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Diabolik – Ginko all’attacco: un film fedele al precedente

Il nuovo capitolo della saga dei Manetti Bros è ancora una volta un film fedele al fumetto delle sorelle Giussani, come si è visto per il primo Diabolik. Tuttavia, ci sono stati alcuni segnali di miglioramento che hanno reso la pellicola più adatta ai gusti di un pubblico stratificato.

Diabolik – Ginko all’attacco è stato prodotto da Mompracem in collaborazione con Rai Cinema ed è uscito in sala il 17 novembre 2022 distribuito da 01 Distribution.

Ginko all’attacco: ora è lui il protagonista

Nel primo Diabolik la protagonista indiscussa era un’Eva Kant (Miriam Leone) bionda, altera e misteriosa come le eroine di Hitchcock. Stavolta, invece, il protagonista è Ginko, interpretato ancora una volta da Valerio Mastandrea. Il poliziotto è scisso tra l’amore per la duchessa Altea (Monica Bellucci) e l’eterna lotta contro il famigerato Diabolik, che per lui è diventato una vera e propria ossessione.

Così, Ginko mette in atto un escamotage per incastrare Diabolik, organizzando un falso spettacolo di danza dove le ballerine sono in realtà delle poliziotte. Il piano porta gli agenti a scovare la tana di Diabolik, ma i due amanti riescono a fuggire, anche se le loro strade si dividono. Ginko viene contattato da Eva Kant, che gli propone un piano per prendere Diabolik in cambio di un salvacondotto per l’estero. Il piano sembra funzionare, Ginko sente che stavolta ce la farà, finché…si rivela tutto un bluff: i due amanti diabolici lo hanno ingannato di nuovo, fingendo di essere entrati in contrasto.

Ginko è ossessionato da Diabolik.

Il nuovo Diabolik resta nel mistero (e nell’anonimato)

In questo nuovo capitolo Diabolik cambia volto e assume quello dell’attore italo-canadese Giacomo Giannotti. Se il Diabolik di Marinelli non convinceva, quello di Giannotti riesce meglio nell’intento grazie alla somiglianza fisionomica col personaggio del fumetto. La recitazione resta però un po’ sbiadita, forse per via della scarsa caratterizzazione che è stata data al personaggio.

In generale i protagonisti peccano di bidimensionalità e non si capiscono le motivazioni profonde che li spingono a compiere determinate azioni. Questo non aiuta lo spettatore a provare empatia verso di loro, in particolare verso Diabolik ed Eva Kant, che ne necessiterebbero.

Uno sguardo poco contemporaneo per un film troppo fedele al fumetto

Diabolik – Ginko all’attacco non è un film pop e non vuole esserlo, dato che è rimasto fedele alla linea del precedente. Il problema principale risulta essere la mancanza di introspezione dei personaggi, che non riescono a distaccarsi dalla dimensione fumettistica con cui erano stati delineati originariamente. Oggi, abituati come siamo a personaggi complessi che compiono evidenti archi di trasformazione, si fa fatica ad entrare in sintonia con un ladro stacanovista e una femme fatale algida e misteriosa (anche se qui la troviamo leggermente umanizzata). Inoltre, le scene d’azione risultano troppo lente e i protagonisti invece di correre camminano tranquillamente tra una fuga e l’altra.

Tuttavia, se il secondo film su Diabolik dei Manetti resta fedele al fumetto, dei piccoli miglioramenti ci sono stati. Innanzitutto sono state ridotte le scene in split screen, poco adatte a un pubblico non appassionato di fumetti, e inoltre si nota una maggiore complicità tra Eva Kant e Diabolik, nonostante li vediamo separati per gran parte del film.

Un trucco eccessivo

Impossibile non notare gli effetti digitali applicati ai volti delle protagoniste femminili, Eva Kant e Altea. Questo va a discapito dell’espressività delle due attrici, in particolare per quanto riguarda Monica Bellucci, il cui volto è stato modificato pesantemente. L’accento esotico usato per interpretare la duchessa di Vallenberg non aiuta, e regala dei momenti memorabili per gli amanti del cringe.

Diabolik - Ginko all'attacco: un film fedele al precedente
Monica Bellucci è Altea, l’esotica (e robotica) duchessa di Vallemberg amante di Ginko

ll terzo capitolo sarà in linea con i precedenti?

La risposta sembra essere affermativa, dato che il terzo film della saga è stato girato in contemporanea al secondo. Vedremo ancora i volti di Miriam Leone nei panni di Eva Kant e di Giacomo Giannotti in quelli di Diabolik, oltre che Valerio Mastandrea per il povero e amareggiato Ginko.

L’operazione di fedeltà al fumetto portata avanti dai Manetti è tenace, ma i piccoli miglioramenti apportati fanno sperare in un terzo capitolo più in linea con i gusti di un pubblico stratificato.

Eleonora Quarchioni

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