movimento è più statico del termine con il quale viene descritto, appunto “movimento”. Anni difficili, ribelli e rivoluzionari che oggi abbiamo dimenticato, che la Storia non ha ancora raccontato e che Alliva mette in luce lasciando parlare direttamente i protagonisti. Per gli attivisti, per la comunità Lgbt sono questi i nomi da tatuare, questi gli eventi da non lasciar cadere nel dimenticatoio.

C’è determinazione, carisma, forza, consapevolezza e passione in queste persone, tutte caratteristiche che oggi risultano sfumate, diluite o assenti. Non voglio puntare il dito, ma fare un discorso generale, che guarda al complesso frammentato che è oggi il Movimento, le sue istanze e battaglie.

Se c’è una cosa che insegnano queste interviste – quelle di Angelo Pezzana, Enzo Cucco, Giovanni Minerba, Felix Cossolo, Massimo Milani e Biagio “Gino” Campanella, Beppe Ramina, Graziella Bertozzo, Franco Grillini, Caterina “Titti” De Simone, Sergio Lo Giudice, Porpora Marcasciano, Deborah Di Cave, Vladimir Luxuria, Imma Battaglia, Giuseppina La Delfa, Bianca Pomeranzi – è che l’esclusione e la divisione sono inutili, insensate o incoerenti con il Movimento stesso.

Le tematiche di ieri e di oggi, il continuum dei diritti

Proprio dalla divisione nasce quindi la critica sottile di alcuni, violenta di altri contro ArciLesbica. Un pezzo mancante, ma che sarebbe stato necessario, è l’intervista a Cristina Gramolini, presidente nazionale ArciLesbica – un’associazione transescludente – che ha rifiutato il confronto con Simone Alliva.

Nelle interviste emerge chiaramente una generale senso di unione, di battaglia comune (senza escludere scontri e opinione divergenti), ma soprattutto di una presa di posizione contro ArciLesbica. La critica di queste voci non è rivolta soltanto all’associazione transescludente. Alliva mette in un luce una seconda critica, ovvero quella allo stato attuale del Movimento Lgbt e delle battaglie di oggi e di domani.

Cosa si sta facendo, quali e quanti compromessi si è disposti ad accettare? Domande da voci rivoluzionarie a cui noi, ancora, non siamo in grado di dare una risposta critica. Simone Alliva domanda direttamente “come vede il Movimento oggi?” e (nome che scoprirete leggendo il libro) risponde: “Morto, con delle battaglie di retroguardia“.

Arrivano quindi dei suggerimenti: tra le interviste c’è chi propone di focalizzarsi sull’adozione e i diritti dei bambini delle famiglie arcobaleno, c’è chi spinge per il matrimonio ugualitario per risanare la ferita delle unioni civili e chi è convint* del passo avanti che il Ddl Zan (perennemente ostacolato) sarebbe in grado di imporre nella nostra società.

Il metodo delle interviste di Simone Alliva

Alliva è un giornalista e come tale ha occhio per le persone. Capisce chi ha più da raccontare o da perdere nel racconto e prima di ogni intervista questo aspetto della sua analisi emerge. Nel libro non si trovano solo le interviste attaccate una all’altra, anzi ognuna di esse è presentata con una prima (o seconda, terza, quarta etc) impressione che Alliva ha avuto nei confronti dell’intervistat*. Fungono, per quanto mi riguarda, da perfetta introduzione e aiutano a immaginare voci, volti e motivazioni dei nomi.

Questo aspetto più personale, questo omaggio al personaggio è espresso attraverso i titoli dei “capitoli”, delle interviste insomma. Non vi è riportato il nome dell’intervistat*, ma una sua caratteristica, una summa dell’analisi della persona. Abbiamo l’anarchico, la strega cattiva, il custode, il ribelle e molti altri.

Non posso far altro che consigliarvi la lettura di Fuori i nomi! di Simone Alliva, uno spaccato della storia italiana e della nostra attualità, tanto nel bene (passi avanti) quanto nel male (passi indietro). Non ho voluto spoilerare nessuna intervista, nessuna risposta, perché queste prima di essere storie sono persone, mondi da esplorare e conoscere che solo la lettura è in grado di restituire.

Vi invitiamo a leggere gli scorsi episodi di #LettureCoraggiose, in particolare “Caccia all’omo” di Simone Alliva che abbiamo citato in questa recensione. Le scorse settimane abbiamo parlato de “La stagione più crudele“, romanzo d’esordio di Chiara Deiana, di “Benedetto sia il padre“, il nuovo libro di Rosa Ventrella e “La donna orso” di Karolina Ramqvist. Nei link trovate le recensioni e le interviste alle autrici. Per non perdervi le nuove uscite di #LettureCoraggiose seguiteci su:
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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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