Corea del Nord, torture e abusi nelle carceri: cosa sta accadendo?

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Di Alessia Carofiglio

Mentre il leader Kim Jong-un prosegue con le minacce nei confronti del mondo intero, come dimostra l’ultimo lancio di missili nel mar del Giappone, il suo regime continua a reprimere brutalmente il popolo nordcoreano.

Secondo quanto riportato da Ansa, la Ong Korea Future ha pubblicato un rapporto che analizza la situazione delle carceri in Corea del Nord, denunciando gravi violazioni dei diritti umani all’interno dei sistemi penitenziari del Paese. Il report ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni internazionali per sollecitare azioni concrete che garantiscano il rispetto dei diritti umani nel Paese eremita.

Situazione carceraria in Corea del Nord: il rapporto della Ong Korea Future

Kim Jong-un e le guardie del suo regime

Esecuzioni extragiudiziali, stupri, aborti forzati, galera senza processo, torture, esecuzioni pubbliche, razioni da fame che costringono i prigionieri a cercare insetti da mangiare, morti per malnutrizione e per il troppo lavoro in condizioni estremamente pericolose. Questi sono solo alcuni degli abusi che avvengono quotidianamente nelle carceri della Corea del Nord, sotto il governo di Kim Jong-un.

Korea Future ha raccolto centinaia di interviste a sopravvissuti – ex prigionieri ed ex guardie carcerarie – che sono riusciti a fuggire dalla Corea del Nord, il tutto corredato da documenti ufficiali, immagini satellitari, analisi architettoniche e modelli digitali di strutture penitenziarie.

Secondo quanto riportato dal ricercatore della Ong, Kim Jiwon, il rapporto dimostra come, nonostante l’istituzione di una Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite dieci anni fa, le violazioni dei diritti umani continuano sistematicamente a verificarsi in Corea del Nord.

“Paragonabile ai Gulag sovietici, l’obiettivo del sistema carcerario di Kim Jong-un non è quello di detenere e riabilitare le persone condannate, né di diminuire la recidiva e aumentare la sicurezza pubblica. È isolare dalla società coloro il cui comportamento costituisce una minaccia per la difesa dell’autorità unica del leader”, afferma l’Ong.

In Corea del Nord, la situazione dei campi di prigionia continua ad essere una vergogna internazionale.
Si tratta di vere e proprie aree recintate e sorvegliate da torri di guardia, in cui i detenuti sono costretti a vivere e lavorare. Il governo di Pyongyang ha sempre negato l’esistenza di questi luoghi del terrore. Invece, le prove satellitari e le testimonianze raccolte ne hanno dimostrato la loro esistenza.

I peccati di un membro della famiglia condannano un’intera generazione alla prigionia

Shin Dong-hyuk mostra i segni delle atroci torture subite

Come ha riportato il ‘’Corriere della Sera’’, Shin Dong-hyuk – protagonista del bestseller internazionale di Blaine Harden del 2012 intitolato “Fuga”, tradotto in 27 lingue – è l’unico detenuto a essere fuggito da un campo di prigionia nordcoreano.

Nasce nel campo 14, situato nella zona centrale della Corea del Nord, a Kaechon, nella provincia del Sud Pyongan. Non ha nessuna colpa, se non quella di essere nato da genitori imprigionati per crimini politici. Shin afferma che suo padre abbia ricevuto sua madre come ‘’premio’’. I suoi genitori hanno il permesso di trascorrere cinque notti assieme all’anno.

Un giorno arriva un nuovo detenuto di nome Park, che gli racconta di ciò che c’è oltre le mura del campo: della Cina, della televisione e soprattutto dei pasti deliziosi che ha mangiato da uomo libero – pollo arrosto, carni arrostite, manzo e riso -. È la fame a spingere Shin.
Il prigioniero comincia a immaginare la libertà come la possibilità di assaggiare questi cibi.  Il 2 gennaio del 2005 tentano insieme la fuga. Park viene fulminato dalla recinzione di sicurezza, mentre Shin riesce ad evadere. Dopo mesi di viaggio, raggiunge prima la Cina, e dopo alcuni anni la Corea del Sud.

Secondo il Washington Post, la maggior parte dei prigionieri è costretta a entrare nei campi di lavoro senza conoscere quale reato abbia commesso. In alcuni casi, potrebbe non esserci nemmeno un’accusa formale, perché il Paese riconosce la “colpa per associazione”. Una punizione collettiva che viene utilizzata ufficialmente in Corea del Nord. Questa assurda procedura prevede che i familiari di quelli considerati colpevoli siano anch’essi puniti e detenuti – anche se innocenti-.

Il governo può recludere fino a tre generazioni di membri della famiglia associati a un singolo fuorilegge, come ha scritto il Post. Questo deriva dalla norma del dittatore fondatore Kim Il-Sung: “I nemici della classe, chiunque essi siano, il loro seme deve essere eliminato attraverso tre generazioni”.

La speranza di un cambiamento

Statue di Kim Il Sung e di Kim Jong Il a Pyongyang, Corea del Nord

La necessità di un cambiamento in Corea del Nord riguarda non solo il popolo nordcoreano, ma l’intera comunità internazionale. Mentre Kim Jong-un è impegnato in un programma nucleare bellico che rappresenta una minaccia per la pace e la stabilità mondiale, la situazione nel Paese è caratterizzata da una dittatura ereditaria, dove le libertà e i diritti fondamentali dei cittadini sono negati, creando una società che vive nel terrore. Ogni azione e ogni pensiero viene assiduamente monitorato.

Milioni di persone sono private della loro libertà per motivi politici, etnici e religiosi o senza alcun lecito motivo. I campi di concentramento non sono un ricordo del passato, fanno parte della nostra storia contemporanea. I Kwanliso – termine per indicare le colonie penali nordcoreane – sono strutture di massima sicurezza gestite direttamente dal governo, dove vengono imprigionate persone considerate nemiche del regime.
La maggior parte dei prigionieri è incarcerata perché ha cercato di fuggire dal paese. Fuggire dal Paese è considerato un atto di tradimento estremamente grave. Ciononostante, migliaia di persone sono fuggite negli ultimi anni, mettendo a repentaglio la loro vita e quella dei propri cari.

Alessia Carofiglio

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