Risiede a Milano ma ha origini teatine, la 35enne guarita dal Covid che a un mese dalla guarigione non ha ancora ricevuto il green pass. Il rischio è quello di non potersi più recare a lavoro, nonostante abbia due dosi di vaccino, e sia ormai guarita dall’infezione.

Covid: le lacune di un sistema che dovrebbe tutelarci

Lo scorso 4 gennaio, la 35 protagonista di questa Odissea, era risultata positiva al Covid-19, mentre si trovava in Abruzzo. Dopo essersi sottoposta alla quarantena di dieci giorni, la donna ha ripetuto il tampone, che ha avuto esito negativo. Tuttavia, nessuno si è occupato della sua pratica: a distanza di un mese la 35enne non ha ancora ricevuto il certificato di avvenuta negativizzazione necessario per ottenere la certificazione verde. Il rischio principale del mancato rinnovo del Green Pass è rappresentato dalla sua frequenza a lavoro. La donna, se continuerà a essere sprovvista di tale documento, non potrà più recarsi sul posto di lavoro.

La vittima del malfunzionamento del Sistema Sanitario Nazionale, nel frattempo è tornata a Milano e si è rivolta all’ASL tramite mail, senza però ottenere alcuna risposta. La stessa cosa è avvenuta dopo aver chiamato tre volte il numero verde, ed essere stata in attesa per circa tre ore e mezza.

Un disservizio grave di cui sono state vittime altre persone. Con la certificazione verde si è pertanto verificato un caso inaccettabile: il documento, che dovrebbe tutelare la salute, non tutela la dignità sociale. Impossibilitati dal recarsi a lavoro, coloro che si trovano in questa situazione non possono adempiere il dovere di svolgere un’attività che concorra al progresso della società.

Michela Foglia

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